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Ci piace presentare in questo spazio un artista davvero singolare per le opere che "trasudano" arte sacra del nostro medioevo. Con una piccola galleria di immagini, un sintetico profilo biografico e una significativa recensione, vogliamo contribuire alla conoscenza di questo autore.
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Mimmo Camassa nasce a Bari nel 1964. Frequenta il Liceo Artistico, poi per due anni l'Accademia di Belle Arti per poi partecipare a corsi di Arte Sacra. Dal 1986 inizia come autore prima come Madonnaro poi dedicandosi alla pittura sacra, organizzando mostre prima in Puglia e poi sul territorio nazionale: Milano, Roma, Bologna, Ferrara. Riconoscimenti particolari: lettera di ringraziamento dal Vaticano nel 2005 ed invito come autore nella rubrica Dettagli d'autore su UnoMattina Rai 1. Hanno parlato di lui: Alessandro la Porta, Carlo Franza, Donato Valli.
e-mail: domenicocamassa@tiscali.it
tel. 0833/545534
cell. 328 9434512
domicilio: Via Vito Volterra, 36 - 73039 Tricase (LE)
Scrive di lui il prof. Donato Valli:
Mimmo Camassa ha da tempo raggiunto la sua maturità artistica attraverso una costanza e una passione che denotano non tanto una scelta quanto una nativa disposizione verso la pittura e l’armonia compositiva. In tal modo il colore ha conquistato una sua purezza, assai simile a quella d’una perenne infanzia, equivalente a un costante miracolo di natività, al di sopra di ogni artificio e di una mera tecnica scolastica. Si spiegano così la semplicità, la autenticità, la limpidezza del colore, il quale aggredisce la tavola con una sorta di spontanea intraprendenza, frutto insieme di natura e fede.
Tutto ciò ha fatto sì che l’artista portasse la sua pittura sulla soglia di un naturale, sempre rinascente infanzia, recuperando uno stile e un tempo che sono insieme un omaggio alla sua ingenua umanità, al suo amore, alla sua incoercibile dedizione. Sicché la sua pittura coincide col dato puro dell’esistere attraverso l’esaltazione, altrettanto pura del colore.
E così che irrompe nella sua fantasia dell’ artista la madia dell’icona, nella quale la fissità dello sguardo, l’immobilità dei profili hanno qualcosa di definitivo, di metafisico, di sacrale; non si tratta della scolastica ripetizione d’un mondo già consolidato di pittura e tanto meno d’una sorta di moda oggi assai diffusa. Si tratta, invece, del recupero della civiltà del dipingere cioè del recupero di una storia del colore che ci riporta alle origini della sua essenza primigenia.
Il movimento è sempre in fieri, in quella sorta di mistero, di magia, nei quali si sente esplodere non tanto una tecnica, quanto un valore, una civiltà del dipingere.
O, forse meglio,gli emblemi di quel valore e di quella civiltà.
Si raggiunge, insomma, un livello espressivo che associa all’incanto della tradizione iconografica la composta decorazione di un reinventato “liberty” con le sue caratteristiche di stilizzazione e di simbolo.
Tutto converge in un istintivo decoro di sentimenti, da intendere come coscienza della propria dignità ed esaltazione di una fantasia governata dalla misura e dal sentimento di una profonda umanità.
Professore Rettore Emerito
Donato Valli
Prof. Donato Valli
Professore ordinario di Letteratura italiana moderna e contemporanea nell'Università di Lecce, della quale è stato Rettore dal 1993 al 1992 e poi Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia. Studioso dei secoli XIX e XX, si è occupato in particolar modo di Manzoni, del purismo letterario ottocentesco, delle poetiche protonovecentesche e dell’ermetismo. È autore di numerose ricerche sulla letteratura salentina, della quale ha curato anche la prima ricostruzione storico-critica dall’Unità ai giorni nostri. Insieme con Oreste Macrì ha diretto la rivista "L'Albero" dal 1997 al 1986. Ha pubblicato i volumi: "Saggi sul Novecento poetico italiano" (1967); "Romagnosi e Manzoni tra realtà e storia" (1969); "La cultura letteraria nel Salento" (1971); "Anarchia e misticismo nella letteratura italiana del primo Novecento" (1973); "Girolamo Comi" (1977); "Storia degli gli ermetici" (1978); "Letteratura dialettale salentina dall’Otto al Novecento" (1995); "Dal frammento alla prosa d'arte" (2001); "Novecento letterario leccese" (2002); "Storia della poesia dialettale nel Salento" (2003).
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