ASSOCIAZIONE CULTURALE ITALIA MEDIEVALE

Tamerlano

di Ornella Mariani
Tamerlano in una scultura del XX secolo

Verso l’inizio del XIII secolo, animati da furia distruttrice, sulla scena politica internazionale erano comparsi i Mongoli: centro/asiatici divisi in tribù, al cui interno predominavano i Tatari. Nomadi e pastori abilissimi nel maneggio dell’arco corto, della sciabola ricurva e della lancia di ferro, si erano compattati sotto l’energico nerbo di Temujin che, fra il 1206 ed il 1227 li aveva portati a soggiogare il settentrione della Cina, l'Asia centrale e quasi tutta la Persia, in un Impero esteso dal Pacifico al Mar Caspio. Il figlio ed erede Ogötai aveva esteso ulteriormente il dominio a Nord/Est poi rivolgendo intensa attenzione all’ Europa e sottoponendo, a partire dal 1236, la Bulgaria, la Russia meridionale, l'Ucraina, la Polonia, la Moravia, l'Ungheria, la Croazia ad incursioni e devastazioni intollerabili.

Nel 1241, il Comandante Supremo Subödai aveva invece invaso la Slesia e battuto a Liegnitz la coalizione tedesco/polacca e sul fiume Sajo gli Ungheresi; aveva preso Pest; si era inoltrato fino alle porte di Vienna e nel Friuli e solo la notizia della morte del Gran Khan e la strenua resistenza di Cavalieri Teutonici e Templari avevano arrestato la pericolosa avanzata, spostandone gli obiettivi nel Medio Oriente musulmano.

L’imponente edificio imperiale di Cynghis Khan, da quel momento aveva subìto mutamenti cruciali e alla morte del Gran Khan Mongka, nel 1259 in Cina meridionale, una serie di rivolte si era conclusa con l’elezione di Qubilai. Primo Imperatore cinese straniero, egli aveva organizzato lo sterminato territorio in una federazione di quattro stati: Impero del Gran Khan in Cina e Mongolia; Impero Ilkhan in Persia; Khanato dell'Orda d'Oro in Georgia e Russia meridionale; Khanato di C’agatai in Asia centrale, dalle cui sconfinate pianure era emersa la leggendaria figura di Timur-i lang, restauratore dell'Impero universale. Nel giro di una manciata di anni compresi fra la fine del XIV e l'inizio del XV secolo, a margine di una serie di fortunate campagne militari, egli aveva costituito una Signorìa estesa dalla Mesopotamia all'India con l’ambizione, stroncata dalla morte, di accorparvi anche la Cina.

La sua complessa figura aveva seminato orrori e lutti nelle quattro parti del mondo proponendosi contraddittoriamente mite, generosa, tollerante e saggia, ma ad un tempo crudele, sanguinaria e malvagia in particolare contro Ebrei e Cristiani.

Il pastore nomade Timur lo zoppo, altrimenti detto Tamerlano, in definitiva creò da solo le proprie fortune proponendosi indecifrabile e misteriosa personalità fra le più controverse e contraddittorie del tempo.

Turco di lingua e di costume, egli abbracciò fanaticamente una delle grandi religioni universali; conferì carattere teocratico allo Stato; sostituì le usanze mongole con quelle arabe; favorì il Clero musulmano e propugnò la Guerra Santa cominciando con l’occupare i territori che nella Russia meridionale avevano costituito l’Orda d’Oro; costruì piramidi con le teste mozzate ai nemici, esibendo una brutalità di gran lunga superiore a quella di Cynghis Khan; fu il conquistatore più spietato dell’ultimo segmento di Medio Evo, col suo esercito composto da abili arcieri della Mongolia e da Tartari esperti nel maneggio della scimitarra, tanto da distruggere l’Asia dalla Siria e dalla Turchia ai confini della Cina, della Russia e dell’India di Delhi.

E tuttavia, in quell’efferato e truce proporsi, espresse grovigli di incoerenze: proibì il consumo del vino, regolarmente ubriacandosi; fu un rozzo analfabeta, ma promosse ogni possibile tensione intellettuale; demolì straordinarie testimonianze urbanistiche e artistiche per erigerne di altrettanto superbe; disumano e vendicativo e ad un tempo sensibile mecenate, umiliò la cultura altrui, ma incoraggiò Lettere, Scienze ed Arti abbellendo Samarcanda, ove saldò il suo nome alla costruzione della colossale necropoli di Shah -E-Zindah ed alle accurate ricerche matematiche ed astronomiche poi approfondite dal nipote e successore Ulugh Begh; non seppe assegnare organicità al suo dominio, che basò sul solo saccheggio avvantaggiato dalle faide interne agli Stati sorti dopo Cynghis Khan, ma manifestò talento politico e genio raffinato ed elegante nel gusto: protesse la ceramica colorata dei celebri artigiani di Kashan; rese Bukhara, già celebre per la tessitura dei tappeti, un accorsato ed attivo centro di studi islamici; ordinò l’accurato restauro degli edifici della capitale; custodì la pregiata attività di miniatura realizzata a Shiraz; fece erigere favolose moschee risparmiando, nelle sue abituali carneficine, i migliori artigiani che impegnò in quell’originale stile iracheno/azerbajano/persiano detto Timuride ed in particolare rappresentato dalla moschea monumentale di Bibi Khanum al centro del cui cortile fece porre un importante leggìo in marmo grigio mongolo, alloggiandovi il più grande, antico e prezioso Corano del mondo, portato in città da Osman Hazrat.

Nato a Kesh, in Transoxiana, nel 1336 e morto ad Otra¯r nel 1405, Tamerlano fu il capostipite della Dinastia Timuride, attiva in Asia Centrale e nella Persia orientale tra il 1370 ed il 1507. Proveniva dalla tribù turco/mongola dei Barlas e da fanciullo, sorpreso a rubare una pecora, era stato azzoppato dalla freccia di un pastore. Postosi presto a capo del suo clan, dopo aver liquidato il capo Hajji Barlas, sconfisse i membri della stirpe cyngiskhanide al governo del Paese nel periodo di Khwaja Ilyas, costretto all’esilio nel 1364, e diventò Khan dopo l’Assemblea Generale di Balkh del 1370.

In quella sede, egli eliminò l’antagonista Amir Husayn; assunse il titolo di Ami¯r Gurkhan, o Comandante Supremo; disegnò il suo progetto espansivo cominciando col soggiogare gli Stati confinanti del Moghulistan e della Khwārazm e fissò la capitale a Samarcanda, la città più prospera dell’Asia centrale, fondata verso il 700 a.C. e già centro di riferimento politico della Satrapìa della Sogdiana degli Achemenidi di Persia: conquistata nel 329 a.C. da Alessandro il Macedone, era stata invasa nel VI secolo dagli Arabi dei quali aveva assunto l’alfabeto e la religione prima d’essere devastata, nel 1220, dai Mongoli di Khan Baraq e prima d’essere resa favolosamente bella dal feroce condottiero.

Risolta la prima fase di ampliamento territoriale attingendo all’esperienza militare e strategica propria di Cynghis Khan, Tamerlano combatté la sua prima guerra prendendo la Transoxiana ed il Turkestan: nel 1369, dopo un terrificante bagno di sangue, si pose a capo di tutte le tribù turche; tra il 1375 ed il 1379, assunse il dominio del Khanato dell’Orda Bianca; seminando lutti e devastazioni, invase l’Iran governato dalle varie dinastie avvicendatesi dopo la caduta dell'Impero mongolo degli Ilkhanidi; avviò relazioni col suo più temibile ed accanito rivale Tīqbāmsïh Khan, Signore dell'Orda d’Oro e discendente del vecchio Khan Mongolo attraverso il ramo fondato dal primogenito Jöchi, consolidatosi in danno dell’Orda Bianca di Urus Khan; tra il  1380 ed il 1381 occupò l’Amù-Daria e, in modo scomposto e disorganico, la fascia orientale iraniana del Khorasan ed in particolare Herat, amministrata dai Kartidi, travolgendo la Repubblica dei Sarbedar a Bayhaq.

Fu allora che conobbe e prese al seguito Khwaja Ali: lo Sciita il cui fascino magnetico influenzò la sua formazione.

L’occupazione dell'Iran fu seguìta dall’invasione dell'Azerbaijan, di cui era Signore Sultan Ahmad della famiglia dei Gialairidi: in quella fase, i disegni dell’astuto Tamerlano entrarono in rotta di collisione con quelli di Ti¯qba¯msïh che, a sua volta aspirando a conquistare la regione, attaccò Tabriz nel 1386 scatenando la prima delle tre campagne condotte contro di lui: in essa, prima di inoltrarsi nel Caucaso, il Khan soggiogò il Regno di Georgia e catturò il Sovrano Bagrat V dando, nel 1387, infine, l’affondo all'Iran centrale ove regnava la dinastia muzaffaride ed ove, malgrado all’occupazione di Isfahan non opponessero alcuna resistenza, gli abitanti furono sottoposti ad un terribile sterminio quando si negarono al pagamento del tributo. Le cronache riferiscono della decapitazione di circa centomila persone. Meno violenta, invece, risultò la conquista di Shiraz ove egli insediò un suo governatore prima di tornare a Samarcanda, attésovi da un ennesimo attacco di Ti¯qba¯msïh che, pur inseguito fino in Siberia, sfuggì alla cattura.

Il grande Kurilta del 1390 a Samarcanda incorniciò la spedizione di assestamento del 1395, con la quale annesse le regioni del Gurgan e del Mazanderan; sottomise la Mesopotamia e devastò Baghdad per poi puntare ad Occidente ed intromettersi nel conflitto tra le opposte leghe turcomanne degli Aq Qoyunlu e dei Qara Qoyunlu.

Ancora una volta però la minaccia di Ti¯qba¯msïh lo portò nelle steppe dell'Asia centrale e della Russia meridionale per snidarvi il rivale e distruggerne la capitale Saray.

Nel 1398, infine, si dette alla rapida conquista dell’India settentrionale della dinastia Qarawna dei Turchi Tughlug che, pur non opponendosi all’assalto, furono oggetto di tremende atrocità a Multan e a Delhi.

Ormai legittimato ghazi, o guerriero della fede, e consapevole che nessuna realtà politica avrebbe potuto resistergli, Tamerlano puntò all’Impero di Bâyazîd I detto la Folgore che, già vittorioso sui Serbi a Kosovo Polje e su una coalizione franco/ungherese a Nicopoli, vagheggiava di espandere il dominio ottomano in Oriente.

Dopo uno scambio di lettere roventi, nell’agosto del 1400 il Khan invase il territorio dell’ avversario e, sconfitti i Mamelucchi ad Aleppo e a Damasco, combatté la battaglia decisiva di Angora del 9 luglio del 1402. Dopo tre giorni di inenarrabili atrocità, Tamerlano prese prigioniero il Sultano, che forse lo aveva sottostimato; occupò tutte le fortezze dell’ Asia Minore; sottrasse Smirne ai Cavalieri di Rodi; restaurò nei rispettivi Stati gli Emiri nemici del suo ostaggio, il cui dominio fu ristretto a Frigia e Bitinia; proclamò solenni festeggiamenti a Samarcanda in onore di quelle vittorie propedeutiche all’asservimento della Cina; infine, ormai ben noto nell’Occidente, aprì relazioni amichevoli con Carlo VI di Francia, con la Corte di Castiglia e con la Repubblica di Genova prima di intraprendere la più ambiziosa impresa della sua carriera, interrotta dalla morte ad Otra¯r, nel Turkestan.

Era il 18 febbraio del 1405: paradossalmente, la sua sete egemonica aveva riparato la Cristianità occidentale dall’offensiva ottomana per circa mezzo secolo; ma il suo potere fu davvero effimero, se tutti gli Stati sottomessi recuperarono presto la loro autonomia sopravvivendo solo l’istituzione in India del Regno del Gran Mogol e della dinastia di Baber.

I sette lustri di gesta del Khan, risvegliando memoria dell’epopea di Alessandro il Grande, di Cesare e di Cynghis Khan e concorrendo alla formazione di un Impero sterminato quanto precario in una stagione tormentata da profondi stravolgimenti e trasformazioni, furono annotati nelle principali cronache storiche orientali coeve: i due Zafarname a lui dedicati da Nizam al-din Alì Shami e da Sharaf al-din Alì Yazdi.

Ulteriori fonti sono quella dell’Ambasciatore castigliano Gonzalez de Clavijo che, da Samarcanda nel 1403, fornì una precisa descrizione dell’uomo la cui fama, nel bene e nel male, si diffuse in Europa fino ad alimentare una tradizione culturale cui attinsero anche il Machiavelli ed il Vivaldi e quella ostile di Ibn Arabshah, autore del seguente epitaffio riferito alla sua celebre crudeltà: …Egli passò nella maledizione di Dio, e fu precipitato nei più crudeli e più raffinati tormenti dell' inferno…. Dio onnipossente, per la sua misericordia, liberò gli uomini da questa crudele schiavitù, e levò via dal mondo l'ultimo dei tiranni

Bibliografia:

F. Adravanti: Tamerlano

J. P. Roux: Tamerlano


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Ornella Mariani

Ornella Mariani, sannita.

Negli anni scorsi: Opinionista e controfondista di prima pagina e curatore di Terza Pagina per testate nazionali; autore di saggi, studi e ricerche sulla Questione Meridionale.

Ha pubblicato: saggi economici vari e:

Pironti " Per rabbia e per amore"

Pironti " E così sia"

Bastogi "Viaggio nell' entroterra della disperazione"

Controcorrente Editore " Federico II di Hohenstaufen"

Adda Editore "Morte di un eretico" - dramma in due atti

Siciliano Editore "La storia Negata"

A metà novembre 2006, per le Edizioni Mephite: "Matilde" -dramma in due atti; a teatro interpretata da Manuela Kustermann e Roberto Alinghieri.

COSTANZA (edizioni Mephite - 2006) e GIUDITTA (edizioni Mephite - 2006)

A gennaio 2007, "Profili di perle", Edizioni Mephite.

Collaborazione a siti vari di storia medievale.

Ha in corso l'incarico di coordinatore per una Storia di Benevento in due volumi, (720 pagine) commissionata dall'Ente Comune di Benevento e diretta dal Prof. Enrico Cuozzo)

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