ASSOCIAZIONE CULTURALE ITALIA MEDIEVALE

La "muraglia cinese" a Piazza Calvario


Pregiat.mo responsabile
Desidererei porre alla Sua attenzione uno scempio che si sta perpetrando nella mia città, Gela in Sicilia, ai danni di una torre trecentesca del Castello Federiciano di Gela e di un muro di cinta del XVI secolo; su di essi si sta addossando una struttura in cemento armato (alta 2 metri, larga 4 metri e lunga 50 metri) che occulterà definitivamente parte dei due reperti. Il committente è il Comune di Gela, l'autorizzazione l'ha rilasciata la Soprintendenza ai BB.CC. AA. di Caltanissetta.
Attraverso la visione di quanto allegato pregherei la S.V. di dare un giudizio a me e a diverse migliaia di gelesi.
Distinti saluti
Nuccio Mulè (nunzio.mule@tin.it)


Con ancora in corso la querelle sul progetto “una via tre piazze” (problema ancora aperto), iniziata dall’Archeoclub di Gela e che ha coinvolto il Consiglio comunale e l’opinione pubblica, ecco che ad essa, come se non bastasse, si aggiunge un’altra questione. Stavolta quella in merito ai lavori che si stanno eseguendo in Piazza Calvario, lavori che in un primo momento prevedevano sola la pavimentazione, ma a cui poi si è aggiunta la costruzione di una struttura invasiva addossata alle antiche mura e alla torre trecentesche del Castello Federiciano.

Di cosa si tratta. Si sta costruendo un imponente muro di calcestruzzo (definito già ironicamente una “muraglia cinese” da alcuni cittadini) che dovrà sostenere una piazzetta soprelevata di quattro metri per lato ed uno scivolo della larghezza di 4 metri che si snoda addossato al muro federiciano per circa 50 metri; lo scivolo, partendo dall’ingresso agli ex-granai del palazzo ducale ed avanzando verso sud, arriverà gradatamente fino all’altezza di oltre due metri verso la vicina torre dove si congiungerà con la citata piazzetta. Qualunque sia lo scopo di questa costruzione, è chiaro che l’intervento è devastante e illegittimo soprattutto perché si nasconde alla vista una buona parte di un bene culturale quale è il muro e quale è la torre, ambedue risalenti all’edificazione federiciana di Terranova (oggi Gela) del 1233.

Si immagini per un momento di realizzare questa stessa costruzione addossata alle nostre mura greche di Capo Soprano (orrore) o al Castello Ursino di Catania o a Palazzo Vecchio di Firenze o al Castello Sforzesco di Milano o al Castello Federiciano di Lucera o al Castello Maniace di Siracusa ecc., sicuramente come minimo l’autore di tale misfatto verrebbe internato. Eppure a Gela sta succedendo proprio questo e purtroppo anche con il beneplacito di istituzioni che dovrebbero agire diversamente nell’ottica dell’interesse dei bene culturali.

Un’altra considerazione importante, relativa alla nuova costruzione di cui sopra, riguarda il cambiamento di un’antica funzione del finestrone presente sul lato est della citata torre; esso soprelevato di circa due metri dal piano di campagna, serviva fino agli anni Sessanta allo scarico di sacchi di aridi direttamente dai carretti che vi si avvicinavano col lato posteriore, quindi di conseguenza passerà dalla funzione di apertura per lo scarico da carretto a quella di ingresso. Ma ingresso per andare dove! Vivaddio, già esiste un ingresso che fa accedere alla sala (ex granai) del palazzo ducale e all’interno del cortile, addirittura se i suoi quattro gradini vengono trasformati in scivolo, l’accesso può avvenire anche per i diversamente abili.

A questo punto ci si consenta di affermare che:

1) si sta realizzando una struttura invasiva che ridurrà la superficie di Piazza Calvario di almeno un quarto con l’alterazione dei caratteri morfologici del luogo e dell’edificio federiciano, oggetto suo malgrado di intervento superfetativo;

2) si sta realizzando una struttura inutile oltre al fatto che la tipologia costruttiva è ampiamente differente da quella prevalente nella zona delle mura federiciane da soluzione storica documentata;

3) si sta occultando alla pubblica fruizione buona parte di un muro di cinta e di una torre ambedue trecenteschi. E’ questa la cosa più obbrobriosa;

4) si stanno sperperando soldi della collettività che altrimenti potrebbero essere impiegati per cose utili.

Infine, si pongono all’attenzione dell’Amministrazione Comunale i seguenti quesiti:

1) per questo nuovo progetto è stato richiesto l’esame dell’impatto paesistico secondo le linee guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale (Titolo II, Indirizzi per sistemi e componenti, art. 14 Centri e nuclei storici)?

2) E’ stata determinata l’incidenza del progetto rispetto al contesto utilizzando criteri e parametri di valutazione relativi a: incidenza morfologica e tipologica? Incidenza linguistica: stile, materiali, colori? incidenza visiva? Incidenza simbolica? Mi sembra proprio di no!

In definitiva, a modesto parere dello scrivente, si dimostra che la scelta progettuale adottata per la struttura di cui sopra altera i caratteri morfologici del luogo senza inserirsi nel contesto esistente; inoltre, la nuova struttura oltre ad incidere negativamente sulla visuale del complesso monumentale interferisce con i luoghi simbolo (religiosi, culturali e monumentali) della comunità locale.

In base a quanto esposto, pertanto, coram populo si invita l’Amministrazione Comunale all’immediata sospensione dei lavori, alla demolizione della struttura addossata al castello federiciano e al ripristino dei luoghi originari a spese possibilmente dei responsabili del misfatto. Intanto, a livello cautelare, lo scrivente ricorrerà all’Autorità Giudiziaria per chiedere la sospensione dei lavori, la demolizione della struttura invasiva e il relativo ripristino dei luoghi.

Gela 29 aprile 2008

Nuccio Mulè
presidente della sede locale dell’Archeoclub d’Italia.

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N.d.R.: Ringraziamo Nuccio Mulè sia per la segnalazione che per la battaglia legale in difesa di questo bene pubblico, nella speranza che lo scempio abbia termine. Purtroppo non si tratta di un evento eccezionale e nemmeno di un caso isolato. E non stupisce neppure che proprio l'Istituzione preposta alla salvaguardia del patrimonio ne sia responsabile. Per fortuna c'è ancora qualcuno che vigila e si indigna.

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