Associazione Culturale Italia Medievale

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Personaggi del Medioevo in pillole


Ottone I il Grande

di Ornella Mariani

Enrico I l’Uccellatore, eletto Re da Sassoni e Franconi, pur non formalmente designato Imperatore, fu di fatto considerato il fondatore del Regno tedesco e della dinastia ottoniana: aveva legato il suo mandato politico all’estensione dei confini della Germania ed alla annessione del Ducato di Lorena, fra il 923 ed il 925, contro le mire di Carlo il Semplice; all’armistizio con gli Ungari; alle guerre oltre l'Elba e l'Oder contro Vendi e Slavi; alla fondazione di Meissen.

Nella graduale affermazione della sua potenza, nel 929, armi in pugno, impose la sua autorità ai Duchi di Lorena, Svevia e Baviera; sottomise, con Arnolfo di Wittelsbach, il boemo Venceslao I il Santo obbligandolo al versamento dei tributi; il quindici marzo del 933 sconfisse all’Unstrut gli Ungari, che a conculsione della tregua, avevano ancora invaso la Sassonia; nel 934 sottrasse al Sovrano Chnuba di Danimarca, obbligato alla conversione cristiana, i territori della Marca Danese.

Mecenate e protettore delle arti e delle lettere, coniugato in seconde nozze alla santificata Matilde, nella Dieta di Erfurt del due luglio 936 egli designò alla successione il primogenito Ottone, nato il ventitre ottobre del 912; sposato a diciassette anni ad Editta, figlia del Sovrano d'Inghilterra Edoardo il Vecchio; acclamato ed incoronato da Sassoni e Franconi Re ed Imperatore il sette agosto dello stesso 936 in Aquisgrana.

I primi anni del suo governo furono contrassegnati da intrighi, congiure di Palazzo, disordini e conflittualità familiari, a fronte dei quali egli adottò una politica energica, fino a soffocare la rivolta del fratellastro Tancmaro, ucciso in battaglia nel 938, e a cedere il governo della Sassonia a Ermanno Billung, che continuò l'espansione verso Est in danno delle popolazioni slave.

Nel successivo 939, aprendo la Prima guerra dei Ducati, il giovane Ottone dette scacco anche alla coalizione ribelle di Eberardo di Baviera, Eberardo di Franconia, Giselberto di Lorena e del Vescovo di Magonza Federico, colpevoli d'aver preso partito per il germano Enrico che, nato quando il padre era già al trono, era considerato da più parti legittimo erede.

Il fronte di opposizione era ampiamente sostenuto dal francese Luigi IV d’outremer, erede di Carlo il Semplice e di Ogiva, a sua volta figlia del Re Edoardo d’Inghilterra: autore di turbolenze a carattere espansive, egli aspirava al controllo della Lorena e, pur consacrato Re a Laon, era di fatto privo di corona e godeva del solo appoggio dei Duchi di Normandia e Borgogna, contro l’ostilità del Duca di Parigi Ugo il Grande

La guerra si concluse ad Andernach con la morte e la disfatta della più parte dei rivoltosi; con l'assunzione da parte di Ottone del controllo diretto della Franconia; con un atto di clemenza nei confronti del fratello ribelle.

Si trattò, tuttavia, di una tregua di breve durata, poiché il perdono non attenuò la rivalità ed il senso di defraudazione di Enrico, autore di un altro complotto, risoltosi con un nuovo pentimento; con un nuovo giuramento di fedeltà e con la concessione di un nuovo perdono, nel Natale del 941: la minaccia di un lungo conflitto, anche forte di ampie implicazioni parentali circa le rivendicazioni patrimoniali, fu sostanzialmente sventata da Papa Stefano IX, che indusse le parti ad un accordo ed alla ridistribuzione delle competenze sul territorio.

Infatti, nel 942, dopo averlo inseguìto fino a Rouen, Ottone si decise ad assegnare a Luigi il Regno di Francia riservandosene l’Alta Sovranità e previa rinuncia alla Lorena, ceduta nel 944 al proprio futuro genero Corrado il Rosso; concesse, nel 947, la Baviera all’insubordinato fratello Enrico, a sua volta coniugato ad una figlia del Duca Arnolfo; all'altro germano Bruno conferì la titolarità dell' arcivescovado di Colonia; infine, nel 949, donò la Svevia al proprio figlio Liudolfo.

Rafforzato ed esteso il proprio dominio, obbligò poi al vassallaggio ed all’adesione al Cristianesimo il Re Harald di Danimarca che fondò molte sedi vescovili; assoggettò ed evangelizzò gli Slavi di Oltr'Elba, istituendo l'arcivescovado di Magdeburgo; rese vassalli i Duchi Boleslao di Boemia e Miecislao di Polonia, in questa regione fondando il vescovado di Posen e subordinandolo a quello di Magdeburgo; tenne a bada gli Ungari, che avrebbe battuto con gli alleati di Lorena e Boemia nella sanguinosa battaglia sul Lech del dieci agosto del 955, così contribuendo a renderli stanziali, frenandone le scorrerie e ristabilendo i confini della Marca di Carinzia, ovvero la Marca Orientale.

A quel tempo, come già Costantino, Clodoveo e Carlo Magno, per mantenere l’unità del Regno, anche Ottone attuò una politica di utilizzo della Chiesa come organismo di governo: quanti più privilegi ed immunità avesse accordato ai membri dell’Episcopato, tanto più potere avrebbe fornito alla Corona che ne incamerava i beni alla loro morte. Pertanto, risolti i nodi interni attraverso una politica di larghe intese familiari, che gli consentisse il controllo anche delle varie regioni tedesche, poté avviare il suo programma di riduzione del feudalesimo laico a vantaggio della Chiesa, concedendo ampi benefici ai Vescovi; elevandoli alla dignità di Conti Palatini; sottraendoli alla dipendenza dai Signori laici; prendendoli, infine, sotto il suo diretto controllo; selezionando direttamente il corpo ecclesiale che, prima dell’investitura, doveva in ogni caso incontrare la sua approvazione, onde procedere al giuramento di fedeltà alla Corona, prestare omaggio feudale ed essere immesso nella carica e nei possessi con la consegna del Pastorale.

In una manciata di anni, trasformata in una enorme potenza la Germania, cui aveva imposto un ruolo egemone nel mondo cristiano occidentale anche attraverso l’apertura di centri abbaziali dai grandi fermenti culturali: San Gallo, Fulda e Reichenau, assunse per sé e per i suoi successori la dignità imperiale e dette vita alla dinastia ottoniana ed alla dipendenza dell’Italia dalla Germania.

Tale fondamentale evento scaturì dall’intervento contro il Re d’Italia Berengario II, che aveva preso prigioniera la bellissima Adelaide, ventenne figlia di Rodolfo II di Borgogna; nel 947 coniugata a Lotario II Re d’Italia; nel 949 vedova.

Varcato il Brennero in armi, Ottone indusse l’usurpatore alla fuga in Ivrea e, ricevuto a Pavia l'omaggio dei grandi feudatari, essendo egli stesso vedovo da qualche anno, sposò l’ex Regina, dopo avere assunto anche il titolo di Re dei Longobardi.

Era il ventitrè settembre del 951.

Quel suo trionfo non fu, tuttavia, sufficiente a consentirgli l’ingresso in una Roma, governata da Alberico, figlio della corrotta Marozia e Princeps atque omnium Romanorum Senator, nonché padre di Giovanni XII: Papa a sedici anni e campione di dissolutezza di una Roma deplorabilis e pornocratica. Pertanto, rientrato in Germania, ove in sua assenza era esplosa la Seconda guerra dei Ducati, dopo aver ricevuto il sottomesso Berengario II ed il figlio Adalberto, cui concesse l’investitura del Regno italiano in cambio delle Marche di Verona e di Aquileia, riunite sotto il governo di Enrico, l’Imperatore dovette arginare una nuova congiura familiare: la nascita di Ottone II, dalle sue nuove nozze, aveva dato la stura ad una serie di veleni e diffuso la notizia che Liudolfo, figlio di primo letto, fosse spodestato del diritto alla successione, benché designato al trono già nel 946.

Col sostegno di Corrado di Lorena, di Wichmann di Sassonia, di Federico di Magonza, il giovane era insorto contro il padre che, con energica tempestività e supportato dal fratello Bruno, da Reginaldo di Hagenau e dallo svevo Bucardo, stroncò entro il 955 ogni residuo tentativo di ribellione, revocando privilegi ai congiurati; confiscandogli proprietà; espropriando Corrado e Liudolfo dei rispettivi Ducati: la Lorena fu ceduta a Bruno, la Svevia a Burcardo e la Baviera al nipote Enrico il Rissoso; dividendo anche la Lotaringia: l’Alta, al governo di Bruno e la Bassa a vari Principi laici ed ecclesiastici.

In quello stesso cruciale anno, concluse felicemente anche la campagna sugli Ungari, della quale profittò Berengario, ripristinando con un colpo di mano la propria autorità fino a Verona

Anche per metterne alla prova la sincerità del pentimento, il Sovrano incaricò Liudolfo di sistemare la questione italiana. Tuttavia, nel settembre del 957, il giovane Luogotenente Imperiale morì di malaria a Novara, lasciando la penisola preda di aspri fermenti: se Berengario aveva ripreso il controllo dei suoi territori, a Roma Adalberto si era spinto oltre confini della Chiesa, così entrando in contrasto con Papa Giovanni XII, figlio e successore di Alberico.

Assicurata la successione al settenne Ottone II, per la seconda volta l’Imperatore mosse in forze dalla Germania: era il 961 ed era il momento di liquidare l’irriducibile ribelle.

Appena in Italia, eliminò ogni velleitaria resistenza del traditore e proseguì per Roma in aiuto di quel Pontefice verso il quale non nutriva alcuna considerazione, stante alcuni passaggi di una lettera scrittagli quell’anno, a proposito di quei tumulti locali: «… Tutti quanti, religiosi e laici, accusano Voi, Santità, di omicidio, spergiuro, sacrilegio, incesto con le vostre parenti, comprese due vostre sorelle, e di aver invocato, come un pagano, Giove, Venere ed altri demoni…».

Restaurato l’ordine, il due febbraio del 962 fu solennemente incoronato Imperatore, dopo aver confermato alla Chiesa le donazioni carolingie, ma dopo averne di fatto limitato la Signoria al solo territorio romano. Ristabilita la sua Alta Sovranità, ottenne poi il giuramento di fedeltà da Popolo e Papato, con quell’atto definitivamente subordinando l’Italia al Regno di Germania, con la conseguenza della identificazione di corona tedesca e corona imperiale: Heiliges Römisches Reich Deutscher Nation -Sacro Romano Impero della Nazione Germanica- ratificato da un accordo convenuto con Giovanni XII che, accettando di porre il dominio temporale pontificio sotto l’ègida dell’Imperatore, ne asseriva il primato.

Tali eventi furono confermati dal Diploma del tredici febbraio successivo: il Privilegium Othonis, col quale veniva restituita vigenza alle disposizioni emanate da Lotario nell’824: prima di essere consacrato, il Pontefice doveva prestargli giuramento di obbedienza e fedeltà. Tuttavia, contro ogni diverso impegno ed animato da spiccate ambizioni miranti a recuperare potere e territori, Giovanni XII aprì trattative segrete con Berengario, segregato nella fortezza di San Leo.

La circostanza indusse Ottone a rientrare in Roma; a metterlo sotto accusa per il reato di alto tradimento; a deporlo e, all’interno di un concilio, a sostituirlo con Leone VIII.

L’irriducibile Giovanni, di cui il cardinale Bellarmino avrebbe detto: Fuerit fieri omnium deterrimus, appena l’Imperatore mosse verso Nord, si impadronì del soglio pontificio che, alla sua morte violenta, nel 964, fu occupato da Benedetto V.

L’impossibile coesistenza di due Pontefici, obbligò il Sovrano ad ancora tornare indietro: restaurato Leone; domata la nuova rivolta antiimperiale; esiliato Berengario e la moglie Willa; fatto incoronare il figlio Ottone II, nel 967 marciò verso il Sud peninsulare, con l’intenzione di unificare la penisola e sostituirsi all’autorità bizantina, introducendovi quella politica di condizionamento della feudalità laica già praticata con apprezzabili risultati in Germania.

La graduale sostituzione del potere comitale con quello vescovile incontrò il favore del Principe di Benevento e Capua Pandolfo Capo di Ferro che, in cambio dell’adesione al programma, fu investito del controllo di Spoleto e Camerino.

Ormai potentissimo ed attento alle attività della Corte d’Oriente nel Mezzogiorno peninsulare, Ottone aprì relazioni diplomatiche con Niceforo Foca e si dichiarò proclive a riconoscerne i possessi italiani, in cambio del matrimonio fra la figlia Teofano ed il suo primogenito Ottone II.

Quel piano, che intendeva fissare nuovi àmbiti e competenze territoriali, non andò in porto. Fu poi Giovanni Zimisce a rendere possibili quelle nozze, celebrate con grande fasto nell'aprile del 972. Fra le clausole: l'impegno a lasciare Capua e Benevento nell'orbita imperiale occidentale, mentre il resto dell'area meridionale veniva mantenuto al controllo di Bisanzio.

Il sette maggio del 973, Ottone morì nella turinga Memleben, lasciando l'eredità di un Impero forte e potente nelle mani di Adelaide, reggente prima per il figlio Ottone II e poi per il nipote Ottone III.

La soggezione della Chiesa all’Impero, peculiare alla sua politica, si avviava lentamente verso l’epilogo: il declino dell’utopia di un Impero universale Romano/Cristiano, fu enfatizzato dalla drammatica stagione di lotta che Papato ed Impero posero in essere sul terreno delle investiture

La vedova, alla cui vicenda esistenziale Rossini ispirò l’opera Ottone re d'Italia, uscì di scena nel 994 ritirandosi in convento; dandosi alla fondazione di monasteri e favorendo il movimento di riforma clunyacense, prima di spegnersi nel cenobio alsaziano di Selz sul Reno, nel 999.

Bibliografia:

G. Scherr, La Germania. Duemila anni di vita tedesca descritti istoricamente
C: Grimberg, Storia Universale

Ornella Mariani

Ornella Mariani, sannita.

Negli anni scorsi: Opinionista e controfondista di prima pagina e curatore di Terza Pagina per testate nazionali; autore di saggi, studi e ricerche sulla Questione Meridionale.

Ha pubblicato: saggi economici vari e:

Pironti " Per rabbia e per amore"

Pironti " E così sia"

Bastogi "Viaggio nell' entroterra della disperazione"

Controcorrente Editore " Federico II di Hohenstaufen"

Adda Editore "Morte di un eretico" - dramma in due atti

Siciliano Editore "La storia Negata"

A metà novembre, per Mefite Editore "Matilde" -dramma in due atti

A gennaio, per Mefite Editore "Donne nella storia" 

Collaborazione a siti vari di storia medievale.

Ha in corso l'incarico di coordinatore per una Storia di Benevento in due volumi, (720 pagine) commissionata dall'Ente Comune di Benevento e diretta dal Prof. Enrico Cuozzo)


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San Fele
Il centro risale ad Ottone I di Sassonia, che in seguito alla battaglia di Bovito, fece costruire su di un'altura la sua fortezza di cui oggi restano solo pochi ruderi.
Ottone I di Sassonia e il Sacro Romano Impero
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Da Berengario II a Ottone I
Ottone I (Wikipedia)

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