Francesco d’Appignano del Tronto: alla scoperta di un teologo ascolano di Riccardo Renzi
Uno dei personaggi più interessanti del francescanesimo marchigiano, ovviamente dopo San Giacomo, è sicuramente Francesco d’Appignano. Sul retro della chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista presso Appignano del Tronto una lapide ricorda il teologo francescano della prima metà del Trecento. La lapide è di recente fattura, fu, infatti, istallata solo nel 2001. La lapide è il frutto della riscoperta recente di tale personaggio ad opera soprattutto del suo paese natale, il quale negli ultimi venti anni sta organizzando incontri di caratura nazionale per valorizzarne la figura e il ricordo. Dietro a tutto ciò c’è però stato il fortissimo impegno di studiosi del francescanesimo come padre Nazzareno Mariani, Domenico Priori, Massimo Balena, Emidio Santoni, Elma Grelli e Maria Nazzarena Agostini[1]. L’obiettivo è quello di inserire Francesco tra i maggiori teologi del Trecento.
I dati biografici relativi al francescano non sono molti e spesso discordanti. Sappiamo che nacque intorno al 1290, altre fonti dicono 1285, nel borgo di Appignano del Tronto in provincia di Ascoli Piceno, nella diocesi di Ascoli Piceno, la quale all’epoca era parte della Marca di Ancona[2]. Apparteneva alla famiglia dei Rubeus di Appignano[3]. Si avvicinò al francescanesimo minorita seguendo il maestro beato Giovanni Duns Scoto[4]. Attorno al 1310 si trasferì a Parigi per studiare teologia presso l’Università, in tal modo entrò a far parte degli educatori francescani. Terminati gli studi insegnò per un breve periodo in uno studium universitario francescano a noi sconosciuto, per poi ritornare presso lo studium parigino come lettore sulle Sentenze di Pietro Lombardo nel corso di laurea in teologia dell’anno accademico 1319-1320. Dalle fonti risulta che Francesco rimase a Parigi sino al 1323, quando divenne maestro di teologia[5]. Il suo testo di maggior successo è sicuramente il Commento alle Sentenze di Pietro Lombardo. Il primo di questi libri è stato pubblicato a cura di Nazzareno Mariani, mentre gli altri sono stati curati da un gruppo di studiosi facenti capo alle università di Lovanio, Friburgo, Colonia, Nicosia e Macerata. In questi libri ha sviluppato, tra le altre cose, le critiche alle teorie aristoteliche del moto. Tali teorie le sviluppò sicuramente partendo dagli insegnamenti di Giovanni Scoto. Le diverse versioni dei libri di Commento pervenute sino a noi sono imputabili al fatto che essi deriverebbero dalle trascrizioni degli studenti durante le lezioni. Le notizie relative ai suoi itinerari in questi anni sono realmente scarse, anche se è deducibile dalle fonti dell’Ordine che fu inviato ad Avignone. Altre suggeriscono che lasciò Parigi almeno temporaneamente già nel 1321 per essere a consiliis alla corte di Roberto d’Angiò, re di Napoli, capo del guelfismo italiano e legato all’ordine francescano spirituale[6]. Altre ancora indicano che egli rimase a Parigi almeno fino al 1323, per poi essere promosso a maestro di teologia per aver composto diversi commentari accademici, tra cui due sulla Metafisica aristotelica e uno sulla Fisica[7]. Altre fonti ancora dicono che fu presente al Capitolo generale francescano di Perugia e che il 6 giugno 1322 sottoscrisse la risoluzione con la quale veniva dichiarata lecita la tesi secondo la quale Cristo e gli apostoli non avevano mai posseduto alcunché[8]. Una delle fonti più certe sui suoi itinerari è quella che nel 1328 lo vede come lettore nello studium del convento francescano di Avignone, sede della corte papale. L’ipotesi della permanenza di Francesco ad Avignone già dal 1324, si basa su un errore d’interpretazione delle fonti[9]. Scrittori di cronache successive hanno affermato che Francesco fu eletto ministro provinciale francescano della Marca Anconetana nel 1327, ma studi recenti confutano definitivamente questa affermazione con delle prove[10]. Nel documento, che indica la sua presenza ad Avignone nell’aprile del 1328, si parla anche del dissidio che ebbe con Papa Giovanni XXII per il sostegno del Ministro francescano Generale Michele da Cesena sulla questione della povertà apostolica[11]. La vicinanza con il Papa durante il suo periodo avignonese non giovò affatto alla sua carriera. Anzi, tale vicinanza, segnò in modo indelebile negativamente la sua vita, ricordiamo, infatti, che questi furono gli anni nei quali si ebbe la rottura totale tra papato e gruppo dirigente dell’Ordine francescano. Giovanni XXII punì tutti i francescani che bramavano un ritorno all’applicazione radicale della Regola e che aspiravano ad una vita in totale povertà per raggiungere un grado più alto di perfezionamento cristiano. Quando la situazione precipitò del tutto, come anticipato, Francesco si schierò con il Generale dell’Ordine francescano, Michele da Cesena, che si era messo contro le tesi portate avanti dal Pontefice. Entrambi furono costretti a fuggire da Avignone e Francesco scrisse subito un trattato, l’Improbatio, (edito recentemente da padre Nazzareno Mariani) nel quale si contestavano le tesi portate avanti dal Pontefice. Gli ultimi dieci anni di vita del francescano furono molto difficili, fu costretto a trasferirsi a Monaco di Baviera dove visse sotto la protezione dell’Imperatore. Fu catturato dalle autorità pontificie nel 1341 e processato sino a quando nel 1343 abiurò. Nel 1344 fece una ritrattazione formale e si riconciliò con la chiesa e con l’Ordine. La data della sua morte non è nota[12].
I dati biografici relativi al francescano non sono molti e spesso discordanti. Sappiamo che nacque intorno al 1290, altre fonti dicono 1285, nel borgo di Appignano del Tronto in provincia di Ascoli Piceno, nella diocesi di Ascoli Piceno, la quale all’epoca era parte della Marca di Ancona[2]. Apparteneva alla famiglia dei Rubeus di Appignano[3]. Si avvicinò al francescanesimo minorita seguendo il maestro beato Giovanni Duns Scoto[4]. Attorno al 1310 si trasferì a Parigi per studiare teologia presso l’Università, in tal modo entrò a far parte degli educatori francescani. Terminati gli studi insegnò per un breve periodo in uno studium universitario francescano a noi sconosciuto, per poi ritornare presso lo studium parigino come lettore sulle Sentenze di Pietro Lombardo nel corso di laurea in teologia dell’anno accademico 1319-1320. Dalle fonti risulta che Francesco rimase a Parigi sino al 1323, quando divenne maestro di teologia[5]. Il suo testo di maggior successo è sicuramente il Commento alle Sentenze di Pietro Lombardo. Il primo di questi libri è stato pubblicato a cura di Nazzareno Mariani, mentre gli altri sono stati curati da un gruppo di studiosi facenti capo alle università di Lovanio, Friburgo, Colonia, Nicosia e Macerata. In questi libri ha sviluppato, tra le altre cose, le critiche alle teorie aristoteliche del moto. Tali teorie le sviluppò sicuramente partendo dagli insegnamenti di Giovanni Scoto. Le diverse versioni dei libri di Commento pervenute sino a noi sono imputabili al fatto che essi deriverebbero dalle trascrizioni degli studenti durante le lezioni. Le notizie relative ai suoi itinerari in questi anni sono realmente scarse, anche se è deducibile dalle fonti dell’Ordine che fu inviato ad Avignone. Altre suggeriscono che lasciò Parigi almeno temporaneamente già nel 1321 per essere a consiliis alla corte di Roberto d’Angiò, re di Napoli, capo del guelfismo italiano e legato all’ordine francescano spirituale[6]. Altre ancora indicano che egli rimase a Parigi almeno fino al 1323, per poi essere promosso a maestro di teologia per aver composto diversi commentari accademici, tra cui due sulla Metafisica aristotelica e uno sulla Fisica[7]. Altre fonti ancora dicono che fu presente al Capitolo generale francescano di Perugia e che il 6 giugno 1322 sottoscrisse la risoluzione con la quale veniva dichiarata lecita la tesi secondo la quale Cristo e gli apostoli non avevano mai posseduto alcunché[8]. Una delle fonti più certe sui suoi itinerari è quella che nel 1328 lo vede come lettore nello studium del convento francescano di Avignone, sede della corte papale. L’ipotesi della permanenza di Francesco ad Avignone già dal 1324, si basa su un errore d’interpretazione delle fonti[9]. Scrittori di cronache successive hanno affermato che Francesco fu eletto ministro provinciale francescano della Marca Anconetana nel 1327, ma studi recenti confutano definitivamente questa affermazione con delle prove[10]. Nel documento, che indica la sua presenza ad Avignone nell’aprile del 1328, si parla anche del dissidio che ebbe con Papa Giovanni XXII per il sostegno del Ministro francescano Generale Michele da Cesena sulla questione della povertà apostolica[11]. La vicinanza con il Papa durante il suo periodo avignonese non giovò affatto alla sua carriera. Anzi, tale vicinanza, segnò in modo indelebile negativamente la sua vita, ricordiamo, infatti, che questi furono gli anni nei quali si ebbe la rottura totale tra papato e gruppo dirigente dell’Ordine francescano. Giovanni XXII punì tutti i francescani che bramavano un ritorno all’applicazione radicale della Regola e che aspiravano ad una vita in totale povertà per raggiungere un grado più alto di perfezionamento cristiano. Quando la situazione precipitò del tutto, come anticipato, Francesco si schierò con il Generale dell’Ordine francescano, Michele da Cesena, che si era messo contro le tesi portate avanti dal Pontefice. Entrambi furono costretti a fuggire da Avignone e Francesco scrisse subito un trattato, l’Improbatio, (edito recentemente da padre Nazzareno Mariani) nel quale si contestavano le tesi portate avanti dal Pontefice. Gli ultimi dieci anni di vita del francescano furono molto difficili, fu costretto a trasferirsi a Monaco di Baviera dove visse sotto la protezione dell’Imperatore. Fu catturato dalle autorità pontificie nel 1341 e processato sino a quando nel 1343 abiurò. Nel 1344 fece una ritrattazione formale e si riconciliò con la chiesa e con l’Ordine. La data della sua morte non è nota[12].
Note
[1] R. Lambertini, Un comune marchigiano e il suo teologo francescano. Appignano del Tronto alla riscoperta di Francesco, inquieto pensatore del Trecento, in La Marca Francescana, anno I, n. 1, 2007, pp. 27-29.
[2] G. G. Sbaraglia, Supplementum et castigatio ad scriptores trium ordinum S. Francisci a Waddingo aliisve descriptos; cum adnotationibus ad Syllabum matyrum eorundem ordinum, Ex typographia S. Michaelis ad ripam apud Linum Contedini, Roma 1806 – opera postuma. 1° volume di 3, Rome, 1908, p. 257.
[3] Biographical Index of the Middle Ages, Berend Wispelwey, De Gruyter Saur 2008
[4] G. Alliney, Giovanni Duns Scoto. Introduzione al pensiero filosofico, Bari, Edizioni di Pagina, 2012; si veda anche S. Gersh, Da Giamblico a Eriugena. Origini e sviluppi della tradizione pseudo-dionisiana, Bari, Edizioni di Pagina, 2009, pp. 38-46.
[5] R. Lambertini, Un comune marchigiano, cit., p. 28.
[6] L. Wadding, Scriptores Ordinis minorum.., Romae, 1906, pp. 77, 84, 93.
[7] Napoli, Biblioteca Nazionale, VII, C.27: “Explicit fratris Francisci de Marchia super primum Sententiarum secundum reportationem factam sub eo tempore, quo legit Sententias Parisius anno Domini 1320.
[8] R. Lambertini, Francis of Marchia in Encyclopedia of Medieval Philosophy; unico; Dordrecht, –Netherlands: Springer Netherlands -Dordrecht Netherlands, Kluwer Academic Publishers; 2011, pp. 361.
[9] Giacomo di Pamiers, Quodlibet.
[10] R. Lambertini, Francis, cit., p. 361.
[11] Nicolaus Minorita, Chronica, Documentation on Pope John XXII, Michael of Cesena and The Poverty of Christ with Summaries in English. A Source Book, ed. G. Gal and D. Flood, New York, Bonaventure, 1996, p. 189; “Acta, gesta et facta fuerunt praedicta coram religiosis et honestis viris, fratribus Ordinis Minorum, Francisco de Esculo, in sacra theologia doctore et lectore tunc in conventu Fratrum Minorum de Avenione…”
[12] R. Lambertini, Un comune marchigiano, cit., p. 29.
[2] G. G. Sbaraglia, Supplementum et castigatio ad scriptores trium ordinum S. Francisci a Waddingo aliisve descriptos; cum adnotationibus ad Syllabum matyrum eorundem ordinum, Ex typographia S. Michaelis ad ripam apud Linum Contedini, Roma 1806 – opera postuma. 1° volume di 3, Rome, 1908, p. 257.
[3] Biographical Index of the Middle Ages, Berend Wispelwey, De Gruyter Saur 2008
[4] G. Alliney, Giovanni Duns Scoto. Introduzione al pensiero filosofico, Bari, Edizioni di Pagina, 2012; si veda anche S. Gersh, Da Giamblico a Eriugena. Origini e sviluppi della tradizione pseudo-dionisiana, Bari, Edizioni di Pagina, 2009, pp. 38-46.
[5] R. Lambertini, Un comune marchigiano, cit., p. 28.
[6] L. Wadding, Scriptores Ordinis minorum.., Romae, 1906, pp. 77, 84, 93.
[7] Napoli, Biblioteca Nazionale, VII, C.27: “Explicit fratris Francisci de Marchia super primum Sententiarum secundum reportationem factam sub eo tempore, quo legit Sententias Parisius anno Domini 1320.
[8] R. Lambertini, Francis of Marchia in Encyclopedia of Medieval Philosophy; unico; Dordrecht, –Netherlands: Springer Netherlands -Dordrecht Netherlands, Kluwer Academic Publishers; 2011, pp. 361.
[9] Giacomo di Pamiers, Quodlibet.
[10] R. Lambertini, Francis, cit., p. 361.
[11] Nicolaus Minorita, Chronica, Documentation on Pope John XXII, Michael of Cesena and The Poverty of Christ with Summaries in English. A Source Book, ed. G. Gal and D. Flood, New York, Bonaventure, 1996, p. 189; “Acta, gesta et facta fuerunt praedicta coram religiosis et honestis viris, fratribus Ordinis Minorum, Francisco de Esculo, in sacra theologia doctore et lectore tunc in conventu Fratrum Minorum de Avenione…”
[12] R. Lambertini, Un comune marchigiano, cit., p. 29.
Riccardo RENZI (1994). Dopo la laurea triennale in Lettere classiche presso l’Università degli studi di Urbino, discutendo una tesi recante titolo “La nobiltà in Francia nei primi due secoli dell’età moderna” (febbraio 2017), ha conseguito la Laurea magistrale in Scienze Storiche presso l’Università di Macerata discutendo una tesi dal titolo “Latin historian’s manuscripts and incunabola preserved at Fermo Public Library Romolo Spezioli” (ottobre 2020). Ha inoltre conseguito una Summer school in metrica e ritmica greca presso la Scuola di metrica dell’Università di Urbino (2016), il percorso psico-pedagogico per l’insegnamento (24 CFU) presso l’Università di Macerata (2019) e i diplomi in LIM e Tablet. Nell’ottobre 2022 consegue il Master di primo livello in “Operatore delle biblioteche”. Ha insegnato materie letterarie presso l’Istituto di Formazione Professionale Artigianelli di Fermo dall’ottobre 2021 al marzo 2023, attualmente, dopo la vittoria del concorso pubblico di categoria D1 presso il IV settore del Comune di Fermo, lavora come Istruttore Direttivo presso la Biblioteca civica Romolo Spezioli di Fermo. È membro dei comitati scientifici e di redazione delle riviste Scholia e Il Polo, è inoltre vicedirettore della rivista Scholia (Didattica) e membro del comitato scientifico del Centro Studi Sallustiani. È inoltre socio dell’Aib, della Società Dantesca Fermana, dell’Unipop di Fermo e dell’Associazione teste di Rapa di Rapagnano. Per contattare l’autore clicca qui !
