I templari del Monte Cucco

I templari del Monte Cucco di Euro Puletti

Itinerario tra Scheggia e Pascelupo, Fossato di Vico, Sigillo e Costacciaro

Due mansioni templari distanti, in linea d’aria, meno di dieci chilometri l’una dall’altra. Gli insediamenti storicamente accertati dei cavalieri del Tempio di Gerusalemme erano presenti nell’area dell’attuale Parco Naturale Regionale di Monte Cucco in un territorio a cavallo dei comuni umbri di Scheggia e Pascelupo, Fossato di Vico, Sigillo e Costacciaro.
I monaci-guerrieri possedevano una precettorìa (luogo di controllo viario, gestione dei beni e governo del territorio) a Perticano, oggi frazione del comune anconetano di Sassoferrato. Una vicina commenda agricola che sorgeva invece a Collina di Purello, attuale frazione di Fossato di Vico (Pg), dipendeva in modo diretto dall’abbazia benedettino-templare di San Giustino d’Arna, situata nei pressi di Piccione, un paese a pochi chilometri da Perugia.
La sede templare di “Rigo Petroso” o “Rivoretroso” (oggi Perticano), nel versante orientale del Massiccio di Cucco e bagnata dall’impetuoso Torrente Rio Freddo, è stata, con ogni probabilità, quella di maggiore rilevanza storica. Posta tra la Marca e l’Umbria, a controllo dell’importante viabilità, appenninica e transappenninica, tra le sue proprietà comprendeva anche le originarie fondazioni monastiche benedettine dell’Eremo di San Girolamo di Monte Cucco e dell’Abbazia dei Santi Emiliano e Bartolomeo Apostolo in Congiùntoli. La sua influenza arrivava sino al territorio perugino intorno all’antica città di Arna, distante ben 80 chilometri. A partire dal 1310, con il processo ai “Templari del Monte Cucco”, celebrato a Gubbio, nel palazzo della chiesa avellanita-camaldolese di Santa Croce del Mercato ed in quello del vescovado, dal tribunale itinerante della Santa Inquisizione, che sospese e, praticamente, soppresse, localmente, l’Ordine della Milizia del Tempio, la precettorìa con le sue vaste proprietà fondiarie, venne definitivamente chiusa. I suoi membri, raggiunti da mandato di comparizione, furono processati in contumacia. Nel 1333 la struttura venne rilevata dagli Ospitalieri, allora guidati dal maestro giovannita Fra’ Angelo.
Templari a Purello Storicamente accertata da inoppugnabili documenti d’archivio, la seconda sede templare del Cucco, situata ad occidente del Massiccio di Monte Cucco e, più precisamente, nei pressi dell’attuale Purello di Fossato di Vico, prendeva il nome di Santa Croce de Culiano (“S. Crucis de Culiano” o, più tardi, “S. Crucis Hierosolomit[anae]” e “S. Crucis de Culiano Cruciferorum”) ed era una diretta emanazione dell’Abbazia benedettino-templare di San Giustino d’Arna, edificio abbaziale ancora oggi presente nelle campagne di Piccione di Perugia. La dimora (il cui appellativo toponimico deriva dal nome proprio di persona latino Julius), di fatto scomparve nel XVII secolo, quando venne nel luogo dove sorgeva venne costruita la piccola chiesa rurale di Santa Croce di Collina. Le terre vennero affidate ai conti Santinelli di Pesaro, cavalieri di Malta.
La chiesa scomparsa di Perticano, detta, dal luogo ove sorgeva, de “La Costaccia”, s’elevava, qualche centinaio di metri a sud-est della parrocchiale attuale, sopra una modesta altura, dove, qua e là, fra rovi e pietre, se ne ravvisano, tuttora, le esigue spoglie. Il luogo, che anche la tradizione orale oltreché un preciso scritto dell’ex parroco del paese, don Francesco Berardi, indica quale quello della chiesa originaria del centro pedeappenninico, dovette essere abbandonato non più d’un secolo dopo la sua sottrazione ai templari.
Durante le periodiche lavorazioni agricole i contadini trovarono, a più riprese, resti di ossa umane, probabilmente identificabili con uomini inumati sotto al pavimento o lungo il perimetro murario esterno della chiesa. Nei campi circostanti emersero casualmente anche alcune monete d’epoca romana e medievale. Una striscia di terra (“petiam terre”) templare s’estendeva, poi, anche lungo il piano dell’antichissimo mulino di Perticano, lungo il Rio Freddo e la strada: “item unam aliam petiam terre positam […] in plano Molini iusta flumen Pertecani et via”.
La scoperta di una piscaria Un’altra proprietà fondiaria dei Templari di Perticano era ubicata “in Pescaria” e lungo la strada (“iusta viam”). Il toponimo Piscaria indicava, e di sovente, un invaso artificiale, realizzato per allevare i pesci. I monaci se ne cibavano in modo frequente soprattutto per ragioni rituali e liturgiche. Nel 2010, seguendo le tracce di un microtoponimo dialettale-guida, “Le Pescàe”, le indagini dello studioso Claudio Paterniani hanno permesso di localizzare, con buona probabilità, l’antico sbarramento templare delle acque lungo il Torrente Rio Freddo ed anche il relativo, piccolo invaso, destinato all’allevamento dei pesci.
La vigna templare Da Perticano, oltrepassato il ponte sul Rio Freddo, si prende la strada per il suggestivo, e perfettamente restaurato Castello Rotondo di Pascelupo. Percorsi circa cinquecento metri, però, c’è la possibilità di deviare, a destra, per una strada, che, inerpicandosi, a serpentina, su su per il fianco meridionale del Monte Aguzzo, conduce al nucleo abitato di Montebollo. La frazione di Scheggia in età medievale era conosciuta come Villa del Castel di Pascelupo. Un documento del Catasto “Tiroli”, dell’anno 1764, conservato presso l’Archivio di Stato a Roma, che elenca il Catasto dei Beni della Parrocchia di Perticano, descrive così Montebollo: «Terra sodiva, sterposa sodiva, nuda sodiva, vastagliata e poco selvata e rupinata e balzosa». Il centro del paese è ancora “gemmato”, cioè suddiviso in due piccoli agglomerati. Il primo nucleo che si incontra lungo la strada dev’essere il più antico, poiché mostra un bell’edificio, due-trecentesco, che si potrebbe anche far risalire, con una buona probabilità, al periodo nel quale Montebollo costituiva una possessione fondiaria dei Templari di Perticano. Proprio qui nel Medioevo, c’era la Vigna dei Templari: esposta a meridione, riceveva il sole dall’alba sin quasi al tramonto. La proprietà, oggi ricordata dal toponimo Vigna dei Frati, viene citata in un documento giovannita del 1333: «item unam aliam petiam terre vineatam positam in dicto comitatu in villa Montis Bulli» («ed ancora un altro pezzo di terra, con vigna, posta nel suddetto comitato, all’interno dei confini della villa di Monte Bollo»). Il nome del paese potrebbe riferirsi ad una antica sorgente significativamente chiamata “Bol dell’Acqua” (bulla, “polla sorgiva”) nel Catasto Tiroli del 1764.
Nel nucleo più antico del borgo trovava posto un’antica cisterna, la quale portava l’acqua sin dentro il fondo di una sottostante casa trecentesca che secondo il rigoroso storico camaldolese don Alberico Pagnani, la cui famiglia era originaria del posto, per le generali analogie nella muratura e nei leganti delle pietre in particolare, avrebbe avuto lo stesso artefice della Badia di Sant’Emiliano. Non pare quindi azzardato ipotizzare come l’importante edificio medievale di Montebollo potesse essere stata la domus, cioè “la casa” principale dei templari del Monte Cucco. Non a caso sorgeva in un luogo elevato e panoramico, a dominio della antica viabilità, lungo la strada principale tra la splendida abbazia di Sant’Emiliano, Perticano e Pascelupo, l’affascinante villaggio di montagna costruito al crocevia degli antichi sentieri delle transumanze.

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