Conferenza “Matteo da Gualdo”

Importante tappa del progetto “Sulle orme di Matteo da Gualdo” dedicato al pittore gualdese omonimo. Il prossimo sabato 2 marzo 2024, alle ore 16.00, presso la chiesa di Santa Chiara, storico edificio della città medievale oggi sede degli Sbandieratori, si terrà la conferenza che presenterà e commenterà in maniera scientifica l’apposizione del cartello sul luogo di nascita del maestro del Rinascimento Eccentrico.
Un punto di svolta più fisico rispetto agli apparati digitali fino ad ora concepiti, ma pur sempre legato alla piattaforma web tramite un qr code. In questa maniera il visitatore, il curioso o lo studente, potrà facilmente consultare la storia dell’artista e le sue opere mentre esplora i vicoli che hanno ospitato Matteo da Gualdo e molti altri personaggi legati alla sua storia e alla grande storia, passata anche per Gualdo Tadino.
Il progetto insiste in un autunno di Medioevo e in una terra particolarmente viva e dinamica: l’Appennino umbro-marchigiano, da scoprire nelle sue mille sfaccettature attraverso la pittura.
“Un mondo artistico fortemente legato al tardogotico, quello di Matteo”, – dice il curatore, Matteo Bebi“che talvolta pare seguire gli aspri orizzonti delle montagne che è abituato a vedere, gli aguzzi profili delle pietre che compongono lo spazio che vive e gli onirici toni dei tramonti invernali sull’Umbria orientale. La sua arte prende molto da quegli allievi dello Squarcione, leggendario maestro padovano, che il Longhi definiva brigata di disperati vagabondi figli di sarti, di barbieri, di calzolai e contadini. Eppure, quella brigata, riesce a tradurre un linguaggio tutto nuovo e personale, portandolo fin sull’irto Appennino. Il gualdese assomma così più suggestioni: sulla solida base gotica compaiono festoni crivelleschi, profili vicini al Sassetta, caratterizzazioni sognanti che riecheggiano Cosmè Tura e infine, forse piegato alle novità, una ricerca spaziale più studiata, ma sempre indagata attraverso i personaggi, senza disconoscere le impressioni pierfrancescane, più evidenti in ambiti assisiati. Matteo è un personaggio colto e vive una città all’apice del suo splendore culturale: un vertice intellettuale che dà spesso le vertigini. Il Rinascimento italiano, e quindi anche quello Eccentrico, si accompagna infatti a tragici fatti di guerra.”
Attraverso il pittore scopriamo così anche i protagonisti di quegli anni a cavallo tra Medioevo ed Evo Moderno: da Federico da Montefeltro agli Sforza, da Lucrezia Borgia a Machiavelli. Tutto questo e molto altro in un progetto sul territorio e per il territorio, già in fase di espansione su altri pittori, anche attraverso produzioni editoriali.
“Più rinascenze” – conclude Bebi – “e una anche qui, in Appennino, che si estrinseca in una lingua tutta personale, mutuando linearismi e preziosismi gotici, influenze senesi, il padovano amore per l’antico e un vago luminismo di Piero. Cos’è Gualdo in quel Rinascimento? Chi erano gli interpreti di quell’apice culturale tutto locale? Cosa può significare riappropriacene?
Queste alcune delle domande sulle quali si farà luce, insieme all’importanza dello spazio fisico, luogo dove rivedere, seppur virtualmente o con la fantasia, quel lontano passato, e quindi i loro protagonisti, per poter in qualche modo riconoscervi anche noi stessi.
Una prima prova, e una prima bozza di ciclo di studi dedicati a questo particolare momento di passaggio tra Medioevo ed Età Moderna in Appennino.
L’appuntamento si aprirà con i saluti del sindaco di Gualdo Tadino, Massimiliano Presciutti, della direttrice del Polo Museale, Catia Monacelli, del presidente dell’Ente Giochi de le Porte, Claudio Zeni, del Lions Club, rappresentato da Sissi Palmieri, di Luca Centini, presidente degli Sbandieratori, e di Stefano Ragugini, presidente Balestrieri Waldum. Si passerà quindi agli interventi della professoressa Patrizia Dragoni, docente di museologia e critica artistica e del restauro presso l’Università degli Studi di Macerata, di Stefano Bordoni, archeologo, già presso l’Università di Edimburgo, di Nello Teodori, architetto e curatore del Museo del Somaro, di Daniele Amoni, documentarista e fotografo, e del curatore del progetto, lo storico e autore Matteo Bebi. Moderatrice sarà Elisabetta Scassellati. L’iniziativa, patrocinata anche dalla Regione Umbria, è la prima di una serie che andranno ad interessare il territorio in una già ricordata funzione didattica ma anche turistica.

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