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Personaggi del Medioevo in pillole


Ottone IV di Brunswick detto Il Leone

di Ornella Mariani

Nato fra il 1174 e il 1182 secondogenito del Duca di Sassonia e di Baviera Enrico XII e della seconda moglie Matilde, figlia del Re Enrico II d'Inghilterra ed educato alla corte di Riccardo I Cuor di Leone, quando le condizioni politiche glielo consentirono, rientrò in Germania col titolo di Duca d'Aquitania e Conte di Poitou e di Yorkshire: meriti guadagnati in campo per aver partecipato, accanto al pugnace zio, alla guerra contro il francese Filippo Augusto.

Poiché, in esito alla rottura di suo padre con l'Imperatore Federico I, la sua eredità si era ridotta al solo possesso allodiale del Lüneburg e del Brunswick o Braunschweig, con irriducibile risentimento antistaufico egli utilizzò i profondi conflitti aperti dalle forze guelfe sul territorio: la posta in gioco era la successione al trono reso vacante dall'imprevedibile morte dell'Imperatore Enrico VI di Hohenstaufen.

Si trattava di una felice congiuntura, che sulla distanza il suo temperamento insofferente e sleale vanificò, malgrado gli eventi si ponessero forieri dei migliori auspici: il legittimo erede al trono di Germania e del Sacro Romano Impero era il giovanissimo Re di Sicilia  Federico II, la cui madre,  l'Imperatrice Costanza, sprezzante delle vicende tedesche, mirava a renderlo Sovrano solo della felice terra saggiamente governata dai suoi avi: un proposito condiviso dalla Curia di Roma, attenta a contenere l'espansionismo staufico.

Pertanto, il nove giugno del 1198 parte dei Principi Elettori Tedeschi, riuniti dal Vescovo Adolfo di Colonia, designò Ottone al trono tedesco, malgrado i ghibellini avessero già insediato, prima nella funzione di reggente e poi di titolare, Filippo di Svevia, fratello del deceduto Imperatore Enrico VI e figlio del temuto Barbarossa.

La duplice elezione frantumò l'unità della Germania ed aprì un ampio fronte di tensione fra fazioni, fino a porsi pretesto per l'apertura di un regolamento di conti internazionale al cui interno, a difesa degli interessi di Ottone si schierò l'Inghilterra e a sostegno della giusta rivendicazione dello Svevo scese in campo la Francia intenzionata a risolvere l’antico nodo riferito al possesso delle Fiandre.

Nella contesa, dopo una prima fase di cauta neutralità, intervenne Papa Innocenzo III il quale, l'otto giugno del 1201 a Neuss, concluse col Brunswick un concordato favorevole alle ambizioni patrimoniali della Chiesa e il tre luglio ne legittimò l'elezione, in nome della divina autorità conferitagli da S. Pietro.

Il partito ghibellino insorse contestando al Pontefice l'arbitrio e l'abuso nell'aver interferito negli affari politici tedeschi. Ma la Curia di Roma seccamente liquidò le proteste, assumendo il suo diritto di esaminare la scelta fatta dai Principi, con l'ampia riserva sulla decisione finale nel caso di doppia nomina.

Prevalsa la posizione guelfa, ne seguirono disordini che rilanciarono i diritti di Filippo.

Il Papa, che si era garantito il controllo della Sicilia attraverso l'inesperto e giovanissimo Federico II, dovette considerare il rischio della complessa rete di alleanze di Filippo, che aveva sposato una principessa orientale della dinastia degli Angeli. Tale circostanza, sufficiente per considerare l'ipotesi di una manovra di accerchiamento dei confini della Chiesa, indusse Innocenzo a riconsiderare la scelta politica ed a ricorrere ad un negoziato che, paradossalmente favorendo un ghibellino, consolidasse i rapporti fra la Curia Romana ed il Re francese, amico degli Hohenstaufen; tenesse distinte le corone di Germania e di Sicilia, con due Sovrani distinti; sventasse una possibile coalizione fra i Tedeschi e la dinastia d'Outremer.

Nelle clausole della sua solidarietà alla causa sveva, impose però le nozze fra l'adolescente Beatrice, figlia di Filippo, col suo ominimo nipote Lotario di Segni. Il matrimonio gli avrebbe garantito il contenimento dell’  espansionismo imperiale e lo stesso Federico II, mantenendo una sorvegliata sovranità sulla Sicilia, non avrebbe ambìto alle regioni nordiche amministrate dallo zio paterno.

Nel 1205 l'Hohenstaufen fu incoronato ed il suo trionfo fu amplificato, nell'anno successivo, dalla battaglia di Wassemberg che stroncava ogni velleità insurrezionale.

Tuttavia, nel giugno 1208, un imprevedibile evento intervenne sugli accorti propositi papali e squassò la Germania frantumandone i già fragili equilibri: a Bamberga, Filippo veniva assassinato da Ottone di Wittelsbach, cui aveva promesso e poi negato la mano della figlia ora destinata al Segni.

Il Papa ratificò l'elezione del Brunswick, avvenuta a Francoforte l'undici novembre del 1208 e, ancora defraudando dei legittimi diritti il giovane Re di Sicilia, per la seconda volta espropriato del trono tedesco e del trono imperiale spettantigli de facto et de jure, si schierò con l'ala radicale guelfa: sostenendo Ottone IV, avrebbe ottenuto la restituzione dei beni confiscati alla Chiesa negli anni dell'anarchia ed avrebbe congelato, fino a prescriverle, qualsivoglia rivendicazioni del superstite Staufen. Di più: vagheggiando l'unità dell'Italia sotto il governo suo e dei suoi successori, pur nella consapevolezza di espropriare il giovanissimo Federico delle proprie prerogative, condizionò l'incoronazione del Brunswick ad ulteriori vantaggi: la rimozione di ogni interferenza imperiale nelle elezioni dei Papi; la separazione dei Vescovi dal potere secolare; l'esclusione già del solo rischio della temuta unione delle Corone tedesca e siciliana; il riconoscimento del ruolo di Re/sacerdote ai Papi, con conseguente attribuzione ad essi del potere spirituale, temporale e politico.

In definitiva, la completa affermazione dell' incontrastato ed indiscusso primato ecclesiale.

Pertanto, a Spira, nel marzo del 1209, Ottone rinnovò le concessioni di Neuss alla Chiesa riconoscendole le recuperazioni in Italia Centrale e la signoria feudale sul regno di Sicilia; accettando senza limiti il diritto di appello papale nelle vertenze ecclesiastiche; rinunciando all'ingerenza accordatagli dal concordato di Worms nelle elezioni dei vescovi;  cedendo il diritto di regalia e di spolio.

Per sancire la conciliazione delle fazioni in conflitto, infine, benché non fosse stato mai ritenuto estraneo al regicidio, sposò proprio la dodicenne figlia di Filippo, misteriosamente morta poco dopo le nozze.

Ora, non c'erano più ostacoli sul suo percorso verso il potere. Tuttavia, il suo fatale errore stette nel prendersi gioco del Papa, nella convinzione di poterne uscire politicamente indenne: smanioso di emulare la grandezza imperiale incarnata da Federico Barbarossa e convinto di riscattare un passato di arbitrari espropri, Ottone presto venne meno ai patti. Voleva la Sicilia: quella terra abilmente ipotecata dagli Hohenstaufen ed ora nelle mani dell'ultimo rampollo della odiata stirpe. Annetterla alla Germania avrebbe esaltato le sue doti di condottiero e statista, consegnandolo alla storia. Pertanto, forte del sostegno delle Baronie sicule antisveve e dei Saraceni, desiderosi di liberarsi in un colpo solo sia del giogo ecclesiale che del giovane Federico II, condusse le sue guarnigioni ai confini del Regno, invadendo il Mezzogiorno peninsulare.

Il Papa comprese tutta la portata del tradimento: la temuta unificazione delle due realtà politiche minacciava di tradursi in fatti. E,  incredibilmente, proprio per mano di un Guelfo che aveva inviato un duro segnale di monito alla Chiesa, attraverso la nomina di Diepold Von Schweinspeunt, già Duca di Acerra, a Duca anche di Spoleto.

Non si trattò solo della aperta violazione degli accordi fissati, ma di un intollerabile atto di provocazione all' autorità papale.

All'inizio dell'autunno del 1212, indifferente alle proteste episcopali, Ottone occupò molte province del Sud, manifestando il proposito di varcare lo stretto e di invadere la Sicilia malgrado dalla Curia Romana gli si sollecitasse il ritiro delle truppe, in cambio del quale il Pontefice si dichiarava disposto a rinunciare al Patrimonium Petri.

La sprezzante indifferenza del Brunswick ingarbugliò la situazione al punto che Federico, minacciato dal pericolo della imminente aggressione, teneva ormeggiata una galera pronta a rifugiarlo in Africa assieme alla famiglia: egli era ormai consapevole che non ci sarebbe mai stata sicurezza nel Regno, se non previa sistemazione delle vicende della Germania e acquisizione dei diritti usurpatigli. Una operazione complessa e difficile alla cui agevolazione concorse proprio Innocenzo, attraverso l'adozione di tempestive ed energiche contromisure: scomunicato il Guelfo, inviò una lettera a tutti i Grandi Elettori Tedeschi ed ai Sovrani cattolici europei, denunciandone la rottura degli accordi ed il tradimento.

L'anatema destò impressione tale da produrre l'immediata ed unanime espulsione di Ottone dai circuiti politici internazionali e la circostanza fu colta al volo dal capetingio Re di Francia, il quale vi investì la possibilità di affermare i propri diritti, di contro all'acerrimo nemico inglese Giovanni Senza Terre: per Filippo Augusto, strettamente legato al più radicale gruppo di ghibellini tedeschi, suggerire la designazione di Federico II di Svevia come contraltare del deposto Brunswick equivaleva a sciogliere due grandi nodi: il ristagno politico che aveva gettato l'Impero nel disordine civile ed il rischio di aggressioni armate congiunte dell'Inghilterra e della Germania contro la Francia. Sostendo, anzi, la causa del giovane Hohenstaufen avrebbe isolato la dinastia inglese e guadagnato un alleato potentisimo poichè l'ultimo rampollo della prestigiosa dinastia sveva, mantenendo la corona di Sicilia e recuperando quella di Germania, avrebbe assunto in sè una autorevolezza senza precedenti grazie al controllo di un territorio dalle foreste baltiche ai palmeti mediterranei, fino alle ricche province tributarie del regno di Sicilia.

Al Pontefice non restarono opzioni: la dinastia francese aveva rapporti consolidati con la Chiesa e, peraltro, la restituzione dei diritti negati al giovane Svevo, a suo avviso ancora inesperto e gestibile, in quel momento storico si presentava davvero come il male minore.

Nella giornata del diciotto aprile, alla scomunica contro Ottone, fece perciò seguire lo scioglimento dei sudditi dal vincolo di fedeltà ed il bando di definitiva deposizione dalla funzione imperiale. Indi, sollecitò la solidarietà della Grande Feudalità tedesca e della Lega Toscana ed ottenne, contro il traditore ed il suo alleato Giovanni Senza Terre, l'aperto appoggio degli ambienti ghibellini europei.

L'imperturbabile Brunswick, tuttavia, ignaro dei consensi aggregati da Federico in Europa, postosi alla testa di un potente esercito era riuscito a completare parte del suo ambizioso disegno di conquista spingendosi fino alla Calabria, dalla quale puntava a prendere l'isola con il sostegno della flotta pisana. Solo la notizia che, su pressione del Re di Francia, i Principi Elettori riuniti a Norimberga avessero designato lo Staufen al suo trono, ormai vacante per la proclamata decadenza, lo indusse a rinunciare alla spedizione e a galoppare a marce forzate verso la Germania, ove contava di dirimere i disordini civili; di impedire l'incoronazione del rivale; di eliminarlo definitivamente e di riprendere in mano le redini dell'ingarbugliata situazione.

Troppo tardi: parallelamente alla sua frettolosa marcia verso Nord, un'ambasceria tedesca capeggiata da Guglielmo di Justingen e da Enrico di Niffen, scendeva verso la Sicilia per formalizzare al giovane Hohenstaufen l'avvenuta designazione, da parte dei Principi Elettori.

Federico colse al volo l'occasione propizia per recuperare l'usurpata eredità paterna: eletto nel dicembre del 1212, mosse alla volta del suolo tedesco per lo scontro campale con il Brunswick.

La vicenda, che rese la Germania teatro di violenti scontri, si risolse col felice esito della imponente battaglia di Bouvines, ove l'esercito francese sgominò le forze al comando di Giovanni senza Terra e ricacciò Ottone, battuto, isolato ed escluso dal contesto politico internazionale, nel cupo castello di Harzburg.

La sua esistenza vi si concluse il 27 luglio del 1214.

Bibliografia:

C. Grimberg, Storia Universale (vol. IV)
G. Scherr, Duemila anni di vita tedesca
E. Kantorowicz, Federico II Imperatore

Ornella Mariani

Ornella Mariani, sannita.

Negli anni scorsi: Opinionista e controfondista di prima pagina e curatore di Terza Pagina per testate nazionali; autore di saggi, studi e ricerche sulla Questione Meridionale.

Ha pubblicato: saggi economici vari e:

Pironti " Per rabbia e per amore"

Pironti " E così sia"

Bastogi "Viaggio nell' entroterra della disperazione"

Controcorrente Editore " Federico II di Hohenstaufen"

Adda Editore "Morte di un eretico" - dramma in due atti

Siciliano Editore "La storia Negata"

A metà novembre, per Mefite Editore "Matilde" -dramma in due atti

A gennaio, per Mefite Editore "Donne nella storia" 

Collaborazione a siti vari di storia medievale.

Ha in corso l'incarico di coordinatore per una Storia di Benevento in due volumi, (720 pagine) commissionata dall'Ente Comune di Benevento e diretta dal Prof. Enrico Cuozzo)


Link Utili


Ottone IV di Brunswick
La contesa tra Innocenzo III e Ottone IV
Battle of Bouvines (27 July 1214)
Ottone IV di Brunswick (Wikipedia)

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