ASSOCIAZIONE CULTURALE ITALIA MEDIEVALE

Davide Tornielli

di Ornella Mariani

Or di' a fra Dolcin dunque che s'armi,
tu che forse vedrai lo sole in breve,
s'egli non vuol qui tosto seguitarmi
,
sì di vivanda, che stretta di neve
non rechi la vittoria al Noarese
,
ch'altrimenti acquistar non sarìa lieve
(Dante: Divina Commedia, Inferno: XXVIII, 55-60)

Davide Torrnielli, collocato nella Bolgia degli scismatici, fu un eretico o un precursore dei principi socialisti adottati dal laicismo rivoluzionario francese?

Quando egli impegnò la ribalta italiana, parallelo alla nascita dei Comuni si era già sviluppato un ampio movimento che, teso a restaurare i valori pauperistici del Cristianesimo originale fino a del tutto negare la necessità della Istituzione ecclesiale, mirava a contrastare il compromesso fra politica, economia e potere ecclesiastico.

Ancora una volta, la Chiesa non analizzò le ragioni sostanziali della prorpia incapacità a conciliare la portata teologica, filosofica e storica del Cristianesimo con i grandi temi terreni; ancora una volta si limitò a stroncare il dissenso destabilizzante il sistema; ancora una volta risolse la contrapposizione già espressa dai Catari, da Pietro Valdo, da Gioacchino da Fiore, dal monaco Enrico, da Pietro di Bruis, da Arnaldo da Brescia, da Giovanni di Ronco, con una durissima repressione soffocando la saldatura fra dottrina gioachimita delle aetas e degli status, programma di attuazione della Terza Età e lotta alle oppressioni feudali annunciato da Dolcino. Come l’una aveva contato sull’apertura dell’Era dello Spirito Santo successiva alla morte di Federico II di Svevia: ovvero sul tempo di una Chiesa esente da implicazioni profane, così gli altri, agganciandosi ai Flagellanti la cui attività nel 1260 preparò le masse all'evento apocalittico, individuarono in Federico d’Aragona, il simbolo della rinascita morale e sociale dell’epoca.

Cominciò col fondatore dell’Ordine degli Apostoli Gherardo Segarelli: un irrequieto aspirante al saio, la cui richiesta di ammissione al convento dei Frati Minori di Parma fu respinta, come riportò la Cronica del suo accanito nemico Salimbene da Parma: …Mentre ero a Parma, nel convento dei frati minori, come sacerdote e predicatore, si presentò un giovane, nativo di Parma, di umili origini, illetterato, sciocco e ignorante, che si chiamava Gherardino Segarelli, e chiese di essere accolto nell’ordine dei frati minori. Non essendo stato esaudito, finché gli fu possibile s’intratteneva tutto il giorno in meditazione nella chiesa; e qui gli maturò l’idea di fare di propria iniziativa ciò che inutilmente chiedeva ai frati. Siccome sopra il coperchio della lampada della fratellanza del beato Francesco erano dipinti tutt’intorno gli apostoli con i sandali ai piedi, avvolti in mantelli sulle spalle, egli rimaneva a lungo a contemplarli e di qui prese la sua decisione. Si lasciò crescere barba e capelli, prese i sandali e il bordone dei frati minori, perché tutti coloro che si propongono di creare una nuova congregazione rubano sempre qualcosa all’ordine francescano. Poi si fece fare una tunica di tela ruvida e un mantello di filo molto grosso, che portava avvolto al collo e alle spalle, convinto così di imitare l’abito degli Apostoli

L’irriducibile cronista parmense precisò che Gherardo sollecitava il Popolo alla penitenza, reclutando  fratres et sorores apostolicae vitae; imponendogli digiuni e preghiere; persuadendoli del non valore della castità; proclamando la rigorosa osservanza dei precetti evangelici; predicando la disobbedienza al Papa; rivendicando l’impegno religioso dei laici; annunciando l’imminenza del giudizio divino causato dalla corruzione ecclesiale: una situazione tanto intollerabile da indurre la Chiesa di Gregorio X, riunita al Concilio di Lione del 7 maggio del 1274, a vietare la costituzione di nuove Congregazioni con le ordinanze del Canone Religionum diversitatem nimiam.

Il giro di vite confermato dalla Bolla Olim Felicis Recordationis di Onorio IV stabilì, inoltre, che il Clero avrebbe dovuto obbligare il caposcuola ed i membri del sedicente Ordine degli Apostoli a deporre l’abito come unica alternativa al carcere.

Ribadito da Niccolò IV, che aveva delegato l’Inquisizione, nel 1296 il provvedimento trovò la più feroce applicazione in Bonifacio VIII, sostenitore del Magnus Tractatus dedicato ancora da Salimbene al Segarelli, accusato di aperta concorrenza con gli Ordini Mendicanti.

Arrestato a Parma nel 1294, il ribelle fu rilasciato su pressione del Vescovo Obizzo Sanvitali; nuovamente fermato, fu condannato all’ergastolo contro il rogo comminato a quattro dei suoi Apostolici; evaso e privo di protezione, fu processato dall'inquisitore Manfredo da Parma e mandato a morte.

Stricto jure non avevano potuto definirlo eretico; pertanto, i processi modenesi del 1299, privi di accuse sostanziali, vertenti sulla violazione del diritto canonico e delle decretali pontificie, furono fondati sulla materia sessuale piuttosto che su quella religiosa: … Richiesto se un uomo possa toccare una donna che non sia sua moglie, e una donna possa toccare un uomo che non sia suo marito e palparsi vicendevolmente nelle zone impudiche standosene nudi e che ciò possa essere fatto senza ombra di peccato…rispose che un uomo e una donna, sia pur non uniti in matrimonio, e un uomo con un uomo e una donna con una donna possono palparsi e toccarsi vicendevolmente nelle zone impudiche.  Disse che ciò può avvenire senza ombra di peccato a condizione che vi sia l'intenzione di pervenire alla perfezione… non si riteneva che tali palpeggiamenti impudichi e carnali fossero peccaminosi, anzi potevano essere fatti senza peccato in un uomo perfetto, stando a quanto diceva… 

Il 18 luglio del 1300, il predicatore millenarista Dolcino da Novara, al secolo Davide Tornielli, sedicente Unico e Vero Apostolo di Dio, raccolse l’eredità di Gherardo.

Vissuto tra il novarese e il vercellese ed inseguito da una imputazione per furto prima in Lombardia e poi a Trento, egli elaborò un’ideologia lineare quanto radicale: la sua Comunità non era obbligata a vincoli di obbedienza esteriore; egli era un capo eletto da Dio, senza intermediazioni ecclesiali; Dio gli aveva rivelato il futuro; i nemici da contrastare erano chierici secolari, Ordini istituzionali, titolari di beni ed autorità che li proteggevano ed ai quali non bisognava pagare decime o balzelli; la lotta al Clero doveva essere armata, mancando i presupposti per qualsivoglia diversa intesa.

Di intelligenza acuta ed eloquio suadente, in definitiva egli fondò la sua attività sull’eliminazione della gerarchia ecclesiastica e sul ritorno della Chiesa al pauperismo delle origini; sull’abbattimento del sistema feudale; sulla liberazione dell’Umanità da ogni sorta di costrittivo potere costituito; sulla organizzazione di una società paritaria fra uomini e donne e sul principio della comunione dei beni: una rivoluzione epocale del sistema sociale vigente, destinata alla disfatta malgrado le adesioni di migliaia di individui che, agganciati dal suo fascino carismatico, si proclamarono Apostolici in sprezzo delle pressioni esercitate dalle truppe mercenarie a servizio dei Signori.

Ma alcune circostanze vanificarono la lotta della Confraterita sediziosa. Alla sconfitta del fronte laico per mano del Pontefice e del Re di Napoli, che avevano eliminato le attese ghibelline con la decapitazione di Corradino di Svevia, si aggiunsero infatti la sottoscrizione della pace di Caltabellotta del 1302, con la quale Federico d’Aragona rinunciò ad iniziative antiecclesiali, e la smentita delle profezie riferite alla dignità dei successori di Bonifacio VIII: Benedetto XI, eletto in cambio della concessione di quarantaseimila fiorini d'oro ai diciassette Cardinali del Conclave, e Clemente V, responsabile della cattività avignonese, emanarono solenni Bolle di scomunica contro gli Apostolici e con l’ulteriore campagna del 1306 svuotarono di contenuto la lettera con la quale Dolcino, reinterpretando le previsioni dell’Apocalisse, aveva annunciato che …Papa Bonifacio VIII e tutti i cardinali e i chierici saranno sterminati dalla spada divina di un nuovo imperatore e da nuovi re da lui creati, e così essi saranno uccisi ed eliminati da tutta la terra. Il nuovo imperatore e quei nuovi re da lui nominati rimarranno fino alla venuta dell'Anticristo, il quale in quei giorni apparirà e regnerà

Da quel momento, le notizie degli spostamenti di Dolcino si fecero frammentarie: è certo che, dopo una fugace presenza a Ferrara, già nel 1303 col suo Stato Maggiore si trasferisse in Trentino in conseguenza di una raffica di arresti nell'area emiliana. E’ certo che nella nuova regione d’adozione conoscesse Margherita Boninsegna, chiamata a condividere la sua drammatica esperienza in coincidenza con l’umiliazione assegnata da Filippo di Francia a Bonifacio VIII ed alla sua pretesa egemonìa, asserita nella bolla Unam Sanctam. E’ certo che quell’episodio eccezionale, per almeno quattromila degli eretici/ apostoli, rappresentasse un segnale di riscossa.

Ma nel 1304 il Papa buono ed eletto da Dio non sostituì il Papa malvagio; i Cardinali non furono eliminati dall’Imperatore ma seguitarono a praticare immoralità e corruzione; il sanguinoso triennio non si concluse con l’annunciata unione di tutti gli uomini agli Apostolici, titolari della grazia dello Spirito Santo.

Lasciato il Trentino per la piemontese Valsesia con armi e mezzi finanziari ghibellini, l’irrequieto Dolcino si acquartierò sul monte Parete Calva organizzandovi quella strenua ma non sempre edificante resistenza descritta dall’autore anonimo della Historia fratris Dulcini heresiarche.

Nell'inverno tra il 1305 e il 1306, pubblicò un’altra lettera: vi dette notizia dell’imminente avvento dell' Anticristo e del proprio trasferimento in Paradiso con i seguaci, ammessi al cospetto dei Patriarchi Enoch ed Elia. Poco dopo, compiendo un’epica marcia nella neve, si spostò sul monte Rubello il cui nome fu mutuato dai furti e dalle scorrerie da costoro commessi in danno dei valligiani.

Nella primavera fortificò la zona ed avviò una disperata azione di contrasto ai sempre più insistenti affondi pontifici: il 7 settembre successivo, Clemente V scrisse a Ludovico di Savoia, agli Inquisitori ed al Vescovo di Lombardia che … quel figlio di Satana di nome Dolcino… ergendosi contro la Santa Chiesa e la fede cattolica, abbandonata la via della salvezza, inabissatosi nell'errore, non solo precipita se stesso nella Gehenna, ma molti trascina con sé con le parole e con l'esempio e gli errori suoi hanno traviato, ahimé, molti uomini. Allo sterminio dei suoi errori, che l'Anticristo nemico del genere umano si sforza di diffondere in quei territori, bisogna far fronte

Era un bando crociato in piena regola: fu concessa l'indulgenza plenaria a chiunque avesse preso le armi contro i Dolciniani che il Primate di Vercelli Raniero Avogadro isolò da ogni via di fuga, privandoli di  rifornimenti; costringendoli a cibarsi di radici, di erbe e forse anche di carne umana; reclutando contro di essi un corpo speciale di balestrieri e tutti quei valligiani che, con lo Statutum Ligae contra Haereticos redatto a Scopello il 24 agosto del 1305, si erano costituiti in Lega nella chiesa di s. Bartolomeo a Scopa giurandone il massacro sui Vangeli.

Il 13 marzo del 1307, fu sferrato l’attacco finale: dopo il massacro di migliaia dei suoi, Dolcino, Margherita e il luogotenente Longino di Bergamo furono catturati ed assicurati al braccio secolare.

Era la settimana di Pasqua: nella giornata del sabato essi furono trasferiti a Biella, ove gli fu notificata la sentenza di morte emessa dal Papa: il 1° giugno 1307, assicurata ad un palo sulla riva del Cervo, Margherita fu arsa alla presenza del compagno che le dette continuo conforto… in modo dolcissimo e tenero.

Dopo l’esecuzione di Longino, fu poi il turno di Dolcino: caricato su un carro e fatto sfilare nelle vie biellesi mentre feroci aguzzini con tenaglie arroventate gli strappavano le carni, giunse già agonizzante alla pira; tuttavia, invitato all’abiura, sostenne con fermezza che entro tre giorni sarebbe resuscitato.

Non resuscitò, naturalmente; ma le sue parole furono investite di un’aura leggendaria tale da indurre i seguaci di Nietzsche a celebrarlo incarnazione del Superuomo, sprezzante della mediocrità collettiva e capace di coraggio individuale.

Così, la vicenda dell’Apostolo filoghibellino, implacabile avversario dei Domenicani e Francescani, può considerarsi fra le più drammatiche della storia del Riformismo medievale: con oltre duecento anni d'anticipo su Martin Lutero, invano egli aveva proclamato il sacerdozio universale, ovvero il rapporto condiviso, senza bisogno di una struttura ecclesiastica mediatrice di Dio; invano aveva istituito un modello di società comunistica, emancipando la donna; invano aveva assunto il peso delle insopprimibili sofferenze del mondo rurale; invano aveva fondato le sue convinzioni sull’ideale di una laica fraternitas riproposta in seguito dalla Rivoluzione francese.

L’inviato di Dio, assertore delle Quattro età della vita del Popolo di Dio già teorizzate da Gioacchino da Fiore: età veterotestamentaria, caratterizzata dalla moltiplicazione del genere umano; età di Gesù Cristo e degli Apostoli, connotata da povertà ed umiltà; età postcostantiniana, caratterizzato dalla decadenza di una Chiesa ambiziosa e mondana; età degli Apostolici, contrassegnata dal ritorno ai valori iniziali del Cristianesimo e proiettata fino alla fine dei tempi, concluse nell’abbraccio delle fiamme la sua avventura.

Pur nella ingenua e rivelata imminenza, l’ultimo dei sette Angeli delle sette chiese non arrivò; non venne il tempo dell’ordine, della pace e del Giudizio; lo Spirito Santo non discese sugli Apostoli né il Clero corrotto fu eliminato.

Restano irrisolti gli interrogativi riferiti alle ragioni per cui Dolcino non sciolse il suo gruppo né tentò di sottrarsi alla cattura.

La sua dottrina, condannata dal Sinodo di Treviri del 1310; dal Sinodo di Lavaur del 1368; infine dal Sinodo di Narbona del 1374, sopravvisse nel ricordo e la riabilitazione giunse solo alla fine del XIX secolo, quando all’Apostolo del Gesù socialista, nel 1907, sul luogo della sua ultima guerra, fu eretto un obelisco commemorativo delle sue tesi millenariste.

Il suo pensiero, comunque, non si differenziò da quello delle sette ereticali precedenti, coeve e successive. L’obiettivo mancato: il ripristino della semplicità evangelica esaltata da Cristo, si trasformò, tuttavia, in istanza e promessa di rivalsa sociale per gli oppressi ambienti rurali, nella continuità delle teorie già espresse da Spiritualisti francescani, Fratelli del Libero Spirito, Catari, Bogomilli, Patarini denominatore comune ai quali fu la visione escatologica di Gioacchino da Fiore e la improbabile tensione ad un quotidiano scevro dalle costrizioni imposte dalle inquinate gerarchie ecclesiastiche.

Bibliografia:

C.Mornese: Eresia dolciniana e resistenza montanara
F. Ereddia: I servi dell'anticristo, dissidenti ed eretici nell'Italia medievale
G.G.Merlo: Eretici ed eresie medievali 


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Ornella Mariani

Ornella Mariani, sannita.

Negli anni scorsi: Opinionista e controfondista di prima pagina e curatore di Terza Pagina per testate nazionali; autore di saggi, studi e ricerche sulla Questione Meridionale.

Ha pubblicato: saggi economici vari e:

Pironti " Per rabbia e per amore"

Pironti " E così sia"

Bastogi "Viaggio nell' entroterra della disperazione"

Controcorrente Editore " Federico II di Hohenstaufen"

Adda Editore "Morte di un eretico" - dramma in due atti

Siciliano Editore "La storia Negata"

A metà novembre 2006, per le Edizioni Mephite: "Matilde" -dramma in due atti; a teatro interpretata da Manuela Kustermann e Roberto Alinghieri.

COSTANZA (edizioni Mephite - 2006) e GIUDITTA (edizioni Mephite - 2006)

A gennaio 2007, "Profili di perle", Edizioni Mephite.

Collaborazione a siti vari di storia medievale.

Ha in corso l'incarico di coordinatore per una Storia di Benevento in due volumi, (720 pagine) commissionata dall'Ente Comune di Benevento e diretta dal Prof. Enrico Cuozzo)

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