Il Rinvenimento di un frammento dell’Exsultet presso la Biblioteca civica “Romolo Spezioli” di Fermo

Il Rinvenimento di un  frammento dell’Exsultet presso la Biblioteca civica “Romolo Spezioli” di Fermo di Riccardo Renzi

La Biblioteca civica “Romolo Spezioli” di Fermo possiede un grande fondo storico, composto da 127 codici manoscritti, 399 manoscritti tardi legati, 690 incunaboli e oltre 15000 Cinquecentine, a tutto ciò si aggiungano Seicentine, Settecentine e Ottocentine. La Biblioteca possiede un totale di 200000 documenti ed è annoverata tra le dieci biblioteche storiche più belle al mondo. Tra tutti questi volumi datati, molte sono le carte manoscritte di riuso, che spesso ci rivelano opere di centinaia di anni. Ripercorriamo ora rapidamente la storia della Biblioteca.
Le decisioni assunte agli inizi del 1688 dal Consiglio di Cernita andranno a modificare, a partire da quel momento e per gli anni a seguire, la vita culturale e intellettuale dei fermani. È stato dato incarico all’architetto Adamo Sacripante e le sue maestranze di modificare la Sala delle commedie del Palazzo dei Priori, sarà proprio qui dove andrà a sorgere il primo nucleo della Biblioteca. A Fermo erano però già diversi decenni che si parlava dell’istituzione di una biblioteca pubblica. A dare tale spinta fu Paolo Ruffo, morto nel 1671 e che da testamento aveva lasciato la preziosa raccolta libraria al convento di San Domenico. Il complesso di San Domenico, già a partire dagli inizi del XV secolo conteneva una biblioteca, voluta da Tommaso Paccaroni. La clausola, però, che Ruffo aveva inserito nel testamento, impedì ai Domenicani di incamerare la donazione. Il legato dei Padri di San Domenico rinunciò formalmente alla donazione solo diciassette anni dopo, nel 1688, si andò così profilando l’ipotesi dell’istituzione di una biblioteca pubblica cittadina. Nello stesso anno il Consiglio di Cernita decretò l’accettazione del fondo librario da parte del Comune fermano e si impegnò a metterlo a disposizione del pubblico il prima possibile. Il Cardinale Decio Azzolino jr., fermano di origini e consigliere della regina Cristina di Svezia, si interessò alla questione, non solo facendo anche lui testamento a beneficio dei fermani, ma partecipando economicamente ai lavori di trasformazione e riadattamento della Sala delle commedie. Nel giro di tre anni i lavori si conclusero e la sala appariva in tutto il suo splendore, realizzata interamente in legno di noce, con scaffalatura a doppio ordine e ballatoio cinto da balaustra. La sala può ora accogliere la donazione Ruffo, che andrà a costituire il nucleo embrionale della Biblioteca e nel 1691 il Comune acquisterà anche la raccolta libraria del Cardinale Michelangelo Ricci.
Tornando a noi, nel presente lavoro andremmo ad esaminare la coperta di riuso del manoscritto tardo n. 124. Il frammento contenuto sulla coperta anteriore è pergamenaceo, in una gotica dei primi del Trecento e contiene il canto religioso dell’Exsultet (nei Messali prima del 1920 veniva scritto Exultet) in tetragramma a segnatura quadrata. Exultet o Exsultet è un canto liturgico proprio della Chiesa cattolica che viene cantato la notte di Pasqua nella solenne Veglia pasquale, da un diacono o un cantore. Con esso si proclama la vittoria della luce sulle tenebre, simbolizzata dal cero pasquale che viene acceso, e annuncia la risurrezione di Cristo e il declamante invita tutta l’assemblea a gioire per il compiersi della profezia del mistero pasquale, ripercorrendo nel canto i prodigi della storia della salvezza. Dal punto di vista stilistico si tratta di un preconio, ovvero, secondo l’etimologia latina di praeconium (da praeco -onis, «banditore»), di un testo poetico di annuncio solenne o di encomio e lode solenne. Per questo motivo viene chiamato anche preconio pasquale (praeconium paschale) o laus cerei. Si conoscono numerose versioni, sia testuali sia musicali. Se ne hanno testimonianze sin dalla fine del IV secolo, benché il testo si sia consolidato e uniformato nell’attuale versione solo nella seconda metà del XII sec. da papa Innocenzo III. Il manoscritto è composto di due parti, una scritta, letta dal celebrante o dal chierico, e una illustrata con figure simboliche, disposte al contrario per poter essere seguite dai fedeli durante la lettura. Il testo è suddiviso in due parti:

  • un prologo, comune a tutte le versioni;
  • un prefazio che varia secondo la tradizione romana, ambrosiana o beneventana.

Il nostro frammento contiene solo una piccola parte del canto, che di seguito riportiamo:

mea in deliciis meis Hu
ius igitur sanctificatio noc
tis fugat scelera culpas la
vat et reddit innocentiam
lapsis et maestis laetitiam.
Fugat odia, concordiam
Parat et curvat imperia.
Hic quimquam genera in
Censi predicta adiacono
Ifigis cereis in modu eius
In huius igitur noctis gra
tia, suscipe, sancte Pater,
laudis huius sacrificium
vespertinum, quod tibi in
hac cerei oblatione sollemni,
per ministrorum manus de
operibus apum, sacro sancta
reddit Ecclesia. Sed iam
columnae huius praeconia
novimus, quam in
honorem Dei rutilans ignis
accendit.

Riccardo RENZI (1994). Dopo la laurea triennale in Lettere classiche presso l’Università degli studi di Urbino, discutendo una tesi recante titolo “La nobiltà in Francia nei primi due secoli dell’età moderna” (febbraio 2017), ha conseguito la Laurea magistrale in Scienze Storiche presso l’Università di Macerata discutendo una tesi dal titolo “Latin historian’s manuscripts and incunabola preserved at Fermo Public Library Romolo Spezioli” (ottobre 2020). Ha inoltre conseguito una Summer school in metrica e ritmica greca presso la Scuola di metrica dell’Università di Urbino (2016), il percorso psico-pedagogico per l’insegnamento (24 CFU) presso l’Università di Macerata (2019) e i diplomi in LIM e Tablet. Nell’ottobre 2022 consegue il Master di primo livello in “Operatore delle biblioteche”. Ha insegnato materie letterarie presso l’Istituto di Formazione Professionale Artigianelli di Fermo dall’ottobre 2021 al marzo 2023, attualmente, dopo la vittoria del concorso pubblico di categoria D1 presso il IV settore del Comune di Fermo, lavora come Istruttore Direttivo presso la Biblioteca civica Romolo Spezioli di Fermo. È membro dei comitati scientifici e di redazione delle riviste Scholia e Il Polo, è inoltre vicedirettore della rivista Scholia (Didattica) e membro del comitato scientifico del Centro Studi Sallustiani. È inoltre socio dell’Aib, della Società Dantesca Fermana, dell’Unipop di Fermo e dell’Associazione teste di Rapa di Rapagnano. Per contattare l’autore clicca qui !

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