Bucchiano: un castello medievale scomparso

Bucchiano: un castello medievale scomparso di Riccardo Renzi
A partire dagli anni Settanta del Novecento sia i geografi che gli storici si sono iniziati ad interessare al tema delle sedi/centri urbani che sono del tutto scomparsi nel corso del tempo. Ebbene sì, centri urbani interi, non per forza romani o medievali, completamente inglobati nel terreno e nella vegetazione. La materia che oggi si occupa di tale tema è definita geografia storica delle sedi umane. Come si può ben capire tali argomenti per essere affrontati hanno bisogno di una forte interdisciplinarità, che vada dall’archeologia alla geografia, passando per la storia, la storia dell’arte e la ricerca documentaria in archivio. Da ciò ne deriva un’ottica geografica in grado di esprimere, in dati di distribuzione sul territorio, i complessi ed intricati legami tra le caratteristiche ambientali e le decisioni umane che presiedono alla realizzazione e allo sviluppo di un insediamento.
Nel Fermano uno dei casi più noti è senza dubbio quello di Bucchiano sotto al comune di Monte Rinaldo. Monte Rinaldo è un piccolo comune di 322 abitanti in provincia di Fermo. La sua millenaria storia ha avuto inizio nel primo millennio a.C., poiché i Piceni, emigrati dalla Sabina, colonizzando totalmente quel territorio. Successivamente in seguito alla Terza guerra Sannitica prima e alla guerra Sociale poi, il territorio passò gradualmente sotto il controllo di Roma. Dopo la caduta dell’Impero d’Occidente, durante il dominio longobardo, divenne un fiorente centro agricolo. Dai resti dell’insediamento romano, posto nei pressi del fiume Indaco, nacquero i centri fortificati del territorio che risalgono al VI secolo. Per quanto concerne la storia del nucleo abitativo moderno del Comune, essa risale ai primi anni del 1000, quando iniziò ad intrecciarsi con quella di Monsampietro Morico. Il normanno Malugero Melo, figlio di Drogone d’Altavilla, conte delle Puglie, in fuga con la madre Porzia raggiunse le terre fermane, dove sposò una certa Mòrica, e la coppia ebbe tre figli, uno dei quali di nome Rinaldo. Malugero Melo d’Altavilla fece costruire un castello situato nell’attuale territorio comunale e lo affidò proprio al figlio Rinaldo. Intorno ad esso iniziò a svilupparsi tutto l’agglomerato urbano, il quale iniziò ad essere rilevante a partire dal XII secolo. Il territorio di Monte Rinaldo, essendo una zona di frontiera, nel medioevo, fu conteso dal ducato di Fermo, dalla città di Ascoli e dai monaci farfensi della vicina Santa Vittoria. Dal punto di vista archivistico il primo documento che lo menziona è la donazione Rainberga del 1032, con cui la badessa di un monastero di Petritoli dona il castello all’abbazia di Montecassino (S. Virgili, Monte Rinaldo, Centobuchi, Linea grafica, 2014, pp. 12-20).
Dopo questa opportuna e dovuta contestualizzazione storica, passiamo al nostro insediamento scomparso: Bucchiano. Tale insediamento si andò ad innestare sulle rovine romane riportate alla luce tra il 1958 e 1962 presenti in contrada Cuma. Bucchiano iniziò a svilupparsi dalla fine del X secolo d.C. Dell’insediamento restano a terra i perimetri delle mura di cinta e delle torri difensive. La contrada Bucchiano prende il nome dalle macerie dell’insediamento (B. Egidi, Le tracce di Bucchiano a Monte Rinaldo come contributo alla geografia delle sedi scomparse nel fermano, in Quaderni dell’Archivio storico arcivescovile di Fermo, n. 17-18, 1994, pp. 173-188). Il catrum come tutti quelli della zona doveva avere spiccate caratteristiche delle fortificazioni feudali (IGM, F. 125, III, S.O., Santa Vittoria in Matenano). L’esistenza di Bucchiano è da collocare in un arco di tempo che va dalla fine del X alla fine del XIV secolo. Sia le fonti storiche che quelle orali narrano di una forte rivalità con Montelparo (E. Treves – G. Strafforello, Dizionario universale di geografia, storia e biografia, Milano, Fratelli Treves, 1887). Il castello aveva una funzione di controllo e presidio lungo l’asse mediano del Fermano delimitato dai Sibillini, dai possedimenti Farfensi e da quelli Fermani. Il castello controllava un modesto territorio tra quello Fermano e quello Farfense. L’ubicazione stessa lo connotava strategicamente. La data di scomparsa dell’insediamento è precisa, 23 marzo 1379, per distruzione totale, ad opera dei soldati di Montelparo e Santa Vittoria in Matenano, in un periodo di conflitto tra Giovanni Orsini, Rettore della Marca, e Rinaldo da Monteverde, tiranno di Fermo. Bucchiano in quel periodo era governato da Fucaporo, alleato di Rinaldo da Monteverde. Alla distruzione del castello non è seguita una fase di ricostruzione e non ci sono pervenuti documenti sulla destinazione degli abitanti. Lo spazio una volta occupato dal castello è stato conteso sino al 1539 da Montelparo e Monterinaldo. Il canone nei territori governati dal castello lo ha continuato a riscuotere Santa Vittoria in Matenano sino ai primi anni del Settecento (Nepi – Settimi, 1977, p. 244).t
I primi documenti che nominano Bucchiano sono degli inizi del XII secolo. Interessante è la donazione del 1129 da parte di Giberto di Fantolino del castello di Bucchiano a Farfa (Obbligazione di Giberto di Fantolino a favore del Monastero Farfense per i Castelli di Poggio, Bucclano e Pastina nel Codice diplomatico della Terra di Santa Vittoria, n. XI, G. Colucci, t. XXIX, 1796). All’interno delle mura castellane doveva esserci anche una chiesa intitolata a San Pietro e menzionata nelle Rationes Decimarum.
Riccardo RENZI (1994). Dopo la laurea triennale in Lettere classiche presso l’Università degli studi di Urbino, discutendo una tesi recante titolo “La nobiltà in Francia nei primi due secoli dell’età moderna” (febbraio 2017), ha conseguito la Laurea magistrale in Scienze Storiche presso l’Università di Macerata discutendo una tesi dal titolo “Latin historian’s manuscripts and incunabola preserved at Fermo Public Library Romolo Spezioli” (ottobre 2020). Ha inoltre conseguito una Summer school in metrica e ritmica greca presso la Scuola di metrica dell’Università di Urbino (2016), il percorso psico-pedagogico per l’insegnamento (24 CFU) presso l’Università di Macerata (2019) e i diplomi in LIM e Tablet. Nell’ottobre 2022 consegue il Master di primo livello in “Operatore delle biblioteche”. Ha insegnato materie letterarie presso l’Istituto di Formazione Professionale Artigianelli di Fermo dall’ottobre 2021 al marzo 2023, attualmente, dopo la vittoria del concorso pubblico di categoria D1 presso il IV settore del Comune di Fermo, lavora come Istruttore Direttivo presso la Biblioteca civica Romolo Spezioli di Fermo. È membro dei comitati scientifici e di redazione delle riviste Scholia e Il Polo, è inoltre vicedirettore della rivista Scholia (Didattica) e membro del comitato scientifico del Centro Studi Sallustiani. È inoltre socio dell’Aib, della Società Dantesca Fermana, dell’Unipop di Fermo e dell’Associazione teste di Rapa di Rapagnano. Per contattare l’autore clicca qui !
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