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Roberto II di Normandia
di Ornella Mariani
Lo stemma della Dinastia reale inglese

Nella cattedrale di Rouen è alloggiata una lapide sepolcrale riportante la seguente iscrizione:

Sybilla de Conversana
Apulien ortu
quam duxit uxorem
Robertus Brevis ocrea dictus
Normannorum dux
invicti filius Guillelmi Conquistatoris
acerba nimis morte praerepta
post biennium conubi
A.m. –M – C- II
Gentis olim delicium dein desiderium
nunc cinis
serius revictura.

(Sibilla di Conversano, nata in Puglia, che Roberto il Corto detto Schiniere, Duca dei Normanni, figlio dell’invitto Guglielmo il Conquistatore, condusse seco in moglie, colpita da precocissima morte dopo un biennio di matrimonio. Anno Mortis 1102. Prima delizia, poi desiderio della gente, ora cenere in futuro risorgente)

Figlia di Sighelgaita e del Conte Goffredo di Conversano; per nascita Contessa dell’ omonima località e per nozze Duchessa di Normandia; sposata nel 1100 a Roberto II Duca di quella regione; ammirata per la straordinaria avvenenza; lodata per virtù dai Cronisti coevi; deceduta nel mettere al mondo il figlio Guglielmo Clitone, il 25 ottobre del 1102 a Rouen, a parere di Guglielmo di Malmesbury fu stroncata da una eccessivamente stretta fasciatura del seno ove Robert de Torigny ed Orderico Vitale la ritennero vittima di un gruppo di donne asservite ad Agnes Giffard, amante del marito.

Di fatto, pur nel dubbio che la morte fosse davvero conseguenza del parto piuttosto che effetto di un crimine di Stato, a distanza di oltre nove secoli la sua memoria simboleggia vivida intelligenza; ampia cultura; modernità delle idee; competenza politica e generosità.

A Salerno ne ricordano la presenza assieme al coniuge presso la Scuola Medica, visitata perché a lui fosse curata una profonda lacerazione al braccio destro procurata da una freccia avvelenata durante l’esperienza crociata: si vuole che in un impeto d’amore, coraggiosamente ella di  notte gli succhiasse il veleno dalla ferita salvandogli la vita.

Al di là degli aspetti legati alla leggenda, è certo che l’unione coniugale fu assai solida: personaggio irrequieto ma carismatico; valoroso combattente e protagonista della Prima spedizione in Outremer; oggetto delle invidie di fratelli avidi ed aggressivi; forte di notevole sensibilità culturale; primogenito di Guglielmo il Conquistatore e di Matilde di Fiandra; nato fra il 1051 ed il 1054 in Normandia di cui fu l’ottavo Signore e morto a Cardiff il 10 febbraio del 1134, Roberto II dominò la sua epoca malgrado ancora Guglielmo di Malmesbury ed Orderico Vitale testimoniassero che tutti i familiari, a partire dal genitore, lo dileggiassero per la bassa statura appioppandogli il soprannome di brevis-ocrea, ovvero il Corto: in inglese Curthose; in francese Courteheuse.

La leggenda di Sibilla nel Canone di Avicenna.

La circostanza intervenne sulla crescita e sulla formazione del Duca, fino a produrre rivalità definitive con i fratelli dai quali, con l’avallo paterno, egli fu sistematicamente defraudato. La sua vicenda politica iniziò nel 1056, quando il Conquistatore reinsediò nel Maine il Conte Eriberto II, rifugiatosi in Normandia a causa dell’esilio irrogatogli dal Conte d’Anjou Goffredo II Martello. A fronte della protezione del potente Sovrano, essendo privo di discendenza diretta, egli accettò d’impegnare in fidanzamento politico la propria sorella Margherita col quattrenne Roberto II, designando entrambi eredi congiunti del feudo. Nel 1062, egli si spense: in nome e per conto dei due promessi sposi, Re Guglielmo occupò la regione e, in sprezzo della reazione popolare, mantenne il possesso del territorio anche dopo la scomparsa della stessa Margherita, morta nel 1063.

In definitiva, Roberto divenne Conte del Maine senza aver mai contratto il matrimonio. Tuttavia, aizzata dall’angioino Folco IV il Rissoso, nel 1069 l’Aristocrazia locale espulse i Normanni dal territorio costringendo il Sovrano d’Inghilterra a reagire con una poderosa spedizione punitiva che, quattro anni più tardi, gli valse il pieno controllo dell’area malgrado il piano di occupazione non fosse mai completato a causa del ben vivo clima di rivolte. Solo nel 1081 le parti giunsero ad un accordo: la Contea veniva espropriata ad Ugo V ed infeudata formalmente a Roberto II, che accettava di riconoscerne la Signoria di Folco IV d’Anjou cui prestava omaggio.

L'intesa ebbe breve durata per l’ostinata opposizione della Nobiltà locale a ratificarla: alla fine il potere tornò nelle mani del vecchio Feudatario, apertamente protetto dagli Angioini. In quell’epoca, Roberto II manifestava già tutto quel suo scontento maturato a monte di tali circostanze per effetto della ripartizione dei beni disposta dal padre: pur primogenito, egli era stato escluso dalla legittima successione al trono con la pretestuosa accusa di essere un dissipatore. La situazione, rivelatasi nel 1076, era degenerata in una pesante animosità con i fratelli Riccardo, in seguito vittima di un incidente di caccia; Guglielmo II, candidato alla corona; Enrico I designato erede in subordine.

Allarmato dalla montante potenza del Conquistatore, non perse occasione Filippo I di Francia per inserirsi nell’aspra querelle familiare strumentalizzando il malessere del giovane Conte, la cui aperta ribellione fu stimolata nel 1077 dai germani con il lancio di un secchio di acqua sporca. Deriso, Roberto se ne infuriò e, incoraggiato dagli amici, insorse scatenando una violenta zuffa sedata solo dal duro intervento genitoriale. Ma il rancore continuò a covare: egli riteneva che il suo onore non fosse stato adeguatamente difeso dal padre e, sentendosi leso nella dignità, per vendetta tentò l’occupazione del castello di Rouen.

La reazione di Re Guglielmo non si fece attendere: ordinato l’arresto del figlio e dei sodali, nel frattempo riparati presso Ugo di Châteauneuf-en-Thymerais, li attaccò e sconfisse a Rémalard. Tuttavia, rifugiatosi in Fiandra alla Corte dell’omonimo zio materno, il ribelle mise a sacco la Contea del Vexin normanno e si lasciò ancora fagocitare dal Capetingio che, verso il 1078, gli affidò provocatoriamente la piazzaforte di Gerberoy, ai confini tra il Beauvais e la Normandia.

La tensione s’inasprì nel gennaio del 1079 quando, appreso che la Regina Matilde inviava segretamente sostegno economico al figlio, lungi dal ripianare i contrasti familiari, il Conquistatore lo sfidò in battaglia subendone l’umiliante smacco di esserne disarcionato e ferito. La pace arrivò solo nella Pasqua del 1080, per la decisione a sottomettersi manifestata da Roberto: la potenza del padre, allora, sancita dall’unità interna, fu enfatizzata dal Concilio di Lillebonne ove fu sottratta al Papa ogni autorità sull’ Episcopato. La conseguita serenità, tuttavia, durò soli tre anni: nel 1082 la Monarchia fu scossa dalla contrapposizione esplosa fra Re Guglielmo ed il fratellastro Ottone di Conteville, Vescovo di Bayeux e Signore del Kent, colpevole di avere imposto onerosi balzelli alla popolazione e di avere reclutato un’Armata a dubbio scopo.

Il monumento di Roberto II di Normandia nella Cattedrale di Gloucester

Il giovane Duca colse l’occasione per incunearsi nella disputa; per ancora ammutinarsi; per trascinare la guerriglia per un anno; per sodalizzare nuovamente con la Dinastia francese, interessata al controllo del Vexin; per stimolare l’opposizione delle Baronie ostili alla Corona, inducendo il padre a durissime rappresaglie.

Nel 1083 le tensioni furono esasperate dalla morte della Regina/madre: privo di qualsiasi complicità affettiva, dopo le paterne rappresaglie antifrancesi attuate dal padre su Mantes, ancora istigato da Filippo I di Francia, Roberto galvanizzò il dissenso dell’ Aristocrazia normanna contro la Corona prima di decidere di allontanarsi dalla Corte e di darsi a irrequiete peregrinazioni in Francia, Germania, Fiandre ed Italia ove vagheggiò di sposare Matilde di Canossa.

Il 9 settembre del 1087 anche il Conquistatore si spense.

Sul letto di morte affidò le sue volontà al Primate Lanfranco di Canterbury: attribuito al primogenito il solo Ducato di Normandia, designò erede il prediletto terzogenito Guglielmo il Rosso. Cinico e calcolatore, seppur valoroso soldato costui fu inviso ai suoi uomini ed odiato dai sudditi per l’indicibile crudeltà: abbandonato il padre morente, lasciò Rouen per correre a Winchester e porre in salvo il tesoro reale e per raggiungere Londra onde esservi incoronato in Westminster.

Reduce dal lungo esilio, Roberto II lo accusò di usurpazione: i loro contrasti tennero sui carboni ardenti tutti i Nobili titolari di feudi su entrambi i lati della Manica. Timorosi di prender partito per l’uno o per l’altro, costoro ritenevano che solo l’unione di Inghilterra e Normandia sotto un unico ed energico polso potesse affrancare il territorio dal pericolo imminente di una guerra fratricida dalle allarmanti proporzioni. Così, alla fine, si schierarono a favore degli evidenti diritti di Roberto contro le pretestuose quanto infondate rivendicazioni di Guglielmo.

La scintilla del conflitto fu accesa nel 1088 dal Conte del Kent: il potente Vescovo Ottone di Bayeux, sopravvissuto a cinque anni di dura prigionia a Rouen e libero solo grazie alla sopravvenuta morte dell’implacabile fratellastro. Tuttavia Guglielmo il Rosso sconfisse i ribelli; riprese il controllo del Kent e del Sussex e, nel 1090, invase la Normandia annientando Roberto ed obbligandolo a cedere la parte orientale del Ducato. Nel 1091 i belligeranti si incontrarono e riconciliarono a Caen ove il sedicente titolare del trono s’impegnò a sostenere il fratello nel recupero del Cotentin e dell’Avranches, già venduti al germano Enrico Beauclerc contro il quale si coalizzarono per esiliarlo, consentendogli la riammissione nel Regno solo nel 1095. Ma, in sprezzo degli accordi, nel 1096 Guglielmo attaccò la parte centrale della regione; cercò di impadronirsi della stessa Caen e corruppe Filippo I, ancora sceso in campo a sostegno delle giuste ragioni di Roberto II.

Così, in quello stesso anno, deluso e privato di ogni prerogativa, costui partì per l’Oriente con lo zio Ottone di Bayeux, con Edgardo Atheling, col cognato Stefano II di Blois, col cugino Roberto di Fiandra e col Conte Eustache di Boulogne dopo aver venduto all’ ambiguo fratello Guglielmo il Ducato di Normandia per diecimila marchi da devolversi a favore della crociata.

Svernato in Puglia, Roberto si imbarcò da Brindisi il 5 aprile del 1097; giunse a Nicea nel giugno; si diresse su Antiochia; entrò in territorio gerosolimitano nel gennaio del 1099 con Raimondo IV di Saint-Gilles e Tancredi d’Altavilla; partecipò con Goffredo di Buglione all’assalto della città santa il 15 luglio e, nel successivo agosto, rifulse di eroismo nella Battaglia di Ascalona. Malgrado l’enorme fama di Condottiero conseguita in campo, egli aveva tuttavia nostalgia della Normandia. Pertanto, deciso al rientro, nell’inverno del 1099 attraccò sulle coste pugliesi ed a primavera del 1100 conobbe e sposò Sibilla di Conversano, figlia di  Goffredo di Brindisi. La sua cospicua dote gli consentì di riscattare il Ducato ceduto al germano che, il 2 agosto di quello stesso anno, si spense misteriosamente colpito da una freccia durante una battuta di caccia.

Non persero tempo il germano Enrico per usurpare il trono e prendere possesso del tesoro reale a Winchester ed Elìa de la Fleche per occupare la Contea del Maine, con l’appoggio di Folco IV il Rissoso.

Evaso dalle carceri inglesi ove era stato gettato a languire dal nuovo usurpatore, Rainulfo Flambard, già Consigliere del Re deceduto, spalleggiò Curthose nell’invasione dell' Inghilterra e nel recupero dei feudi e della legittima dignità regia: nell'estate del 1101 egli sbarcò in armi a Portsmouth, ma il rivale resistette fino ad indurlo ad accettare il Trattato di Alton. In virtù di esso, Roberto s’impegnava a riconoscere la sovranità del fratello e a rinunciare ad ogni prerogativa in cambio del possesso della penisola del Cotentin, di una pensione di duemila libbre annue e della restituzione dei possedimenti inglesi al suo alleato Eustache di Boulogne. Ma la tragedia incombeva su di lui: il 25 ottobre del 1102, l’amata Sibilla morì mettendo al mondo il primogenito Guglielmo Cliton.

L’evento coincise con la riacutizzazione delle rivalità familiari degenerate nel 1104 quando, col pretesto di punire gli abusi di Roberto di Bellême, Enrico invase la Normandia ed occupò la Contea di Evreaux per poi traversare ancora la Manica nel 1105 ed entrare a Caen, a margine della Battaglia di Tinchebray.

Definitivamente sconfitto, Roberto ordinò la resa di Falaise e Rouen e svincolò i Vassalli dal giuramento di fedeltà mentre il Sovrano usurpatore, con l’avallo del Re di Francia,  dichiarata la Normandia possesso della Corona, disponeva il suo arresto e lo spogliava dei titoli dichiarandolo incapace di amministrare il territorio.

Deportato in Inghilterra, Curthose trascorse il resto dell’esistenza prima nella Torre di Londra, poi nel castello di Devizes ed infine nel maniero di Cardiff.

Malgrado il nuovo Re francese Luigi VI reiterasse contro Enrico I l’accusa di tenere ingiustamente prigioniero un suo suddito e ne sollecitasse la liberazione, egli si spense in drammatica prigionìa nel 1134.

Bibliografia:

D. Crouch: I Normanni
D. Liguori: Sibilla d’Altavilla, Contessa di Conversano, Duchessa di Normandia

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Ornella Mariani

Ornella Mariani, sannita.

Negli anni scorsi: Opinionista e controfondista di prima pagina e curatore di Terza Pagina per testate nazionali; autore di saggi, studi e ricerche sulla Questione Meridionale.

Ha pubblicato: saggi economici vari e:

Pironti " Per rabbia e per amore"

Pironti " E così sia"

Bastogi "Viaggio nell' entroterra della disperazione"

Controcorrente Editore " Federico II di Hohenstaufen"

Adda Editore "Morte di un eretico" - dramma in due atti

Siciliano Editore "La storia Negata"

A metà novembre 2006, per le Edizioni Mephite: "Matilde" -dramma in due atti; a teatro interpretata da Manuela Kustermann e Roberto Alinghieri.

GIUDITTA (edizioni Mephite - 2006)

COSTANZA (edizioni Mephite - 2006)

Aprile 2007, "Profili di perle. Donne nella storia", Edizioni Mephite.

Collaborazione a siti vari di storia medievale.

Ha in corso l'incarico di coordinatore per una Storia di Benevento in due volumi, (720 pagine) commissionata dall'Ente Comune di Benevento e diretta dal Prof. Enrico Cuozzo).

L'11 agosto 2007 ha concluso un accordo di programma col Paleoantropologo Prof. Francesco Mallegni dell'Università di Pisa per pubblicare, assieme all'antropologo Giacomo Michelini, un gruppo di monografie in termini scientifico/storici. La prima riguarderà Enrico VII.

Ha inaugurato di recente il suo sito personale.






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