Associazione Culturale Italia Medievale

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Personaggi del Medioevo in pillole


Pedro I

di Ornella Mariani

Pedro I de Portugal

L’8 aprile del 1320 a Coimbra nacque Pedro I il Crudele o il Giustiziere, ottavo Re del Portogallo e dell’Algarve, morto ad Estremoz il 18 gennaio del 1367. Era figlio di Alfonso IV di Borgoga detto l’Ardito, distintosi nel 1340 accanto al genero Alfonso XI di Castiglia nella vittoriosa battaglia di Salado contro i Mori, e di Dona Béatriz, unica erede di Ferdinando del Portogallo.

Egli è noto per i torbidi fatti di sangue scaturiti da una discussa vicenda sentimentale: quando, poco più che ventenne, secondo consuetudine, contrasse nozze con la quattordicenne Costanza di Castiglia, figlia dell’Infante di Castiglia Giovanni Emanuele, con la promessa sposa da Burgos giunse anche la dama di compagnia Inês de Castro, figlia illegittima del Gran Signore di Galizia Pietro, a sua volta diretto nipote della Regina Béatriz.

La passione di Pedro esplose in tutta la sua dirompenza ma l’eccezionale avvenenza della cugina, soprannominata collo di cigno, ben presto allarmò la Corte che, a tutela degli interessi della legittima coppia reale, dopo averla allontanata dal palazzo, la costrinse ad essere madrina di uno dei figli di Costanza nell’errata convinzione che ella recedesse da una relazione apertamente peccaminosa, fondata com’era sulla sacralità di un vincolo non più solo parentale.

Tuttavia, ad onta di ogni autoritario provvedimento, le ragioni del cuore sembrarono prevalere e quel censurato legame finì col risultare ad Alfonso IV fonte di disagio e ostentata sfida alle regole di una Corte fortemente cattolica: il suo brutale e collerico carattere, indifferente alle pressioni della moglie e sordo all’esempio della madre, santa Elisabetta del Portogallo, finì col bollarlo del marchio dell’infamia quale committente dell’assassinio di Inês e quale responsabile della guerra civile che, nella inquietante e torbida cornice di tresche e tradimenti della casata portoghese, insanguinò il Paese nel 1355.

Dopo circa quindici anni di vani quanto insistenti tentativi di persuadere Pedro a porre fine allo scandalo, infatti, quando fu noto che fin dalla prematura morte di Costanza, mancata nel mettere al mondo Ferdinando I il Cortese, Pedro viveva nella casa do mosteiro de Santa Clara a Coimbra, ai margini del Mondego e tra le fontane dell’amore e del pianto; quando corse voce che l’Arcivescovo di Bragança aveva forse benedetto le nozze segrete dei due, nella chiesa di s.Vincenzo; quando sentimenti privati ed interessi politici e dinastici si incrociarono poiché i fratelli di Inês, Fernando e Álvaro Pires de Castro, esercitavano una pericolosa influenza sull’Infante; quando ormai gli amanti avevano già messo al mondo tre figli, la collera sopraffece Alfonso: la rigidità del costume religioso nazionale non avrebbe mai consentito la regolarizzazione della relazione; Inês era, peraltro, di estrazione illegittima; le tradizioni della dinastia lusitana, infine, vacillavano minacciando un disordine morale e civile intollerabile.

Quali nefasti eventi avrebbero segnato la Nazione quando don Pedro avesse preteso di ascendere al trono in quella conclamata condizione di bigamia?

Pressato dal Consiglio di Corte; orientato verso la soluzione radicale del problema  e deciso ad un diretto ed energico intervento, il mattino del 7 gennaio del 1355, il Sovrano si presentò nella residenza della donna con un gruppo di fedeli cortigiani: Pedro era assente ed Inês, ormai consapevole della irreversibile piega assunta dalle circostanze, tentò di farsi scudo dei figli. Tuttavia, le residue esitazioni di Alfonso furono soverchiate dalle insistenze dei cortigiani che, argomentando ragioni di opportunità politica, gli estorsero il consenso alla esecuzione. Nel giardino del palazzo, da allora detto Quinta das lacrimas, Pedro Coelho, Alvaro Gonçalves e Diego Lopes Pacheco, alla presenza della atterrita ed indifesa prole la decapitarono.

La notizia sconvolse la Nazione: informato dell’assassinio, Pedro sollevò contro il padre una violenta insurrezione delle popolazioni del Nord e quello che era un Regno di pace fu segato da una drammatica crisi che indusse la Regina madre Beatrice ad intervenire proprio assieme all’ Arcivescovo di Bragança, per ricomporre il disagio familiare.

Al di là della forzata ed apparente riconciliazione, comunque, nel sanguigno Pedro seguitarono a covare sentimenti di odio e di vendetta mentre il Re spagnolo di Castiglia, risentito per il comportamento offensivo adottato dal genero nei confronti della sua povera figlia, accoglieva sotto la sua protezione i cattivi consiglieri del Re opportunamente fuggiti dal Paese.

Nel 1357, morto Alfonso IV e divenuto Sovrano assoluto, come primo atto del suo insediarsi Pedro ordinò l’arresto di un gruppo di rifugiati politici insofferenti all’autorità del suocero così  proponendogli uno scambio: li avrebbe assicurati alla giustizia castigliana, ove gli fossero stati restituiti quei transfughi portoghesi che riparo avevano trovato presso quella Corte.

La proposta fu accolta e, se Diego Lopes Pacheco riuscì a sottrarsi alla cattura, Alvaro Consalves e Pedro Coelho furono invece rimpatriati e deportati in Estremadura, nella tetra prigione di Santarem.

Autore di feroci rappresaglie; egocentrico; iracondo; stravagante e privo di equilibrio e di umana pietas, Pedro I il Crudele comminò terrificanti torture in danno dei responsabili di quell’ orrendo ed efferato delitto, assistendo ai supplizi fino a pretendere che fosse loro strappato il cuore. Poi, quando sembrò che la sua sete di rivalsa fosse placata, fissò l’incoronazione.

Sua e di Inês!

Il Popolo credette che ella fosse incoronata in effigie, quale legittima consorte deceduta: non a caso, avanti al Consiglio di Corte, il Sovrano giurò sul Vangelo di averla sposata dopo la morte di Costanza, con rito officiato dal Vescovo della Diocesi di Guarda, a sua volta mancato. Orrore e stupore, invece, si sovrapposero a fronte dell’atto di imprevedibile ed inaudita follìa: nel giorno fissato per la cerimonia d’investitura, in una Coimbra festante, fu esposta la esumata Inês della quale Pedro aveva fatto ricomporre lo scheletro e sul cui teschio aveva fatto adagiare la corona che ella non aveva potuto indossare in vita, così conferendole onori postumi.

Quest’unica e grottesca incoronazione post mortem della storia fu enfatizzata dall’imposizione ai sudditi di prostrarsi avanti al cadavere e di baciargli la mano; dalla magnificenza del corteo che, aperto dalla carrozza del Re, scortò la lettiga sulla quale riccamente ingioiellati e vestiti del manto regale alloggiavano i miseri resti della donna; dalla solennità della cerimonia di sepoltura officiata presso il monastero di santa Maria di Alcobaça.

Spogliata dei suoi più macabri aspetti la vicenda, che pure sollevò comprensibile raccapriccio, ispirò il Cancioneiro di Garcia de Resend del 1516; il poeta epico Luìs Vaz de Camões, che nel 1528 le dedicò diciotto stanze nel III dei Lusiados; il tragediografo Antonio Ferreira, autore nel 1558 di un’opera in cinque atti in endecasillabi sciolti: la Tragedia muy sentida e elegante de Dona Inês de Castro; in pieno Siglo de Oro spagnolo, Luis Vélez de Guevara che nel 1562 scrisse Réinar después de morir; Henri de Montherlant, che nel 1942 sviluppò il tema dell’ amore e dei difficili rapporti padre/figlio e il disagio della Ragion di Stato: l’impossible position de la raison et de la justice; il musicista Giuseppe Giordani; il drammaturgo H. Keller.

Così, di Pedro I del Portogallo, che pure nei suoi dieci anni di governo si era distinto per la rigorosa amministrazione della giustizia e per la tenace difesa del potere laico dall’ingerenza clericale, non restò altra traccia che ilricordo di una demenza certamente più autentica dell’ amore vendicato e immortalato nel monastero cistercense di Santa Maria d’Alcobaça nei cui transetti sono alloggiati il mausoleo suo e di Inês.

I loro resti mortali sono sistemati rispettivamente sul lato sinistro, l’uno e sul lato destro, l’altra; l’uno sorretto da sei leoni ruggenti e l’altra da sei chimere, in posizione contrapposta onde restare separati solo até a fim do mundo e potersi poi trovare faccia a faccia nel giorno della Resurrezione. Ma i due furono davvero protagonisti di una struggente storia d’amore sfociata nella tragedia o, piuttosto, la loro vicenda fu adeguata alle esigenze di quella letteratura romantica le cui fosche tinte scivolano pretestuosamente verso l’assunto escatologico del Giudizio Universale cristiano fondato sul trionfo dell’amore contro la morte?

Il dubbio oscilla fra le pieghe di quell’eterno contrasto Eros/Thanatos, non di rado proiettante nella dimensione dell’immortalità storie di ordinaria follìa come questa, neppure vestita dell’ aura romantica della segretezza: quando fu drammaticamente conclusa, durava nella più completa ufficialità da circa tre lustri; era stata coronata da tre figli; denunciava una visione dell’alcova ambigua ed estranea a ripudi e separazioni, in una disinvolta gestione dei ruoli tale da consentire a Pedro di dividersi fra due talami e di mettere al mondo figli con la moglie e con l’amante.

In definitiva, al di là dei suoi aspetti leggendari, si trattò di un comune adulterio concluso da uno stravagante epilogo, celebrato con rituali raccapriccianti e tipici della rozza ed involuta tradizione di certo Medio Evo nel quale il lirismo coincide con una forzatura funzionale ad interpretazioni artificiose dei fatti: Pedro non fu reso pazzo dall’amore quanto dall’odio e dal desiderio di rivalsa lucidamente coltivato per gli anni durante i quali assecondò ragione di Stato e ragione familiare, per poi inscenare quello spettacolo grottesco che, indicatore di una smisurata vanità, lo consegnò alla perpetuità di una discutibile fama ed al giudizio di una posterità sostanzialmente fuorviata e condizionata da interpretazioni emotive degli eventi.

Bibliografia

B. Croce: Ines de Castro: ricordi di un viaggio

Ornella Mariani

Ornella Mariani, sannita.

Negli anni scorsi: Opinionista e controfondista di prima pagina e curatore di Terza Pagina per testate nazionali; autore di saggi, studi e ricerche sulla Questione Meridionale.

Ha pubblicato: saggi economici vari e:

Pironti " Per rabbia e per amore"

Pironti " E così sia"

Bastogi "Viaggio nell' entroterra della disperazione"

Controcorrente Editore " Federico II di Hohenstaufen"

Adda Editore "Morte di un eretico" - dramma in due atti

Siciliano Editore "La storia Negata"

A metà novembre, per Mefite Editore "Matilde" -dramma in due atti

A gennaio, per Mefite Editore "Donne nella storia" 

Collaborazione a siti vari di storia medievale.

Ha in corso l'incarico di coordinatore per una Storia di Benevento in due volumi, (720 pagine) commissionata dall'Ente Comune di Benevento e diretta dal Prof. Enrico Cuozzo)

Per le edizioni Mephite ha appena pubblicato tre drammi in due atti ciascuno su tre avvincenti personaggi femminili del Medioevo: Matilde, Giuditta, Costanza


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