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Operazione di salvaguardia e valorizzazione del campanile della chiesa di S. Maria di Piombinara

Nell’ambito delle iniziative per i 30 anni di attività del Gruppo Archeologico Toleriense di Colleferro e dei venti anni di apertura dell’Antiquarium Comunale di Colleferro sabato 15 luglio 2006 si è dato avvio alla prima fase del Progetto di Recupero del campanile di S. Maria di Piombinara.

Il progetto di recupero si configura come parte di una operazione più complessa sul vicino Castello di Piombinara, a cui la chiesa di S. Maria apparteneva, che vede da alcuni anni coinvolti il Comune di Colleferro, l’Antiquarium Comunale, la cooperativa “Il Betilo”, imprenditori e scuole locali ed associazioni di volontariato.

In particolare l’operazione sul campanile vede coinvolti il Gruppo Archeologico Toleriense e L’Antiquarium Comunale con l’intervento dell’Assessorato alla Cultura e della Direzione della II^ area Funzionale del Comune di Colleferro e prevede: la ripulitura dell’area del campanile, il completamento della recinzione intorno al monumento per garantirne la salvaguardia ed impedire l’utilizzo a discarica, la realizzazione di una cartellonistica didattica  con 2 pannelli che documentino la storia del manufatto la sua struttura architettonica e l’intervento di restauro, in italiano ed inglese, la realizzazione di una cartellonistica stradale, la riimozione della cartellonistica pubblicitaria abusiva a seguito di un’ordinanza della Soprintendenza competente e del Comune di Colleferro, lo spostamenteo di una centralina ENEL addossata al campanile, la realizzazione di illuminazione notturna adeguata alla visibilità del campanile la realizzazione a stampa di una brochure, sulla chiesa di S. Maria, sull’intervento di valorizzazione  e la realizzazione di una piccola mostra sul progetto, nell’ambito dell’Antiquarium Comunale.

Sabato 15 luglio una squadra di dieci persone del Gruppo Archeologico Toleriense, con il supporto di alcuni operai  del Comune di Colleferro, ha dato via al progetto operando un’accurata ripulitura dell’area, rimovendo l’immondizia che si era accumulata intorno al monumento. L’operazione ha tra l’alto messo in luce parte di una volta probabilmente riferibile ad un accesso ad un ambiente seminterrato posto al di sotto della originaria pavimentazione della chiesa.

La Chiesa di S.Maria di Piombinara

La prima notizia della chiesa risale al XII secolo. In essa venne firmato un atto di  permuta di beni tra il papa Eugenio III, esiliato a Segni dopo la rivoluzione repubblicana di Arnaldo da Brescia, ed Oddone Colonna il giorno 17 dicembre del 1151. Nel documento è nominata come ecclesia S. Mariae prope Castrum Fluminaria.

Nella bolla del papa Lucio III del 1182 appare insieme alle chiese di S. Anastasio, S.Nicola, S. Barbara, S. Giorgio, S. Salvatore de Viculo e al monastero di S. Cecilia come appartenente ai beni del Castello di Piombinara.

In una bolla del papa Urbano VIII  del 1638 viene data notizia di un beneficio sotto l'invocazione dei Santi Maria Antonino e Nicola nella tenuta di Piombinara di propretà di Taddeo Barberini, autorizzato a nominare un canonico per la chiesa con l'obbligo allo stesso di celebrare la messa tutte le domeniche, per comodità del popolo.

Nell'anno 1652, un chirografo di Innocenzo X ribadisce quanto espresso nella bolla di Urbano VIII a favore dei nuovi proprietari: la famiglia Doria Pamphili.

I beni a dote di questo beneficio risultano, in quel  periodo, essere pari a nove appezzamenti di terreno seminativo ed al suo usufrutto, calcolato in circa 80 scudi. 

La chiesa di S.Maria è ancora i uso nel XVIII secolo, ne sono testimonianza le quattro visite pastotali compiute del vescovo di Segni Mons. Filippo Michele Ellis il 23 maggio 1710, il 29 maggio 1714, il 25 maggio 1718 e il 27 maggio 1724.

La troviamo in un documento con il nome di S. Maria delle Rose e poi con quello di S. Antonio Abate.

Proprio in riferimento a questo titolo nell’ambito della chiesa, nella ricorrenza di questo Santo veniva effettuata la tradizionale benedizione degli animali.

La chiesa fu abbattuta nel dopoguerra per consentire l’allargamento della Via Casilina.

Oggi è proprietà del Comune di Colleferro che nell’anno 1999 ha provveduto ad un necessario intervento di restauro.

La struttura

Della chiesa  rimane il campanile a pianta quadrata, sormontato da un tetto cuspidato. Nella parte alta si aprono quattro monofore  sormontate da archetti di tufo. La struttura muraria è in bozze  irregolari  di tufo ammorsati agli angoli da blocchetti squadrati, sempre dello stesso materiale.  

La chiesa, è ricostruibile attraverso delle foto d’epoca e la descrizione della popolazione locale. Si trattava di un edificio ad una sola navata, non di grandi dimensioni , il cui accesso era sulla Via Casilina, Sopra la porta un arco cieco costituito da elementi in tufo modanati, quasi sicuramente in origine prevedeva la presenza di una lunetta con molta probabilità figurata, La testimonianza orale ricorda all’interno la presenza di affreschi , non meglio definiti. Da alcune foto d’epoca si nota dietro la chiesa un edificio, più grande a pianta rettangolare, con l’accesso rivolto verso il fiume Sacco, L’edificio è in completo stato di abbandono, privo del tetto, ma in esso sono ancora in piedi i muri portanti, costituiti da tufelli regolari  parallelepipedi.

Quasi sicuramente le murature di tutti gli edifici che facevano parte del complesso sono ancora conservati in parte al di sotto della pavimentazione in cemento del piazzale dell’officina meccanica  proprietà Desideri, in  parte al di sotto dello spazio di risulta tra il campanile ed il ciglio della statale Casilina e forse anche al di sotto di questa.


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