Cingoli e le origini del francescanesimo femminile nella Marca

Cingoli e le origini del francescanesimo femminile nella Marca di Riccardo Renzi

Il presente lavoro intende approfondire lo studio il francescanesimo femminile delle origini nella zona del centro della Marca.
Tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo si vennero a creare in tutta Europa, soprattutto nell’Italia centrale, molte comunità religiose femminili che, come quelle maschili avevano fatto nei secoli precedenti, aspiravano alla povertà. Esse però, a differenza delle maschili, non appartenevano a regole già stabilite. Il Concilio Lateranense IV del 1215 stabilì che chi volesse fondare una nuova casa religiosa, era obbligato ad accettare come forma di vita una delle regole istituzionali allora esistenti:
«Ne nimia religionum diver sitas gravem in ecclesia Dei confusionem inducat, firmiter prohibemus, ne quis de cetero novam religionem inveniat, sed quicumque voluer it ad religionem conver t i, unam de approbat is a ssumat. Similiter qui voluer it religiosam domum fundare de novo, regulam et inst itut ionem accipiat de religionibus approbatis».
Da ciò appare chiaro come mancasse un ordine femminile a cui potessero appoggiarsi le nuove aggregazioni di dominae che proprio in quel periodo stavano sorgendo. Ma un inserimento ex novo in quel momento era impensabile, esso poteva passare solo attraverso gli ordini maschili già esistenti. Fu però solo nel corso del XIII secolo che la sede centrale di Roma si decise a regolarizzare e organizzare tali ordini. Nel luglio del 1216 venne in Italia Giacomo da Vitry per essere consacrato vescovo, egli portava con sé le richieste delle comunità femminili della zona di Liegi che desideravano essere regolarizzate. Durante il viaggio vide le tante comunità femminili umbre, che per lui costituirono un modello di aggregazione da riportare nella sua terra. I movimenti monastici femminili del Duecento, ancora privi di un ordinamento, non potevano far altro che richiamarsi a un movimento, che stava muovendo i suoi primi passi in quel periodo e che da lì a poco sarebbe divenuto travolgente: il Francescanesimo.
Le Marche furono immediatamente investite, forse più dell’Umbria da tale movimento. Come si afferma nel saggio di Maria Cristina Marano, Le clarisse nelle Marche gli insediamenti del XIII secolo, che ancora fa scuola, il movimento francescano femminile delle origini, nella sua autogenerazione, è sempre affiancato dall’opera delle figure istituzionali ecclesiastiche, che in un goffo tentativo progettuale cercano di istituzionalizzare il movimento. Il primo esempio di convento francescano femminile è quello di San Giacomo di Colle Luce in Cingoli. In questa città a partire dalla fine del XII e inizi XIII secolo sono documentati insediamenti di donne negli ospedali che correvano lungo la cinta muraria della città. Queste già in quegli anni facevano vita comunitaria. Il primo caso però di presenza francescana femminile è proprio quello del monastero di San Giacomo di Colle Luce. L’unica menzione fatta di tale convento, tra gli storici eruditi dei secoli precedenti, è quella ad opera di Padre Candido Mariotti, che in qualità di Ministro Provinciale dei Minori delle Marche per la riunione della Congregazione a Jesi il 28 dicembre del 1899, nella sua relazione sui monasteri, affermò che quello di San Giacomo di Colle Luce in origine era un convento di monache. La prima menzione di una comunità monastica femminile presso Colle Luce è del 1233. La menzione del monastero è relativa al passaggio di alcune terre in quella località da Atto di Rolando a Benvenuto di Grimaldo di Gozo. In un documento datato 1235 tali donne sono dette «dominae commorantes in domo Collis Lucis». Come sostenuto da Sensi in Comunità penitenziali tra due e trecento tra Umbria e Marche e dalla Bartolacci in Il complesso mondo delle donne. Indagine sugli insediamenti “francescani” femminili nelle Marche durante il pontificato di Gregorio IX, doveva trattarsi, in origine, di un complesso che ospitava una comunità penitenziale e che in breve tempo mediante donazioni ha accumulato beni e una domus. I lavori per la costruzione dell’edificio iniziano nel 1238, questo lo possiamo dedurre dal fatto che agli inizi del 1239 il vescovo Sinibaldo offre l’indulgenza a tutti coloro che avessero portato doni per il completamento dell’edificio nei pressi di Colle Luce (In questo periodo le donne sono ancora chiamate renclusae, il che ci spinge a pensare che ancora nel 1239 l’area fosse penitenziale). Come riportato anche dalla Bartolacci, esiste solo un documento, o meglio, ci è pervenuto un solo documento che colleghi tale insediamento all’ordine francescano, datato 1240: «Rainaldus divina providentia Auximanus Episcopus dilectis in Christo filiabus Abbatissae ac sororibus reclusis monasteri Sancti Jacobi de Plaja Insulae et iste sorores […] Ordo pauperum monialium reclusarum». Prova questa, che accerta la ptresenza di un francescanesimo femminile a Cingoli, prima di ogni altra fondazione nella Marca.

Bibliografia

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J. Leclerq, Femminile, monachesimo, in Dizionario degli istituti di perfezione, vol. I I I, coll. 1446-51, Roma, 1962-1976;
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M.P. Alberzoni, Dalla domus del cardinale d’Ostia alla curia di Gregorio IX, in Gregorio IX e gli Ordini mendicanti, Atti del XXXVIII Convegno internazionale, (Assisi, 7-9 ottobre 2020), Spoleto, 2011, pp. 75-121;
F. Bartolacci, Il complesso mondo delle donne. Indagine sugli insediamenti “francescani” femminili nelle Marche durante il pontificato di Gregorio IX, in Franciscana, Bollettino della Società internazionale di studi francescani, XIV, 2012, p. 131;
G. Marozzi, L’Epistolario di padre Candido Mariotti, conservato presso la Biblioteca storico-francescana e picena “S. Giacomo della Marca” di Falconara Marittima, in Picenum Seraphicum, anno 32, nuova serie, 2018, pp. 98-102;
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Archivio di Stato di Macerata, Archivio comunale di Cingoli, Fondo Santa Caterina, pergamena n. 856;
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M. Sensi, Comunità penitenziali tra due e trecento tra Umbria e Marche, in Studia Picena, 2001, pp. 166-207;
M. Sensi, Storie di bizzocche tra Umbria e Marche, Roma, Edizioni di storia e letteratura, 1995, pp. 10-17.

Riccardo RENZI (1994). Dopo la laurea triennale in Lettere classiche presso l’Università degli studi di Urbino, discutendo una tesi recante titolo “La nobiltà in Francia nei primi due secoli dell’età moderna” (febbraio 2017), ha conseguito la Laurea magistrale in Scienze Storiche presso l’Università di Macerata discutendo una tesi dal titolo “Latin historian’s manuscripts and incunabola preserved at Fermo Public Library Romolo Spezioli” (ottobre 2020). Ha inoltre conseguito una Summer school in metrica e ritmica greca presso la Scuola di metrica dell’Università di Urbino (2016), il percorso psico-pedagogico per l’insegnamento (24 CFU) presso l’Università di Macerata (2019) e i diplomi in LIM e Tablet. Nell’ottobre 2022 consegue il Master di primo livello in “Operatore delle biblioteche”. Ha insegnato materie letterarie presso l’Istituto di Formazione Professionale Artigianelli di Fermo dall’ottobre 2021 al marzo 2023, attualmente, dopo la vittoria del concorso pubblico di categoria D1 presso il IV settore del Comune di Fermo, lavora come Istruttore Direttivo presso la Biblioteca civica Romolo Spezioli di Fermo. È membro dei comitati scientifici e di redazione delle riviste Scholia e Il Polo, è inoltre vicedirettore della rivista Scholia (Didattica) e membro del comitato scientifico del Centro Studi Sallustiani. È inoltre socio dell’Aib, della Società Dantesca Fermana, dell’Unipop di Fermo e dell’Associazione teste di Rapa di Rapagnano. Per contattare l’autore clicca qui !

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