Bernardino da Siena nelle Marche: un percorso tortuoso

Bernardino da Siena nelle Marche: un percorso tortuoso di Riccardo Renzi[1]

Il presente contributo intende indagare la presenza del Santo senese nelle Marche.
Bernardino da Siena nacque a Massa Marittima, nella Maremma toscana, l’8 settembre 1380, dall’aristocratica famiglia degli Albizzeschi. Il giorno della sua nascita, la festa della Natività di Maria, torna spesso nella sua vita ed egli lo considerò un segno particolare. Rimasto da giovanissimo orfano di padre e di madre, venne cresciuto da due zie a Siena. Ventenne, abbandonò gli studi di diritto per assistere gli ammalati e i moribondi nella grande peste del 1400, durante la quale contrasse a sua volta il contagio. Guarito, conservò tuttavia il ricordo della tremenda malattia subita e della grazia della guarigione come segni d’una chiamata, che lo aveva profondamente cambiato dall’interno e disposto a testimoniare con fervore la fede nel Cristo: distribuì dunque tutti i suoi averi ai poveri ed entrò nel giorno stesso del compimento del suo ventesimo anno d’età, l’8 settembre 1400, nell’Ordine dei frati Minori, scegliendo al suo interno la famiglia più rigorosa, quella dell’Osservanza. Esattamente quattro anni più tardi, l’8 settembre 1404, celebrò la sua prima messa. Subito dopo aver assunto il saio, cominciò un’intensa attività di predicatore, percorrendo l’intera Italia centro-settentrionale. La sua predicazione determinò un deciso rinnovamento per la Chiesa e per il movimento francescano. Nelle sue prediche egli insisteva costantemente sulla devozione al nome di Gesù: durante il loro corso, venivano fatte adorare e baciare dai fedeli delle tavolette di legno colorate in oro e azzurro sulle quali era dipinto o inciso il trigramma IHS sormontato da una croce e inscritto in un sole.
Il biografo più accreditato per quanto concerne la vita e le opere di San Bernardino da Siena è Bernabeo da Siena. Egli era molto legato alla città di Ancona, ma aveva a lungo predicato anche nel piceno, zona nella quale si trovava quando nel 1432 venne a sapere che i Senesi irritati per l’invasione della Val d’Elsa da parte di Nicolò Piccinino[2], decisero di partecipare alla guerra di Lucca. Bernabeo riporta infatti: «Illis temporibus Bernardinus erat in agro Piceno». Bernabeo torna nuovamente sul rapporto tra Bernardino e le Marche più avanti, quando già il Santo è tornato a Siena, poco dopo la battaglia di Anghiari (1440): «Inde in agrum Picenum, ut antea dictum est, deveniens illic verbum Dei operatum per hunc sanctum virum fuisseclarius apparuit. Nam, quia parum de doctrina christiana instituti incolae illi erant castella, urbes, villasque quasi omnes amore et caritate Dei motus circuivit»[3]. Il Santo più avanti si lamenta del fatto che gli abitanti delle Marche poco credevano in Dio, poiché le loro terre erano fertili e vivevano nell’agio. Questi fatti sono riportanti anche dai biografi[4] successivi, come Amadeo Maria Luzzi da Venezia in Vita di San Bernardino edito da Poletti a Venezia nel 1744[5], ma anche nei recenti saggi di Daniele Solvi[6] o Letizia Pellegrini[7]. Dalla testimonianza di Barnabeo possiamo dedurre che il Santo soggiornò nel Piceno per un lungo periodo. Tale ipotesi è avvalorata anche dalla testimonianza del cronista di Forlì, Giovanni di Mastro Pedrino dipintore[8], il quale afferma che egli predicò nella sua Città dal marzo alla fine di luglio 1431[9]. Un’ulteriore fonte che avvalora il fatto che Bernardino abbia visitato le città della Marca, ci proviene dal suo seguace, Roberto da Lecce[10], il quale afferma: «omnes Italiae civitates et maiores et minores et mediocres»[11]. Inoltre un codice manoscritto appartenuto ai Francescani di Roccacontrada (oggi Arcevia), visionato dall’erudito Lancellotti e oggi perduto, stando a quest’ultimo testimonierebbe la presenza del Santo ad Arcevia e Camerino. La notizia è riportata anche da Anselmi in Nota storica sulla predicazione di S. Bernardino in Arcevia[12]. La testimonianza più vetusta sulla predicazione di San Bernardino nelle Marche è quella di Bricchi negli Annali di Cagli, nei quali si afferma che il Santo nel 1428 predicò nella piazza di Cagli. Agli annali attinse poi Attilio Maestrini nel 1892 per la stesura di La Chiesa Cattedrale di Cagli dai primordi fino al 1792[13], ove è riportata la medesima notizia. Maestrini, avendo attinto anche alla documentazione dell’Archivio di Stato oggi perduta, aggiunge anche che il Santo sarebbe stato ospite del giurista Luca Preziosi. Un ulteriore testimonianza ci viene dalla Biblioteca Corsini di Roma, nella quale è conservato un manoscritto[14] di 54 capitoli in volgare di Sante Bonocore da Penna San Giovanni. L’opera fu commissionata da un ricco mercante di Verona ed esemplata nel maggio del 1451 da Giovanni di Giunta da Romano, detto Buzetti. Sull’ultima carta si legge: «Questa opera del inclito e sancto miser Sancto Bernardino fece fare Sancte Bonocore […] cithadino e merchante de la cita de Verona. Scrito per Zohanne di Zonta dito de Buzetti de Rumano citadino e mercadante de la cita de Bressa e in quello tempo habitator de la dita cita de Verona, 1451 die penultimo mensis madii»[15]. L’autore fu un Minore osservante di una certa rilevanza in quanto nel 1458 divenne ministro provinciale della Marca[16]. Inoltre il suo nome assieme a quello di altri francescani è inciso sulla facciata della chiesa di S. Francesco di Penna San Giovanni, a testimonianza di coloro che si impegnarono affinché quell’edificio fosse costruito per i Frati Minori[17].
Di seguito riportiamo il passo in cui Sante Bonocore da Penna San Giovanni testimonia la presenza del Santo nella Marca: «Capitolo quarto ove l’auctor dimostra el triompahal stendardo che portava Sancto Bernardino del nome sanctissimo de Jesu sì come Paulo resusitato. Questo el nome del Salvator che dal anzelo fo pronunciato al qual s’inclina ogni creatura zoè Jesu ella soa eccillentissima dignità publicava. Et como stendardo portava depinto per insigna et publicamente ne le suoy predichi sic dimostrando»[18].
Un altro passo interessante è quello del capitolo sesto relativo ad Urbino e a Guidantonio da Montefeltro[19]. Dal passo si deduce che Guidantonio d’accordo con la sorella Anna promosse e ottenne l’unione del monastero delle Clarisse di S. Silvestro fuori le mura a quello cittadino di Santa Lucia e la costruzione del convento di San Donato, che non a caso il figlio Federico dedicò a San Bernardino da Siena[20]. Dunque, per quale motivo il Duca avrebbe dovuto dedicare il convento a San Bernardino se questo non avesse avuto contatti diretti con la Città? Questo elemento costituisce un’ulteriore prova del legame tra il Santo e le Marche.
Un ultimo elemento che lega ulteriormente Bernardino alle Marche è costituito dalle sue tante invettive contro l’usura che portarono allo sviluppo dei Monti di Pietà, a tal proposito non ci dimentichiamo che i primi sorsero proprio nelle Marche e che le sue prediche e quelle dei suoi seguaci ne agevolarono la fondazione. Egli fu anche autore di un trattato contro l’usura Tractatus de contractis et usuris conservato presso la Biblioteca Trivulziana del Castello Sforzesco di Milano[21].
Note
[1] Istruttore direttivo presso Biblioteca civica “Romolo Spezioli” di Fermo.
[2] Niccolò Piccinino (Perugia, 1386 – Cusago o Corsico, 15 ottobre 1444) è stato un condottiero e capitano di ventura italiano. Fu signore di Albareto, Borgo Val di Taro, Borgonovo Val Tidone, Calestano, Candia Lomellina, Castell’Arquato, Castelponzone, Compiano, Costamezzana, Fiorenzuola d’Arda, Frugarolo, Marzolara, Orvieto, Pellegrino Parmense, Pianello Val Tidone, Pontremoli, Solignano, Somaglia, Tabiano, Varano de’ Melegari, Varese Ligure, Vigolone e Visiano.
Si veda: W. Block, Die condottieri, Berlino, Anghieri, 1913; Piccinino, Niccolò, in Dizionario di storia, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 2010.
[3] Acta Sanctorum Maii, V, pp. 280, 282, 283.
[4] Per una biografia scientifica sul Santo si veda: D. Pacetti, De sancti Bernardini Senensis operibus…, che va completato con un articolo dello stesso Pacetti, Le postille autografe sopra l’Apocalisse di S. Bernardino da Siena recentemente scoperte nella Biblioteca Nazionale di Napoli, in Arch. frane. histor., LVI (1963), pp. 40-70, relativo appunto ad un lavoro inedito del santo, e con un altro, dello stesso autore, che completa il quadro della cultura bernardiniana. L'”Expositio super Apocalypsim” di Mattia di Svezia, precipua fonte dottrinale di s. Bernardino da Siena,in Arch. franc. histor., LIV (1961), pp. 273-302. Per l’importanza di B. nella considerazione della vita economica, oltre al lavoro di A. E. Trutenberger, San Bernardino da Siena. Considerazioni sullo sviluppo dell’etica economica cristiana nel primo Rinascimento, Bern 1951, non sempre sicuro nell’interpretazione del pensiero del santo, si vedano specialmente J. T. Noonan, The Scolastic Analysis of Usury, Cambridge Mass., pp. 71-77 e 126-128 (tenendo conto delle importanti osservazioni, specialmente valide proprio per B., di O. Capitani, nella sua recensione in Bull. dell’Ist. stor. ital. per il Medio Evo e Archivio Muratoriano, 70 [1958], pp. 546, 557, 561 s.) e Un traité de morale économique au XIVe siècle. Le Tractatus de usuris de maître Alexandre d’Alexandrie, a cura di A.-M. Hamelin, Louvain – Montréal-Canada-Lille 1962, pp. 6, 30, 43, 48 s., 60, 85, 93 s., 98, 101, 104, 113.
[5] A. M. Luzzi da Venezia, Vita di San Bernardino, Venezia, Poletti, 1744.
[6] D. Solvi, Le vite quattrocentesche di S. Bernardino da Siena. 2. L’agiografia su Bernardino Santo (1450-1460), Firenze, Sismel-Edizioni del Galluzzo, 2014.
[7] L. Pellegrini, Il processo di canonizzazione di Bernardino da Siena (1445-1450), Grottaferrata, 2009.
[8] Giovanni di Mastro Pedrino, ossia Giovanni Merlini, era figlio di un Pedrino di Merlino che aveva una bottega di pittore. Anche Giovanni, quindi, su esempio del padre, si dedicò a questa professione, aprendo una bottega propria. Si impegnò anche nella vita pubblica cittadina, ricoprendo varie cariche: prima nel Consiglio dei Quaranta, poi più volte tra gli Anziani o anche nelle balìe incaricate di raccolte straordinarie di denaro. Comparve anche tra gli amministratori straordinari dei beni dell’Abbazia di San Mercuriale, nell’attesa dell’elezione del nuovo abate (1457). Giovanni appartenne alla confraternita dei Battuti Bigi, alla quale, peraltro, pare fosse legata anche la sua famiglia. Della sua attività di pittore poco rimane: si tratta di una lunetta raffigurante il miracolo della Madonna del Fuoco, conservata nel Duomo di Forlì, che rivelerebbe uno stile tardo-gotico. Giovanni, pertanto, è soprattutto noto per il suo lavoro di storico: una Cronica che ha goduto di un largo successo, sia per l’ampiezza di orizzonte degli avvenimenti trattati sia per la felice organizzazione del materiale. Giovanni morì a Forlì tra il 3 aprile e il 16 novembre 1465.
Su di lui si veda:

  1. Guerrini Ferri, Dall’ambiguità alla comprensione: storia e significato di un codice d’autore (BAV, Vat. lat., 10490), in Scrittura e civiltà, XIV (1990), pp. 123–149; A. Vasina, (Giovanni di maestro Pedrino dipintore), in Repertorio della cronachistica emiliano-romagnola, Roma 1991, pp. 96–99.

[9] G. Mazzatinti, S. Bernardino da Siena a Forlì, in Miscellanea francescana, V, 33-34, 1890.
[10] Roberto Caracciolo detto fra Roberto da Lecce (Lecce, 1425 – 6 maggio 1495) è stato un francescano e vescovo cattolico italiano. Secondo Domenico De Angelis, l’origine del nobile Fra Roberto Da Lezze è la seguente: «Nacque egli dalla Famiglia de’ Caraccioli del Leone, chiamata Svizzera, e dal Ramo de’ Signori d’Arnesano, detto altrimenti Caraccioli di Brindisi; dipendendo questo Ramo da un tal Landolfo Giustiziere di Principato, Nipote del rinomato Berardo Caracciolo, Cancelliero, e Cameriero della Corte Romana, Protonotaro Apostolico, Priore di Bari, Compare e Consigliere di Carlo Primo, figliuolo di uno degli altri Cinque Fratelli del detto Berardo, da’ quali discende tutta l’origine dei Caraccioli del Leone.» Fu un francescano dei minori osservanti, verso il 1453 passò ai frati minori conventuali. Nominato cappellano pontificio predicò la Crociata nell’Italia centro-settentrionale, quindi fu nominato predicatore della Cappella Reale di Napoli. Fu nominato vescovo di Aquino da papa Sisto IV, quindi vescovo di Lecce (1484-1485) e di nuovo di Aquino. Nel 1480-1481 partecipò, al seguito di Alfonso duca di Calabria, alla liberazione di Otranto conquistata dai turchi a seguito del Sacco di Otranto.
Su Roberto da Lecce si Veda.

  1. L. Jansen, Preaching as playwriting: a semi-dramatic sermon of the fifteenth century, in Michael F. Cusato; Guy Geltner (a cura di), Defenders and Critics of Franciscan Life: Essays in Honor of John V. Fleming, BRILL, 2009, pp. 237–47.

[11] L. Wedding, Annales Minorum, XII, p. 61.
[12] A. Anselmi, Nota storica sulla predicazione di S. Bernardino in Arcevia, in Miscellanea Francescana, VII, n. 108, 1893.
[13] A. Maestrini, La chiesa cattedrale di Cagli dai primordi fino al 1792: memoria storica, Cagli, Tip. Balloni, 1892, p. 11.
[14] Roma, Biblioteca Corsini, Ms. Corsin. Pergamena n. 788.
[15] Ibidem.
[16] L. Wadding, Annales, XIII, 138, anno 1459, n. 41.
[17] M. Fugazza (a cura di), Penna San Giovanni, Aspetti storici culturali economici, Civitanova Marche, 1 Edizioni Media Service Cooperativa, 1997, p. 32.
[18] L. Wadding, Annales. XI, 52 a. 1438 e 262.
[19] Giudantonio da Montefeltro nacque nel 1378. Nel 1404 si fece investire da papa Bonifacio IX conte di Urbino fino alla terza generazione per 1 200 fiorini. Essendosi in seguito distaccato dal papa per unirsi al re Ladislao d’Angiò-Durazzo, che nel 1411 lo creò gran connestabile del Regno di Napoli, fu scomunicato. Con questo pretesto, conquistò Assisi. In seguito si riconciliò con lo Stato Pontificio e fece ossequio a papa Martino V divenendone il principale alleato assieme agli Sforza e che sostenne contro Braccio da Montone. Nel 1426 il papa lo investì del dominio di Castel Durante, ovvero Urbania, che egli assediò ed occupò nel 1427. Nel 1430 assediò Lucca con l’esercito fiorentino ma venne pesantemente sconfitto da Niccolò Piccinino e dai lucchesi. Per Federico (e non Guidantonio), stando alla testimonianza di Giorgio Vasari, lavorò a lungo Piero della Francesca.
Su di lui si veda: Ugolini, Storia dei conti e duchi di Urbino, Urbino, 1859.
[20] D. O. Marrani, Petroia e Federico da Montefeltro, Gubbio, Tip. Eugubina, 1983, p. 18.
[21] Biblioteca Trivulziana, Fondo manoscritti, Triv. 674. – secolo 15. – ff. 238

Riccardo RENZI (1994). Dopo la laurea triennale in Lettere classiche presso l’Università degli studi di Urbino, discutendo una tesi recante titolo “La nobiltà in Francia nei primi due secoli dell’età moderna” (febbraio 2017), ha conseguito la Laurea magistrale in Scienze Storiche presso l’Università di Macerata discutendo una tesi dal titolo “Latin historian’s manuscripts and incunabola preserved at Fermo Public Library Romolo Spezioli” (ottobre 2020). Ha inoltre conseguito una Summer school in metrica e ritmica greca presso la Scuola di metrica dell’Università di Urbino (2016), il percorso psico-pedagogico per l’insegnamento (24 CFU) presso l’Università di Macerata (2019) e i diplomi in LIM e Tablet. Nell’ottobre 2022 consegue il Master di primo livello in “Operatore delle biblioteche”. Ha insegnato materie letterarie presso l’Istituto di Formazione Professionale Artigianelli di Fermo dall’ottobre 2021 al marzo 2023, attualmente, dopo la vittoria del concorso pubblico di categoria D1 presso il IV settore del Comune di Fermo, lavora come Istruttore Direttivo presso la Biblioteca civica Romolo Spezioli di Fermo. È membro dei comitati scientifici e di redazione delle riviste Scholia e Il Polo, è inoltre vicedirettore della rivista Scholia (Didattica) e membro del comitato scientifico del Centro Studi Sallustiani. È inoltre socio dell’Aib, della Società Dantesca Fermana, dell’Unipop di Fermo e dell’Associazione teste di Rapa di Rapagnano. Per contattare l’autore clicca qui !

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