Il rapporto tra i predicatori Osservanti e gli ebrei

Il rapporto tra i predicatori Osservanti e gli ebrei di Riccardo Renzi e Federico Renzi

In questo breve lavoro cercheremo di comprendere l’origine dello scontro tra Osservanti e banchieri ebrei nel Quattrocento. Gli ebrei, come sottolineato anche dallo storico Attilio Milano[1], gli ebrei iniziarono ad insediarsi nei centri italiani già dalla fine del Duecento. La migrazione degli ebrei romani verso le regioni del sud iniziò molto timidamente alla fine del Duecento. Lo stesso discorso vale per l’Italia centrale, ove gli ebrei in poco tempo ottengono condotte a Matelica (1287), Todi (1292), San Severino (1297), Ascoli Piceno (1297) e Orvieto (1297). Si tratta però di casi sporadici. È, invece, il Trecento il secolo dei grandi insediamenti e dei quartieri ebraici. Non è in questa sede che si parlerà della storia degli insediamenti ebraici nelle città italiane.
Passiamo ora all’arrivo degli Osservanti nelle città. Stando ai dati forniti dagli Analecta franciscana[2], in Italia vi erano 7920 frati divisi per 480 conventi in 19 province. Alcuni di loro percorsero l’Italia in lugo e in largo, come un vero esercito, per sensibilizzare il popolo e far decidere i responsabili delle istituzioni comunali a far erigere i Monti di Pietà[3]. Il lavoro non poteva certo definirsi agevole, poiché bisognava superare la mancanza dei mezzi occorrenti per la fondazione, le mene dei prestatori, sia ebrei che cristiani, la resistenza dei principi che trovavano negli ebrei un instrumentum regni, le perplessità sulla buona riuscita del Monte, le opposizioni degli Ordini religiosi ancora ancorati alle prescrizioni canoniche contro ogni tipologia d’usura, e in fine le lotte intestine dell’Ordine francescano. Innumerevoli sono gli episodi che hanno visto lo scontro tra banchieri ebrei ed Osservanti nella seconda metà del Quattrocento. I motivi di attrito furono molteplici:

  • Il timore che gli ebrei influenzassero i principi;
  • Obbligo di portare il segno di riconoscimento;
  • Beatificazione di Simone da Taranto;
  • Questioni sul consumo di carne e vino;
  • Apostasia di cristiani che prestavano servizio nelle case degli ebrei[4].

Ma il pomo della discordia principale rimane l’usura, largamente praticata dagli ebrei. I predicatori fanno risalire tutte le cause della miseria diffusa proprio a tale pratica. La durezza dell’invettiva degli Osservanti è ben nota. Durante l’avvento del 1470, Fortunato Coppoli terrorizza con le sue prediche il popolo di Amelia accusandolo di essere incorso in gravissimi peccati e nella scomunica, poiché avevano accolto in città dei prestatori ebraici[5]. Ma chi era Fortunato Coppoli? Nacque a Perugia nel 1430 da famiglia nobile, figlio di Maddalena di Paolo Montesperelli e di Ivo di Niccolò, giurista. Studiò all’Università di Perugia diritto civile sotto Giovanni Montesperelli e diritto canonico sotto Benedetto Capra. Iniziò dal 1452 a ricoprire incarichi pubblici via via più importanti. Decise improvvisamente di darsi alla vita religiosa nel 1455, poco prima di consumare il matrimonio appena celebrato con Lucrezia di Niccolò di Mariotto Baglioni. Ricevuti gli ordini sacerdotali, fu per molti anni nel convento di Monteripido a Perugia, compiendo lunghi viaggi in tutta Italia per predicare e non mancando di fornire consulenza giuridica su importanti questioni riguardanti il proprio comune. A partire dal 1462, quando a Perugia fu fondato tra i primi un Monte di Pietà, l’attività di Fortunato fu quasi completamente rivolta alla diffusione di questo tipo di istituzione di prestiti su pegno. Si spese per fondare vari Monti, tra i quali il primo della provincia di Firenze a Borgo San Sepolcro. Morì nel 1477 presso la Porziuncola ad Assisi. Fu un osservante colto, di buona retorica e di focoso spirito[6].
 
Gli esempi di Fortunato Coppoli e Bernardino da Feltre (a cura di Federico Renzi)
Terminata questa breve digressione, per far comprendere la formazione e il percorso di vita dell’osservante “medio” del Quattrocento, torniamo all’esempio del Monte di Amelia. Il vescovo della Città, nel decreto con cui conferma gli statuti del Monte, con un linguaggio estremamente feroce, afferma: «nefandissimi, nemici della fede cristiana, simili a voracissima orsa e a rabbiosissimi cani assetati di sangue cristiano, i quali son convinti di far cosa grande nel saziarsi di esso»[7]. Gli ebrei, dalla loro, ogni qual volta potevano, facevano tutto il possibile per rendere la vita difficile ai predicatori. Dal doge di Venezia avevano ottenuto che questo potesse intervenire, nel caso qualcuno avesse predicato contro di loro. Questo avvenne anche nelle città di Brescia e Verona per gli anni 1476, 1477 e 1492. Tali lettere e decreti sono tutti rivolti contro Michele Cercano e Bernardino da Feltre[8]. Dei due, per il suo modus operandi, ci interessa maggiormente quest’ultimo. Ma chi era Bernardino da Feltre? Bernardino da Feltre, al secolo Martino Tomitano, nacque a Feltre nel 1439. Primo di dieci figli, nacque a Feltre, sul finire del 1439, da Donato Tomitano e da Corona Rambaldoni, nobili facoltosi di Feltre. La sua vivace intelligenza lo rende naturalmente portato per lo studio, che mise molto a profitto a Padova dove studiò diritto. In seguito insegnerà per alcuni anni grammatica. In quella città vestì l’abito, nella chiesa di San Francesco Grande, dopo il periodo di noviziato presso il convento di Sant’Orsola. Fu molto impressionato dalle prediche del francescano Giacomo della Marca, discepolo di Bernardino da Siena, e pur trovando forti contrasti in famiglia, decise di entrare nell’ordine francescano dei frati Minori Osservanti nel 1456. Fu ordinato sacerdote nel 1463. Da allora divenne un noto predicatore, fustigatore dei costumi licenziosi e dell’usura. Bernardino da Feltre si adoperò molto nel cercare di sottrarre la povera gente dal debito ad usura, che era sì condannata dalla Chiesa, ma che veniva praticata su vasta scala. A questo scopo fondò vari Monti di Pietà: a Mantova (1484), a Parma (1488), a Lucca (1489), a Piacenza (1490), a Padova (1491) in accordo con Pietro Barozzi, a Crema, a Codogno (1492), a Pavia (1493), a Montagnana e a Monselice (1494). Fu molto contrastato, da teologi di altri ordini religiosi e da alcuni dei suoi confratelli, nel richiedere nelle operazioni di prestito un piccolo interesse (intorno al 5%) margine che permetteva di mantenere l’attività dell’istituto sostenibile finanziariamente[9]. Questo predicatore è visto anche come responsabile di un’aumentata intolleranza verso gli ebrei, ritenuti gli assassini di Cristo e colpevoli di esercitare l’usura. L’episodio più noto e significativo resta il suo ruolo nel 1475, a Trento, dove la sua predicazione antiebraica ebbe un ruolo importante nell’innescare le accuse che portarono alla condanna a morte di 15 membri della comunità ebraica locale. Con un processo farsa, gli ebrei furono accusati ingiustamente della morte di Simone di Trento, un fanciullo trovato morto nel quartiere ebraico e attorno al quale si sviluppò presto un culto prima locale e poi riconosciuto dalla Chiesa cattolica nel 1588. Bernardino morì il 28 settembre del 1494 a Pavia nel monastero di San Giacomo della Vernavola[10].
Questo Osservante che potremmo definire di “seconda generazione”, ebbe proprio come obiettivo principale della sua predicazione la crociata all’usura giudaica. Potremmo affermare con certezza, che in un certo momento dell’esperienza dell’osservanza, la caccia all’usura ebraica diviene l’obiettivo principale dei predicatori, prima, in ordine d’importanza, dell’istaurazione e fondazione dei Monti di Pietà.
Note
[1] A. Milano, Storia degli ebrei in Italia, Torino, Einaudi, 1963.
[2] Analecta franciscana, III: Chronica XXIV Generalium Ordinis Minorum, Ad Claras Aquas, Quaracchi, 1897, p. 640.
[3] A. Ghinato, Apostolato religioso e sociale di S. Giacomo della Marca in Terni, in Archivium Franciscanum Historicum, 1956, n. 49, p. 130.
[4] Ibidem.
[5] A. Ghinato, Fondazione e statuti del Monte di Pietà di Amelia, in Archivium Franciscanum Historicum, 1955, n. 48, pp. 326-367.
[6] U. Nicolini, COPPOLI, Fortunato, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 28, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 1983.
[7] A. Ghinato, Fondazione e statuti, cit., p. 367.
[8] A. Ghinato, Ebrei e predicatori francescani in Verona nel secolo XV, in Archivium Franciscanum Historicum, 1957, n. 50, pp. 236-244.
[9] M. Melchiorre, A un cenno del suo dito. Fra Bernardino da Feltre e gli Ebrei, Unicopli edizioni, 2012.
[10] M. Ghiretti, Storia dell’antigiudaismo e dell’antisemitismo, Italia, Pearson, 2007.

Riccardo RENZI (1994). Dopo la laurea triennale in Lettere classiche presso l’Università degli studi di Urbino, discutendo una tesi recante titolo “La nobiltà in Francia nei primi due secoli dell’età moderna” (febbraio 2017), ha conseguito la Laurea magistrale in Scienze Storiche presso l’Università di Macerata discutendo una tesi dal titolo “Latin historian’s manuscripts and incunabola preserved at Fermo Public Library Romolo Spezioli” (ottobre 2020). Ha inoltre conseguito una Summer school in metrica e ritmica greca presso la Scuola di metrica dell’Università di Urbino (2016), il percorso psico-pedagogico per l’insegnamento (24 CFU) presso l’Università di Macerata (2019) e i diplomi in LIM e Tablet. Nell’ottobre 2022 consegue il Master di primo livello in “Operatore delle biblioteche”. Ha insegnato materie letterarie presso l’Istituto di Formazione Professionale Artigianelli di Fermo dall’ottobre 2021 al marzo 2023, attualmente, dopo la vittoria del concorso pubblico di categoria D1 presso il IV settore del Comune di Fermo, lavora come Istruttore Direttivo presso la Biblioteca civica Romolo Spezioli di Fermo. È membro dei comitati scientifici e di redazione delle riviste Scholia e Il Polo, è inoltre vicedirettore della rivista Scholia (Didattica) e membro del comitato scientifico del Centro Studi Sallustiani. È inoltre socio dell’Aib, della Società Dantesca Fermana, dell’Unipop di Fermo e dell’Associazione teste di Rapa di Rapagnano. Per contattare l’autore clicca qui !

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