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Totila
di Ornella Mariani
Totila incontra san Benedetto, affresco di Spinello Aretino,
San Miniato al Monte, Firenze

Le truppe bizantine restate in Italia quando Belisario se ne allontanò erano comandate dal debole Costanziano: la sua incapacità a contenere le soverchierie attuate dalle truppe in danno della Popolazione civile; i voraci oneri fiscali cui questa era sottoposta dal Governo di Bisanzio e la diffusa condizione di miseria lasciarono maturare un vivo rimpianto del dominio ostrogoto.
I Capi goti dell'alta Italia, intanto, avevano offerto la corona ad Uraia, già conquistatore di Milano. Egli l'aveva rifiutata per riguardo allo zio prigioniero Vitige ed aveva suggerito la designazione di Ildibado, nipote del Re visigoto Teudi. Costui aveva accettato e, riunito un modesto esercito, presso Treviso aveva affrontato e sconfitto il Comandante militare dell'Illirico Vitalio ed una guarnigione erula capeggiata da Re Visando, caduto in campo.
L'esito positivo della riscossa fu appannato da eventi contingenti: le mogli di Uraia e di Ildibado entrarono in una irredimibile rivalità di cui fu vittima proprio il primo, ucciso dal secondo per presunta cospirazione.
L'assassinio del valoroso Capo goto produsse una violenta rivolta, sedata solo dal gepido Vila che, per vendicarsi di un affronto a suo tempo subìto, nella primavera del 541 colpì a tradimento il Re mentre pranzava.
Morto Ildibado, i Rugi proclamarono Sovrano Erarico che non fu riconosciuto dalla guarnigione trevigiana comandata da Baduila, nipote della vittima. Egli aprì negoziati con Costanziano offrendosi di passare nelle sue file e di cedergli Treviso; ma i patti non ebbero poi esecuzione poiché il Re, aspirante alla formazione di un piccolo Stato in Italia settentrionale, fu liquidato.
Nell'autunno del 541, allora, la corona fu allora offerta a Baduila detto Totila: letteralmente l'Immortale.
E' certo che egli sconfiggesse i Bizantini a Faenza e nel Mugello, impadronendosi di Cesena, Urbino e Montefeltro; occupasse Benevento e Cuma; prendesse Napoli per fame; catturasse ben due Armate navali nemiche.
E' certo che, a due anni dall'ascesa al trono, fosse di fatto Signore di un'Italia saggiamente governata.
E' certo che si rivelasse soldato coraggioso, abilissimo Condottiero e previdente Politico.
Compreso il disagio dell'Italia dissanguata dai tributi bizantini e piagata da un sistema economico favorevole ai Latifondisti, Totila impose oneri a costoro confiscandone, non di rado, anche i beni a favore delle masse rurali, in applicazione della provvida gestiode teodoriciana; attuò un valido programma di guerra consistente del dominio delle campagne e dell'isolamento delle città; privilegiò militarmente la linea d'attacco a quella di difesa. Così, quando Costanziano assaltò Verona, l'offensiva ostrogota fu tale da indurre i Bizantini alla ritirata a Faenza, ove subirono una cocente sconfitta. Dopo questo successo e l'occupazione di alcuni centri della Romagna, il Sovrano varcò l'Appennino e passò in Toscana contando di inoltrarsi nel Mezzogiorno e, in primavera del 542 annientò ancora il nemico nel Mugello, pur fallendo nel tentativo di assalire Firenze.
Lasciate in mano bizantina Ravenna, Spoleto, Perugia e Roma, la cui occupazione esigeva maggiori risorse di quelle disponibili, Totila puntò sulla Campania e, smantellata la resistenza di Benevento, proseguì per Puglia e Calabria mentre folti suoi contingenti assediavano Napoli.
Difesa da un migliaio di soldati comandati da Conone, la città fu supportata da Giustiniano che inviò rincalzi con i Generali Demetrio e Massimino i quali persero la Flotta, già decimata da una furiosa tempesta: Napoli capitolò per fame verso l'aprile del 543.
Gli Ostrogoti avevano ormai il saldo controllo del Sud.
La seconda fase della partita si sarebbe giocata per il dominio di Roma.
La scelta di Giustiniano ricadde sull'esperto Belisario che, rientrato nel 540 a Costantinopoli, era caduto in disgrazia: perseguitato dall'Imperatrice Teodora e tradito dalla moglie Antonina, aveva assunto il comando della guerra persiana ma, accusato di essersi impadronito di metà del tesoro goto, era stato richiamato; defraudato di titoli e beni ed isolato.
Il Basileus gli restituì le proprietà confiscate e il ruolo di Generalissimo, ma non lo dotò di truppe né di denari: per riscattarsi, avrebbe dovuto reclutare uomini a sue spese.
Pur umiliato, Belisario accettò e partì per la Dalmazia ove, raccolti quattromila Illirici, li guidò a Salona e poi a Pola, apprendendovi che Totila si accingeva a marciare su Roma, dopo aver espugnato Tivoli e fatto scempio della Popolazione.
Consapevole della esiguità delle truppe e privo di denaro, il Comandante bizantino puntò a Ravenna contando di recuperarvi suoi vecchi soldati, ma fu abbandonato per mancanza di paghe anche da quelli già arruolati.
Il rivale, intanto, aveva preso Assisi, Spoleto, Chiusi, Ascoli, Fermo ed Osimo; aveva occupato tutti i passi appenninici e alla fine dell'estate del 545 aveva invaso Ostia ed assediato Roma, ove l'inadeguato presidio bizantino era amministrato dall'avido e corrotto Bessa.
Belisario informò la Corona; chiese rinforzi e si recò a Durres per recuperare il necessario da quel potente Giovanni di Vitaliano che, nella prima fase della guerra, aveva invaso Rimini e che disponeva di forte ascendente a Corte.
Una volta in contatto, i due si trovarono in disaccordo: l'uno voleva che le truppe fossero per mare condotte alla foce del Tevere e di là, lungo il fiume, al soccorso di Roma; l'altro assumeva che era preferibile affrontare i Goti nel Sud e poi spostarsi nel Lazio.
Non si trovò soluzione: presa terra a Brindisi, Giovanni sfidò il nemico ed invase la città in breve assumendo il controllo delle Puglie, della Terra d'Otranto, della Lucania e del Bruzio, mentre i Goti mantenevano salde le posizioni su Napoli.
Belisario invece, con le deboli forze di cui disponeva, via mare si recò al porto romano e vi attese il momento di attaccare: la via del fiume, intanto, era stata ostruita da Totila con una catena e un ponte galleggiante presidiato nelle opposte rive da due torri di legno.
Il Generale bizantino decise di bruciarle e di dar battaglia al nemico con l'aiuto di Bessa, cui andò incontro lasciando la moglie ed il grosso dei contingenti ad Isaace.
Incendiata una delle torri, sfondata la passerella e segata la catena, proprio mentre si accingeva a porre mano al secondo edificio, fu però sorpreso dai Goti. Il felice esito dello scontro gli consentì, tuttavia, di marciare su Roma ove fu tradito da Bessa mentre, contravvenendo ai suoi ordini, Isaace si spostava ad Ostia e vi veniva battuto e catturato.
Il 17 dicembre del 546, l'Urbe cadde nelle mani di Totila: quattro Isaurici di guardia alla porta Asinaria consegnarono in cambio di denaro la città che i Goti saccheggiarono orrendamente, massacrandone la Popolazione civile, malgrado l'accorato intervento del Diacono Pelagio.
Totila, allora, ordinò che la strage cessasse e, insediatosi in Roma, aprì negoziati con Giustiniano proprio attraverso il Legato papale, promettendo devozione ed ubbidienza se fosse stato riconosciuto Re d'Italia. Diversamente avrebbe distrutto il centro capitolino e respinto ogni ulteriore trattativa.
Il Basileus e Belisario si decisero alla guerra ad oltranza.
Abbattute le mura romane, il Re ostrogoto si accinse a puntare sul Sud quando fu raggiunto da una missiva del Generale bizantino: … Vuoi tu passare alla storia come il distruttore piuttosto che come il preservatore della più grande e più bella città del mondo?…
Sospese, allora, l'attività demolitoria e, acquartierato un presidio sui monti Albani e presi in ostaggio un gruppo di Senatori, lasciò Roma.
Avuta facile ragione della guarnigione locale, Belisario la occupò e ne fece ricostrure la cinta difensiva che, reduce dalla Lucania, il Sovrano goto assaltò ancora invano per tre volte, arretrando poi a Tivoli.
La condizione del Generale bizantino restava, tuttavia, assai critica: gli uomini di cui disponeva erano impegnati fra Ravenna, Ancona, Perugia, Roma e Spoleto, mentre Giovanni ne aveva altri a sostegno del Mezzogiorno.
Mancava, in sostanza, quel comando unitario che avrebbe garantito un risultato militare e, peraltro, il malcontento delle Popolazioni era evidente e volgeva a favore dei Goti, già penetrati in Bruzio.
Belisario inviò, così, la moglie a Costantinopoli: forse ella sarebbe riuscita, con la mediazione dell' Imperatrice, ad ottenere finanziamenti e rincalzii; ma Teodora era morta e ad Antonina non restò che chiedere all'Imperatore il richiamo del coniuge, tornato in patria nel 549.
Malgrado la palese ostilità della Corte, ancora una volta, nel 559 egli avrebbe difeso il territorio bizantino dagli Unni; tuttavia, ancora influenzato dai suoi detrattori, Giustiniano lo privò dei beni accusandolo di cospirazione.
Il suo definitivo riscatto morale sarebbe arrivato solo nel 565, quando la morte avrebbe stroncato il Generale che lealmente aveva servito il suo Paese.
Nove mesi più tardi, sarebbe mancato anche l'ingrato Sovrano.
Nell'autunno del 549, dunque, Totila riprese Roma proibendo ai s uoi uomini di uccidere e già solo offendere le donne ed avviando una solida propaganda della qualità della vita al tempo di Teodorico, contro la sofferenza e l'onerosa politica fiscale bizantina.
Giustiniano replicò col riarmo e nel 551 affidò l'esercito all'anziano eunuco di Corte Narsete, incaricandolo di occupare l'intera penisola.
Il Re goto aveva già preso Sicilia, Sardegna e Corsica quando le truppe nemiche valicarono i Balcani, eludendo i presidi difensivi locali.
Uscì allora da Roma, con circa trecento ostaggi delle famiglie dell'Aristocrazia capitolina e il 30 giugno del 552 ebbe il contatto: intercettato a Gualdo Tadino, si disse pronto alla resa per la inferiorità numerica attaccando, invece, a sorpresa.
La formidabile Armata di Narsete, però, dispose ad arco la Fanteria composta da Eruli e Longobardi nel centro, Arcieri ai fianchi e Cavalleria alle spalle: fu un cruento corpo a corpo, mentre Totila attendeva duemila Cavalieri di rincalzo.
Il Generale bizantino riuscì a provocare al nemico immani perdite e disordinò i sopravvissuti che, a fronte di un secondo affondo, arretrarono.
Sul campo restarono oltre seimila Ostrogoti e lo stesso Totila fuggì verso Caprara, ove si spense per le ferite dopo undici anni di governo.
Il residuo dell'esercito si riunì sotto il polso energico di Teia ma, a causa della incapacità della Cavalleria a resistere, vide sfumare il sogno ostrogoto di dominare l'Italia.

Bibliografia:
H. Wolfram: Storia dei Goti
H. Wolfram: Totila

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Ornella Mariani

Ornella Mariani, sannita.
Negli anni scorsi: Opinionista e controfondista di prima pagina e curatore di Terza Pagina per testate nazionali; autore di saggi, studi e ricerche sulla Questione Meridionale.
Ha pubblicato: saggi economici vari e:
Pironti  Editore " Per rabbia e per amore"Pironti Editore " E così sia"
Bastogi Editore "Viaggio nell' entroterra della disperazione"
Controcorrente Editore " Federico II di Hohenstaufen" ( 1° e 2° edizione)
Adda Editore "Morte di un eretico"
Mephite Editore "Matilde"
Mephite Editore "Profili di perle" 
Mephite Editore "Costanza"
Mephite Editore "Giuditta"
Mephite Editore "Enrico VII"
Mephite Editore "La Battaglia dei Piani Palentini"
Mephite Editore "Federico II: la Storia negata"
Ha coordinato una Storia di Benevento in due volumi, (720 pagine) commissionata dall'Ente Comune di Benevento e diretta dal Prof. Enrico Cuozzo)
Ha in corso di pubblicazione una Storia della Provincia di benevento, commissionata dall'Ente Provincia di Benevento
Ha ricevuto in agosto 2009 la cittadinanza onoraria del Comune di Scurcola Marsicana
Ha coordinato una Storia di Benevento in due volumi, (720 pagine) commissionata dall'Ente Comune di Benevento.
Ha in corso l'incarico di Direttore di una Storia della Provincia di Benevento in volume unico, commissionata dall'Ente Provincia di Benevento.
Il testo Matilde è interpretato in teatro da  Manuela Kustermann e Roberto Alinghieri.
Il testo Giuditta è stato interpretato da Edoardo Siravo ed Elena de Ritis col patrocinio dell'UNICEF, sezione Abruzzo.
Nell'estate del 2009 ha ricevuto la cittadinanza onoraria del Comune di Scurcola Marsicana (AQ) per "La Battaglia dei Piani Palentini"

Ha inaugurato di recente il suo sito personale.