I Clareni e le Marche: alcuni esempi dal sud della regione

I Clareni e le Marche: alcuni esempi dal sud della regione di Riccardo Renzi

Per comprendere in modo approfondito il fenomeno del francescanesimo nell’Italia centrale, non si può prescindere dalla vicenda legata ai Clareni. Le prime comunità eremitiche di clareni sorsero nell’Italia centrale tra il 1437 e il 1439: il loro stile di vita si ispirava alla predicazione di Angelo Clareno[1], che propugnava il ritorno alla stretta osservanza della regola francescana e alla restaurazione della povertà evangelica; pur rifacendosi alla figura di Clareno, non erano “spirituali” né “fraticelli” e più volte i pontefici intervennero in difesa della loro forma di vita. Diffusi nelle Marche, in Umbria, in Abruzzo e nel Lazio, in origine erano soggetti alla giurisdizione dei vescovi locali ma, l’11 marzo 1473, papa Sisto IV li unì all’ordine francescano e diede loro la facoltà di eleggersi un vicario generale. Tale situazione durò pochi anni perché i clareni tornarono presto sotto la giurisdizione vescovile. I clareni conservarono la propria indipendenza anche dopo la separazione dei frati della regolare osservanza dai conventuali (1517), ma papa Pio V, con la bolla Beatus Christus salvatoris del 23 gennaio 1568, li incorporò ai minori osservanti. Ma da questo discorso resta escluso un gruppo di Clareni, quello dei Clareni ortodossi, molto studiati da Oliger[2]. Quando nel 1317 papa Giovanni XXII[3] li condannò, alcuni di loro per aver salva la vita passarono all’ortodossia. Altri trovarono invece la protezione dei vescovi delle diocesi, come ricorda l’Oliger[4]. Uno di questi casi emblematici è rappresentato dall’azione di Francesco Monaldi de Brancaleonibus, vescovo di Camerino (1328-1356), il quale dopo aver conventualizzato i fraticelli de paupere vita dimoranti nella sua diocesi concedendo loro una regola e l’abito, incappò nella censura pontificia, dalla quale fu assolto nel 1339. Un altro caso emblematico fu quello di Giacomo da Cingoli, vescovo di Fermo (1334-1348) che rischiò anche lui di incappare in ripercussioni papaline per la difesa dei Clareni. Cercò poi di regolarizzarli anche papa Niccolò IV, il quale diede loro una regola e da quel momento in poi la congregazione si definì: Società dei poveri eremiti di fra Angelo da Chiarino del terz’Ordine del beato Francesco[5]. La riorganizzazione dei Clareni fu lunga e graduale e particolarismi si rivelano anche all’interno di singole diocesi. Interessante è andare ad esaminare la situazione nelle singole diocesi, partendo proprio da quelle menzionate nella bolla Meritis piae vitae di Niccolò IV del 4 luglio 1447: Fermo, Foligno, Camerino, Spoleto, Narni, Amelia, Ascoli Piceno, Città dell’Aquila e Rieti[6]. Niccolò andava semplicemente, con quest’atto, a confermare ciò che i Clareni avevano già ottenuto da Eugenio IV[7]. Nella supplica, inserita nella lettera pontificia, si accenna allo sviluppo della congregazione clarena sotto fra Andrea Cole da Fermo, loro superiore dal tempo di papa Bonifacio IX e si ricordano oltre dieci fondazioni clarene approvate proprio in quegli anni in quattro diocesi della Penisola: Camerino, Foligno, Fermo, Spoleto[8]. La seconda in ordine d’elenco è S. Maria de “”””, ove possiamo affermare che la lacuna vada integrata con “de silva” o “de scoppio”. Se questa ipotesi portata avanti da molti storiografi locali, fosse esatta, l’eremo va identificato con S. Maria della Selva sotto il territorio di Amandola e la diocesi di Fermo. Tale eremo, infatti, venne menzionato anche nella bolla Beatus Christus salvatoris del 23 gennaio 1568 di papa Pio V[9]. Stando allo storico Ferranti, l’eremo venne menzionato per la prima volta nelle carte municipali alla fine del 1360. Inoltre un testamento del 1423 ci assicura la presenza di Clareni nei boschi dei distretti diocesani di Amandola, San Ginesio[10] e Gualdo[11]. Una prova tangibile del ruolo sociale che i Clareni ebbero nel territorio di Amandola è la delibera del consiglio comunale del 1439: «super petitionem fratrum heremitrum de Silva». Si deliberava il dono di un vestito ciascuno a fra Lodovico, a fra Giovanni da Amandola e ai loro compagni che dimoravano presso S. Maria della Selva[12]. Un altro documento che ne dimostra la presenza è quello del 28 novembre 1462, nel quale fra Lodovico fa una petizione al comune di Amandola. Nel documento si legge che egli è appartenente all’ordine di fra Angelo Clareno e risiede presso Santa Maria in Selva. Un altro documento ci da anche lo spessore dei rapporti tra i vari conventi clareni, è una mediazione/arbitra del 22 giugno del 1493, ove fra Masseo da Spello era giunto ad Amandola proprio per dirimere una questione tra i conventuali[13].
Spostandoci invece proprio a Fermo un documento importante conservato presso l’Archivio della diocesi di Fermo è quello che il vescovo emanò il 5 agosto 1414 per la fondazione di un eremo di “juspatronato locale”. Un abitante di Fermo, precisamente di contrada Pila, chiese con supplica al vescovo di poter far erigere per scontare i suoi peccati un oratorio rurale in zona Monterosano (oggi, Monterosato), non lontano dall’eremo clareno di Monterubbiano di Santa Maria del Soccorso. Il benefattore oltre alla chiesa munita di campanile, voleva farci costruire intorno delle casette per i fraticelli che volevano condurre vita eremitica. Inoltre alla chiesa era legato un terreno di 50 moggi. Nel documento non vi è alcuna menzione alla regola seguita, dunque con molta probabilità anche in questo caso si tratta di Clareni.
Come si è visto dai vari esempi i Clareni sono potuti sopravvivere grazie alla protezione delle diocesi e dei loro vescovi, e dei tanti benefattori laici.

Note
[1] Angelo Clareno al secolo Pietro (Chiarino, 1255 circa – Marsicovetere, 15 giugno 1337), è stato un religioso italiano, frate dell’Ordine dei Francescani, che aderì alla corrente degli spirituali diventandone l’esponente di spicco e successivamente fondatore dell’ordine dei Fraticelli. Nel 1274 entrò nell’ordine dei francescani di Cingoli (o di Fossombrone) e presto aderì alle idee del mistico calabrese Gioacchino da Fiore e alla corrente spirituale dell’Ordine, considerata dalle autorità ecclesiastiche un’eresia. Per questo motivo fu condannato al carcere a vita nel 1280. Liberato per intervento del ministro generale dell’Ordine Raimondo Gaufridi verso il 1289, fu inviato insieme a Tommaso da Tolentino, Marco da Montelupone, Pietro da Macerata ed Angelo da Tolentino in Armenia, da dove tornò in Italia nel 1294 con l’elezione al pontificato di Celestino V. Gli spirituali ripresero ad essere perseguitati dal successivo pontefice Bonifacio VIII e nel 1299 Angelo si rifugiò per alcuni anni in Grecia. In Grecia acquisì una discreta conoscenza del greco e si dedicò alla traduzione in latino di varie opere patristiche come La scala del Paradiso di Giovanni Climaco. Rientrò nel 1305, alla scomparsa di papa Bonifacio, e divenne il capo degli spirituali delle Marche e dell’Umbria: i suoi seguaci furono successivamente denominati clareni in onore del loro capo. Nel 1311 fu convocato ad Avignone, dove fu processato e scagionato da papa Clemente V; ma in seguito, avendo ottenuto un gran seguito di popolo anche per aver incitato alla ribellione gli spirituali di Narbona durante una cerimonia in memoria di Pietro di Giovanni Olivi, nel 1317 venne scomunicato da papa Giovanni XXII, il grande nemico degli spirituali che lo consideravano la perfetta impersonificazione dell’Anticristo. Protetto dal cardinale Giacomo Colonna, alla morte di questi, nel 1318, dovette fuggire a Subiaco, dove fondò l’ordine dei Fraticelli (o Fratelli della vita povera) organizzato come un ordine francescano indipendente e contestò la legittimità dell’autorità papale. Per sfuggire all’Inquisizione si ritirò infine a Marsicovetere, in Basilicata, presso il convento di Santa Maria di Loreto, dove attirò tantissimi fedeli del luogo, avendo prodotto un’effervescenza religiosa basata su una spiritualità che predicava la povertà degli ecclesiastici e il rinnovamento della vita in attesa dell’Apocalisse. Qui Angelo Clareno spirò il 15 giugno 1337 e la sua tomba divenne meta di frequenti pellegrinaggi. Clareno fu venerato dai suoi seguaci che lo consideravano beato e crearono, ispirandosi al suo insegnamento, la Congregazione dei Clareni, riconosciuta dalla Chiesa e unita definitivamente ai francescani osservanti da Pio V con la bolla Beatus Christus salvatoris del 23 gennaio 1568.
Su Clareno si veda: L. von Auw, Angelo Clareno et les spirituels italiens, Edizioni di storia e letteratura, Roma, 1979; A. Sancricca, Da Poveri eremiti a Frati Minori della custodia di s. Girolamo de Urbe: il complesso iter intrapreso dai frati di Angelo Clareno e gli spazi di autonomia conquistati a margine della Ire vos (1517), in atti 45 ° conv. Internazionale, Identità Francescane agli inizi del Cinquecento, Società Internazionale di Studi Francescani, Fondazione Centro Italiano di studi sull’Alto Medioevo, Spoleto, 2018.
[2] L. Oliger, Documenta inedita ad historiam fraticellorum spectantia, in AFH VI (1913), pp. 730-736.
[3] Bullarium fr. V, 134-135 n. 297 “Sancta romana” del 30/12/1317.
[4] AFH, VI, 1913, pp. 267-274.
[5] M. Sensi, Dossier sui Clareni della Valle Spoletana, in Picenum Seraphicum XI (1974), pp. 315-404.
[6] Ibidem.
[7] Bullarium fr., N. S. I., 901-902, n. 1823.
[8] M. Sensi, Dossier sui Clareni della Valle Spoletana, in Picenum Seraphicum XI (1974), pp. 315-404.
[9] Annales Min., Regestum, XLI, 558-562.
[10] Monastero di San Liberato.
[11] P. Ferranti, Memorie storiche della città di Amandola, I, Ripatransone, 1985.
[12] Ivi., p. 591-592.
[13] M. Sensi, Documenti e approcci per i clareni della Marca Anconetana, in Picenum Seraphicum, 1983, n. 19.

Riccardo RENZI (1994). Dopo la laurea triennale in Lettere classiche presso l’Università degli studi di Urbino, discutendo una tesi recante titolo “La nobiltà in Francia nei primi due secoli dell’età moderna” (febbraio 2017), ha conseguito la Laurea magistrale in Scienze Storiche presso l’Università di Macerata discutendo una tesi dal titolo “Latin historian’s manuscripts and incunabola preserved at Fermo Public Library Romolo Spezioli” (ottobre 2020). Ha inoltre conseguito una Summer school in metrica e ritmica greca presso la Scuola di metrica dell’Università di Urbino (2016), il percorso psico-pedagogico per l’insegnamento (24 CFU) presso l’Università di Macerata (2019) e i diplomi in LIM e Tablet. Nell’ottobre 2022 consegue il Master di primo livello in “Operatore delle biblioteche”. Ha insegnato materie letterarie presso l’Istituto di Formazione Professionale Artigianelli di Fermo dall’ottobre 2021 al marzo 2023, attualmente, dopo la vittoria del concorso pubblico di categoria D1 presso il IV settore del Comune di Fermo, lavora come Istruttore Direttivo presso la Biblioteca civica Romolo Spezioli di Fermo. È membro dei comitati scientifici e di redazione delle riviste Scholia e Il Polo, è inoltre vicedirettore della rivista Scholia (Didattica) e membro del comitato scientifico del Centro Studi Sallustiani. È inoltre socio dell’Aib, della Società Dantesca Fermana, dell’Unipop di Fermo e dell’Associazione teste di Rapa di Rapagnano. Per contattare l’autore clicca qui !

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