Bassiano, la grotta di Selva Oscura
Un luogo suggestivo affrescato dai “Fraticelli” di Roberto Giordano
Bassiano è un piccolo e suggestivo borgo di impianto medioevale, posto su una collina a poca distanza da Sermoneta, in provincia di Latina. Le prime notizie su Bassiano risalgono al XII secolo e sono rintracciabili in alcuni documenti redatti in tale periodo; in uno di questi si fa riferimento alla sottrazione del castrum Bassiani, in maniera fraudolenta, da parte di un certo Gregorio Leonis e al successivo ritorno del paese, dopo qualche tempo, sotto il controllo di un signore del luogo. In un altro documento vi è l’inventario dei beni della chiesa collegiata di Santa Maria. Ma vi sono numerosi indizi che testimoniano la frequentazione del sito a partire dal periodo romano; lo stesso toponimo di Bassiano sembra derivare da Fundus Bassus, una gens romana che in queste zone aveva dei terreni ed una villa rustica. Nell’alto medioevo nei dintorni di Bassiano vi era un consistente insediamento abitativo che comprendeva un monastero benedettino e una chiesa dedicata a San Fortunato; tutto il complesso, però, fu completamente distrutto verso il 1159 dalle truppe di Federico Barbarossa. In seguito a tale distruzione la popolazione rimasta ed i monaci decisero di trasferirsi in una zona più sicura e facilmente difendibile, ovvero sulla collina dove poi sorse Bassiano.
Non è da escludere che queste genti si aggregarono ad un nucleo abitato già esistente fin dal IX secolo. In questo periodo le coste laziali erano di frequente devastate dai pirati saraceni e le popolazioni, per sfuggire a tali incursioni, si rifugiavano sulle alture dell’entroterra. Nel 1240 papa Gregorio IX, per ricompensare Riccardo Annibaldi dell’aiuto offerto durante la guerra contro Federico II gli concesse il titolo di Signore di Sermoneta e Bassiano. Nel 1297 Bassiano cambiò di nuovo proprietà in quanto fu acquisito, con altre terre e contadi, da Bonifacio VIII, che la donò al nipote Pietro Caetani. Da questo momento le vicende di Bassiano si intrecciarono strettamente con quelle della famiglia Caetani, che edificò la cerchia di mura ancora esistente. Questa linea di difesa, però, sembra essere stata realizzata come più come deterrente psicologico, che da effettivo sbarramento da attacchi nemici. Pur essendo dotata di nove torri di supporto, infatti, si tratta di mura basse e non insormontabili. Dove invece Bassiano esprime una forte capacità difensiva è nel tessuto urbano, che si svolge a chiocciola, dalle porte fino alla sommità, dominata da una torre cilindrica oggi scomparsa. Tra i personaggi più importanti di Bassiano vi è Aldo Manuzio (Bassiano 1449 – Venezia 1515), considerato il maggior tipografo del suo tempo e il primo editore in senso moderno.
La grotta di Selva Oscura

Dalla piazza centrale di Bassiano parte una piccola strada, chiamata via della Croce, che conduce dopo circa tre chilometri in contrada Selva Oscura, una zona di grande bellezza e suggestione, posta sotto il monte Furchiavecchia. Alla fine della strada si trova il Santuario del Crocifisso. In questo luogo, verso la fine del XIV secolo arrivarono in tempi diversi due gruppi di religiosi: i Fraticelli spirituali francescani, in fuga a causa della scomunica emessa da papa Giovanni XXII e i cavalieri Templari provenienti dalla vicina mansione di Valvisciolo. I religiosi si insediarono in una grotta che già da tempo, probabilmente, offriva rifugio agli eremiti. Secondo la tradizione locale i Fraticelli affrescarono completamente la grotta, che divenne una vera e propria chiesa ed edificarono il vicino romitorio. Al santuario si accede attraverso una scalinata, sulla destra si nota un affresco rappresentante una Madonna con Bambino, accanto alla quale è rappresentato San Bartolomeo eremita, coperto solo dai suoi capelli e dalla barba, in questo caso è evidente il riferimento all’originaria frequentazione della grotta dei tanti eremiti che nel medioevo avevano scelto di dedicarsi alla preghiera e alla contemplazione. Si arriva, quindi, ad un piccolo portico rettangolare che immette in una cappella detta delle Palme. Salendo dei gradini si nota, a destra, un grande affresco rappresentante San Giacomo pellegrino, con il bastone nella mano ed il cappello del viandante e anche in questo caso è evidente il riferimento alla vicina via Francigena frequentata da pellegrini. Da questa cappella inizia un corridoio con volta a botte lungo circa otto metri, che conduce alla grotta affrescata. Quest’ambiente ha una forma quasi rettangolare e si presenta con le pareti interne coperte da affreschi. Il soffitto della grotta appare nel suo aspetto naturale con stalattiti, sporgenze e rientranze. Nonostante il grave deterioramento dovuto alla forte umidità e allo stillicidio delle acque, si possono ancora osservare diversi affreschi che raffigurano santi, personaggi ed episodi del Vangelo. I dipinti sono databili ai secoli XIV-XV, anche se, molto probabilmente, hanno subito dei ritocchi ed integrazioni nel corso dei secoli. Dalla grotta si esce per arrivare ad una cappella rotonda, costruita nella seconda metà del Seicento per ospitare il Crocifisso in legno realizzato nel 1673 dal religioso francescano Vincenzo Pietrosanti come ex voto per la peste che negli anni precedenti aveva colpito Bassiano.
Fraticelli e Templari a Bassiano
Sono in parte ancora oscuri i motivi che portarono i due Ordini religiosi, alla fine del XIV secolo, a rifugiarsi in questo angolo nascosto del Lazio; per i Templari la spiegazione può essere più semplice in quanto questo potente Ordine religioso era da tempo presente in zona ed in particolare nella vicina abbazia di Valvisciolo. Questo importante insediamento religioso si trova in un vasto territorio che, fin dai tempi più antichi, è definito “ager pontino” un termine che deriva dal greco pòntos, cioè mare, in quanto è in gran parte caratterizzato da una notevole depressione che si estende tra il mare ed i monti circostanti e i numerosi corsi d’acqua, provenienti da quest’ultimi, non trovando il naturale sfogo nel mare ristagnano nella depressione, creando così ampie zone paludose e malariche. Fin dall’antichità furono effettuati tentativi di bonificare queste paludi ed alcuni di essi, a partire dall’epoca romana, riuscirono nell’intento. Le opere di bonifica consistevano, in genere, nella costruzione di grandi canali in cui le acque venivano convogliate e dirette verso il mare. Naturalmente queste canalizzazioni necessitavano di una continua manutenzione che, quando mancava, riportava il territorio nello stato iniziale; è quello che accadde con il disfacimento dell’Impero Romano e la via Appia, che attraversava la zona bonificata, divenne inagibile al punto che il tragitto doveva essere coperto per mezzo di barche. Si svilupparono, quindi, dei percorsi alternativi; uno di questi, che seguiva la fascia pedemontana dei Lepini, venne denominato “via Consolare” e grazie al notevole traffico commerciale e ai pellegrini che vi transitavano, consentì di far crescere d’importanza i paesi ed i borghi che attraversava. La via Consolare partiva da Cisterna toccava Ninfa, passava sotto l’odierna Norma, proseguiva per Valvisciolo, Sermoneta, Bassiano, Sezze, Priverno, Fossanova (il cui nome deriva appunto dal “fosso novo” costruito dai Cistercensi per canalizzare le acque) e si congiungeva con l’Appia poco prima di Terracina. In pratica questa strada può essere definita la “Francigena del sud” in quanto vi erano dei luoghi di sosta e ristoro, funzionali per i pellegrini provenienti dal nord Europa che, transitando da Roma, si dirigevano verso la Terrasanta.
In questa zona, quindi, divenne considerevole la presenza di monaci cistercensi, sia nell’Abbazia di Fossanova che in quella (poi distrutta) di Marmosolio presso Ninfa, o in quella (poi abbandonata) di Valvisciolo di Carpineto, oppure nell’altra, ereditata dai Cavalieri Templari, di Valvisciolo di Sermoneta; una presenza giustificata proprio dall’esistenza delle paludi che questi ordini religiosi erano maestri nel bonificare. Per l’Ordine dei Fraticelli la risposta sulla loro presenza in località Selvascura è più problematica, ed è forse necessario partire dalle origini di questo Ordine. I primi seguaci di San Francesco si chiamarono frati minori e seguivano un ideale di assoluta povertà: non possedevano niente né in comune né individualmente. Nel 1226, dopo la morte di Francesco, il grande sviluppo dell’Ordine rese prioritaria l’esigenza di “interpretare” la Regola, soprattutto sulle questioni della povertà. Diffusi in tutta Europa e in Terrasanta, i frati minori si erano rapidamente insediati nelle università di Parigi, di Bologna e Oxford. Ma all’interno dell’Ordine, progressivamente, iniziarono e quindi si accentuarono le discussioni sulla Regola e sulla figura e gli scopi di Francesco, portando l’Ordine a dividersi tra Conventuali, che volevano adattare la questione della povertà alle esigenze del tempo e Spirituali, che insistevano sulla povertà assoluta.
All’interno del gruppo degli Spirituali si formò, verso la fine del secolo XIII, una nuova corrente, definita dei Fraticelli, ancora più intransigente nel seguire rigorosamente le originarie regole di povertà assoluta predicate da San Francesco. Nel 1292 questa corrente francescana ottenne da papa Celestino V il permesso di costituirsi in un Ordine separato. Per la loro intransigenza sulla morale, soprattutto religiosa, furono condannati come eretici da Bonifacio VIII (1294-1303). I Fraticelli ebbero, inizialmente, un vasto seguito popolare e si diffusero in Italia, Spagna e Boemia. Ma, in seguito, le controversie esistenti tra le varie correnti portarono il Generale dell’Ordine, Bonaventura da Bagnoregio, a reprimere sia gli Spirituali che i Fraticelli. Quest’ultimi, guidati da Pietro di Giovanni Olivi e da Ubertino da Casale, reagirono vivacemente. I contrasti non furono risolti neppure dagli interventi pontifici; anzi, divennero più acuti quando Giovanni XXII, dopo averli condannati (1317-18), dichiarò eretiche le loro scelte religiose. Seguirono, quindi, diverse persecuzioni e i Fraticelli cercarono rifugio in varie parti d’Europa e nel sud del Lazio, come Sermoneta e Bassiano, dove restarono fino alla fine del XV secolo, quando, sotto i colpi dell’Inquisizione, furono definitivamente dispersi.
Roberto Giordano è nato a Roma nel 1958 e lavora dal 1979 per aziende di Information Technology. Dal 1981 al 2001, con i Gruppi Archeologici d’Italia, ha partecipato a numerose campagne di scavo e ricognizione in siti archeologici del Lazio e della Toscana. In seguito ha iniziato a collaborare con associazioni di trekking in qualità di esperto in archeologia ed è socio della Società Tarquiniese di Arte e Storia. Da tempo si dedica allo studio del periodo etrusco e altomedievale ed è autore di numerosi articoli e brevi saggi. Nel 2013 è stato pubblicato il suo libro “L’Enigma Perfetto, i luoghi del Sator in Italia”.
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