I francescani a Pesaro e il passaggio da fuori a dentro le mura

I francescani a Pesaro e il passaggio da fuori a dentro le mura di Riccardo Renzi

I legami tra il francescanesimo e la città di Pesaro sono molti e profondi. La prima chiesa dedicata a San Francesco fu fondata in Pesaro a pochi anni di distanza dalla morte del Santo umbro[1]. Questa notizia ci è riportata nel Cronicon civitatis Pisaurensis di Tommaso Diplovatazio, redatta attorno al 1508, una copia autografa assieme ad una del XVIII secolo sono conservate presso la Biblioteca Oliveriana di Pesaro[2]. La struttura, come era stato per altre città delle Marche come Cingoli, Fermo e Ascoli[3], in un primo momento fu edificata fuori dalle mura cittadine: «Adverte quod ecclesia Sancti Francisci erat extra civitatem in burgo Sancti Petri». Nel Cronicon, Tommaso Diplovatazio ne parla a c. 46 v. a proposito di un privilegio concesso a quei frati da papa Clemente VI agli inizi del 1267. Quella zona della Città (borgo di S. Pietro o di porta Fanestra) ebbe però vita breve, infatti già nel 1347 sarebbe stato distrutto, poiché l’autore del Cronicon parlando del sistema di difesa suburbano non ne fa più menzione. Alla decadenza del borgo aveva già parlato relativamente all’anno 1267: «que ecclesia et etiam burgus fuerunt derupte»[4]. Dunque i francescani appena giunti a Pesaro si andarono a stabilire presso la chiesa di San Pietro fuori le mura, la quale fino al 1188 era di proprietà dei canonici del Duomo[5]. Pellegrini, Paciocco e Del Fuoco sono tutti concordi con l’Olivieri, secondo il quale la chiesa sarebbe stata concessa ai francescani nel 1231 dal vescovo di Pesaro, Bartolomeo I d’Ancona. Questi storici basano la loro ipotesi sul fatto che furono concessi ai francescani, proprio in quell’anno, 12 denari per avviare la loro attività[6]. Tre ulteriori documenti avvalorano la presenza francescana in quel luogo, il primo del 1244[7], il secondo del 1257 conservato presso l’Archivio arcivescovile di Ravenna[8] e il terzo del 26 gennaio 1292[9]. Come si è detto in precedenza, a Pesaro, prima della fine del Duecento, avvenne ciò che si può riscontrare in molte altre città della Marchia Anconitana, cioè che i conventi francescani andarono in contro al fenomeno dell’inurbamento[10]. Prima di andare avanti spenderemo alcune righe per spiegare cosa fu la Marchia Anconitana ai meno esperti. Con tale termine si intende una delle sei amministrazioni provinciali con cui il Capitolo generale dei francescani nel 1217 divise l’Italia. La Marchia si estendeva dal Tronto al Foglia, con la Massa Trabaria e il Montefeltro. In seguito, per essere meglio amministrata, fu ripartita in sette custodie. È inoltre interessante sapere come per Dante esiste una sovrapposizione linguistica a quella territoriale. Secondo il Sommo Poeta essa fa parte della metà di ‛ sinistra ‘ dell’Italia linguistica, tra Apulia (in parte) e Romagna (VE I X 7; al § 8 gli Anconitani sono posti tra i Calabri – cioè gli ‛ Apuli ‘ orientali [cfr. anche XII 7] – e i Romagnoli). Il dialetto della zona è inserito (VE I XI 3) tra i più brutti della penisola: «Post hos [i Romani] incolas anconitanae marchiae decerpamus [” strappiamo via “], qui ‛Ghignamente scate, sciate’ locuntur». Tornando a noi, dopo questa breve digressione, secondo gli storici Francesco Fabbri e Anna Falcioni[11], è da respingere l’ipotesi che i frati si sarebbero trasferiti dentro le mura nel 1270 grazie alla donazione effettuata dai Malatesti, di una chiesa, poiché il casato in quella data non aveva ancora acquisito alcun potere a Pesaro. Tale notizia ci è riportata dal manoscritto n. 204 della Biblioteca Oliveriana, Historia della vita et morte del glorioso S. Terenzio martire titulare della cattedrale et protettore della città di Pesaro, con agiunta di molte note antiche et moderne di essa città et suo distretto[12]. Molto più veritiera sembra essere invece la notizia riportata nel Cronicon civitatis Pisaurensis: «Anno Christi 1325. Hoc anno Iannes 22° summus pontifex ad istantiam et petitionem domini Pandulfi concessit ministro generali et fratribus ordinis Minorum licentiam edificandi monasterii in diocesi Pisariensi»[13]. A questo punto dobbiamo ricordare come questo fosse un momento, per questa zona territoriale, scandito da lotte intestine tra autonomie locali e dominio papale, e come i pontificati da quello di Innocenzo III (1198-1216) sino a quello di Gregorio IX (1227-1241), abbiano rappresentato più un dominio di facciata dello Stato Pontificio sulla Marca che reale. A tal proposito fu proprio Innocenzi III a riconoscere l’autonomia organizzativa alla città di Pesaro nel 1199. I Papi successivi però puntarono a riannettere e riunificare tutto il territorio marchigiano grazie ad una riforma complessiva della morale, della politica e delle strategie sociali per un controllo più diretto dei cittadini. In tutto ciò giocò un ruolo importantissimo l’ordine francescano, che a partire dalla fine del Duecento, spostandosi all’interno delle mura cittadine, si mise a disposizione della città. A partire dal secolo XIII, la Chiesa si rese conto dell’importanza dei nuovi ordini domenicano e francescano, al fine dell’attuazione delle nuove strategie e politiche attuate dalla sede centrale. Dopo l’emanazione della bolla Supra montem del 1289 da parte di papa Niccolò IV, con la quale veniva riconosciuto a S. Francesco il ruolo di fondatore dell’ordine e si approvava la regola del Terz’Ordine francescano, ai francescani, dal Papa, «fu affidato il compito di visitatori delle confraternite penitenziali, cosicché i rapporti tra Francescani e santità dei Penitenti/Terziari divennero più saldi»[14]. Iniziarono poi a diffondersi i culti dei terziari e i francescani si andarono a radicare sempre più sul territorio.

Note

[1] Morì il 4 ottobre del 1226.
[2] Sono rispettivamente i manoscritti 1422 e 1116 dell’Oliveriana.
[3] A tal proposito si vedano gli articoli di R. Renzi in questa rivista.
[4] Pesaro, Biblioteca civica Oliveriana, Ms. 1422, c. 46 v.
[5] Pesaro, Biblioteca civica Oliveriana, Ms. 1422, c. 70 r.
[6] A. Abati Olivieri Giordani, Memorie per la storia della chiesa pesarese nel secolo 13, Pesaro, Gavelli, 1779, p. 64.
[7] Un testamento di un nobile pesarese indirizzato al convento.
[8] Testimonianza dell’esistenza di un Guardiano dei Minori francescani in quel luogo.
[9] È una lettera d’indulgenza indirizzata da papa Niccolò IV, primo papa francescano, proprio a quel convento. Si veda: G. Parisciani, I frati Minori conventuali delle Marche: (sec. 13.-20.), Ancona, Curia provinciale frati minori conventuali, 1982, p. 288; Bullarium franciscanum, IV, Romae, 1768, pp. 315-317; I francescani nelle Marche: secoli 13.-16, a cura di Luigi Pellegrini e Roberto Paciocco, Cinisello Balsamo, Silvana editoriale, 2000.
[10] G. Barone, Ordini mendicanti e mondo comunale, in Studi medievali, 3. serie, 19., 1. (1978), pp. 479-482.
[11] A. Falcioni, Giovanni Malatesta, in Dizionario Biografico degli italiani, 68, Roma, 2007, pp. 53-56.

[12] Pesaro, Biblioteca civica Oliveriana, ms. 204, Fa. Fabbri, Historia della vita et morte del glorioso S. Terenzio martire titulare della cattedrale et protettore della città di Pesaro, con agiunta di molte note antiche et moderne di essa città et suo distretto, sec. XVII, c. 89 v.
[13] Pesaro, Biblioteca civica Oliveriana, Ms. 1422, c. 69 v.
[14] A. Falcioni, Il francescanesimo a Pesaro in età malatestiana (secoli XIV – XV), in Studia Picena vol. 83 (2018) pp. 39-50.

Riccardo RENZI (1994). Dopo la laurea triennale in Lettere classiche presso l’Università degli studi di Urbino, discutendo una tesi recante titolo “La nobiltà in Francia nei primi due secoli dell’età moderna” (febbraio 2017), ha conseguito la Laurea magistrale in Scienze Storiche presso l’Università di Macerata discutendo una tesi dal titolo “Latin historian’s manuscripts and incunabola preserved at Fermo Public Library Romolo Spezioli” (ottobre 2020). Ha inoltre conseguito una Summer school in metrica e ritmica greca presso la Scuola di metrica dell’Università di Urbino (2016), il percorso psico-pedagogico per l’insegnamento (24 CFU) presso l’Università di Macerata (2019) e i diplomi in LIM e Tablet. Nell’ottobre 2022 consegue il Master di primo livello in “Operatore delle biblioteche”. Ha insegnato materie letterarie presso l’Istituto di Formazione Professionale Artigianelli di Fermo dall’ottobre 2021 al marzo 2023, attualmente, dopo la vittoria del concorso pubblico di categoria D1 presso il IV settore del Comune di Fermo, lavora come Istruttore Direttivo presso la Biblioteca civica Romolo Spezioli di Fermo. È membro dei comitati scientifici e di redazione delle riviste Scholia e Il Polo, è inoltre vicedirettore della rivista Scholia (Didattica) e membro del comitato scientifico del Centro Studi Sallustiani. È inoltre socio dell’Aib, della Società Dantesca Fermana, dell’Unipop di Fermo e dell’Associazione teste di Rapa di Rapagnano. Per contattare l’autore clicca qui !

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