La santa casa di Loreto

La Santa Casa di Loreto: un’ispezione documentaria di Riccardo Renzi

Stando alla tradizione cristiano-cattolica la Santa Casa di Loreto sarebbe stata trasportata dagli angeli da Nazareth a Loreto nel 1291. Ma le ricerche archeologico-documentarie hanno ampliamente dimostrato come tale struttura sia giunta a Loreto tra il 1291 e 1294 per volere umano. La documentazione dell’Archivio Vaticano studiata dagli storici Lapponi, Thèdenat e Santarelli[1], dimostra come dietro a tale traslazione ci sia il volere della famiglia nobile bizantina De Angelis, dal cui nome sarebbe poi derivata la leggenda del trasporto angelico. Tale famiglia, molto ricca e potente, era imparentata con gli imperatori di Costantinopoli che regnarono dal 1185 al 1204, quando vennero spodestati e furono costretti a ripararsi nel regno dell’Epiro. Inoltre sotto alla Santa Casa è stata rinvenuta, durante gli scavi archeologici condotti tra il 1962-65, una moneta con raffigurato Guido II La Roche, figlio di Elena De Angelis. Tale scoperta suffraga ancora di più il coinvolgimento della famiglia nel trasporto. Guido II de la Roche nacque nel 1280. Fu Duca di Atene dal 1287 alla propria morte, ultimo duca della propria famiglia. Succedette nella carica alla morte del padre, il duca Guglielmo I de la Roche, in un periodo in cui il Ducato di Atene aveva superato il Principato di Acaia in ricchezza, potenza e importanza. Data la sua minore età, inizialmente fu posto sotto la reggenza di sua madre, Elena De Angelis Comnena[2], la quale fu obbligata a sottomettersi a Isabella di Villehardouin, Principessa di Acaia, nel dicembre 1289. Quando Elena sposò Ugo di Brienne, nel 1291, questi divenne balivo del ducato. Nel 1296 Guido raggiunse la maggiore età, e fece omaggio a Isabella e a suo marito, Florent de Hainaut. Nel 1299 si fidanzò con Matilde di Hainault, figlia di Isabella e Florent, ma re Carlo II d’Angiò obiettò che non gli fosse stato chiesto il permesso, così papa Bonifacio VIII intervenne nella disputa al fianco della giovane coppia. Nel 1307 fu nominato balivo di Acaia dal suo nuovo signore, Filippo I di Taranto: governò bene, ma per appena un anno, forse morì il 5 ottobre 1308. Non lasciò eredi, e la linea dei duchi De la Roche si estinse: il Ducato di Atene fu disputato tra diversi rivali fino a quando il parlamento ducale non elesse Gualtiero V di Brienne[3]. Stando a ciò che aveva rinvenuto Lapponi agli inizi del Novecento, questa famiglia De Angelis era molto vicina alla corte imperiale e possedeva terre in Palestina. Quando le loro terre furono prese dai Turchi essi vollero far portar via tutto ciò che di prezioso lì vi era, tra cui la Santa Casa. Sempre dalla documentazione si evince come essi possedessero ulteriori terre proprio a Loreto, ove fecero trasportare e ricostruire la Casa[4]. Un documento scoperto alla fine degli anni Novanta del Novecento andrebbe ad avvalorare ulteriormente tale tesi. Nel settembre del 1294, Filippo II d’Angiò, principe di Taranto e quartogenito del re di Napoli, Carlo II, prese in moglie Ithamar, figlia del despota dell’Epiro, Niceforo I Angelo-Comneno. Filippo II d’Angiò ricevette in dote dalla moglie, oltre ad alcune terre nel despotato d’Epiro, anche oggetti preziosi. Nell’elenco del documento in questione, Foglio n. 181 del Chartularium culisanese dell’Archivio ecclesiastico di S. Caterina a Formiello di Napoli, al secondo e terzo paragrafo sono indicate le pietre della Santa Casa e un’icona della Vergine con il Bambino. Il documento originale è andato perduto per eventi bellici nel 1943[5], quello che oggi possiamo visionare è una trascrizione del 1859 realizzata dal vescovo Benedetto D’Acquisto[6]. Il documento è considerato dagli studiosi il codice diplomatico dell’Ordine equestre e militare Costantiniano Angelico Originario di Santa Sofia, istituito il 22 giugno 1290 da Niceforo I Angelo nell’Epiro, precisamente a Giannina[7]. Il Chartularium è detto anche culisanense poiché fu redatto e conservato nel Palazzo di Collesano a Palermo, ove nel 1575 prese dimora Stefano II Angelo, gran maestro dell’Ordine Costantiniano Angelico. In questo Palazzo, i principi Angelo-Comneno tennero corte sino al 1860, con il titolo di principi De Angelis dell’Epiro. Nel 1910 il documento fu esposto dalla Biblioteca Nazionale di Palermo. Come già detto il documento andò perduto nel 1943, ma esistono varie copie, tra le quali quella dello già citato D’Acquisto[8], tra le più attinenti all’originale. Naturalmente nella trascrizione fatta da D’Acquisto vi è stato un ammodernamento grafico che ha visto lo scioglimento delle abbreviature. Il documento non porta data, ma l’incipit ci suggerisce essere del settembre del 1294: «Accipit Dominus Philippu a Domino Nicephoro has res dotis nomine pro Margharitha sponsa»[9]. Ci dice che Filippo di Taranto riceve in dono da Niceforo queste cose. L’uso del presente indicativo ci spinge a pensare che sia stato redatto proprio nella data del matrimonio.
Dunque, tale documento andrebbe ad avvalorare le tante ipotesi formulate dagli storici sulla provenienza bizantina della Casa lauretana, essa giunse infatti nelle Marche non per opera dei Templari, ma per volere di una famiglia, quella degli Angelo-Comneno, più nota in seguito come famiglia De angelis.

Note

[1] G. Santarelli, La Santa Casa di Loreto : tradizione e ipotesi, Loreto, Edizioni Santa Casa, 2021.
[2] G. Guarnieri, Gli Angelo in Italia, Livorno, 1975.
[3] K. Setton, A History of the Crusades: Volume II — The Later Crusades, 1189 – 1311, Milwaukee, University of Wisconsin Press, 1969.
[4] W. D’Ormesson, La Présence francaise dans la Rome des Papes, Paris, 1959, p. 142.
[5] G. Guarnieri, Gli Angelo in Italia, Livorno, 1975.
[6] G. Guarnieri, I cavalieri degli ordini di Santo Stefano e Costantiniano Angelico e in appendice gli Statuti del Sacro Imperiale Ordine Costantiniano Angelico di Santa Sofia del 10 gennaio 1859, ed il Ruolo dei Cavalieri dal 1509 al 1568 (ex Chatulario Culisanensi), Livorno, edito a cura dell’A., 1974.
[7] La città faceva parte del regno dell’Epiro e dalla fine del 1100 sino alla metà del Trecento d’oriente fu sotto l’influenza della famiglia Angelo. Dalla metà del Trecento sino al 1430 ricadde nell’influenza della famiglia dei Tocco. Nel 1430, la città di Giannina si arrese pacificamente all’Impero Ottomano. L’ammiraglio Sinan Pascià garantì ai popoli locali diritti e benefici e la protezione delle proprietà della chiesa con un documento scritto. Nel 1611 il metropolita di Larissa-Trikis, Dionisos il Filosofo (“Skilosofos”), capeggiò un ampio movimento per la liberazione dalla sovranità ottomana. La rivolta fu schiacciata dal comandante Aslan Pasha, di origine albanese. La conclusione di questa rivolta fu l’abolizione dei privilegi garantiti ai cristiani della città, i quali furono cacciati dall’area del castello e costretti a sistemarsi intorno ad esso. Di conseguenza, turchi ed ebrei si stabilirono all’interno del castello. La chiesa di San Giovanni Battista, all’interno delle mura della città, fu distrutta ed i suoi monaci uccisi; sulle sue rovine fu costruita nel 1618 una moschea chiamata moschea di Aslan Pascià, in onore al sedatore della rivolta di Dionisos. Oltre a questa moschea, che oggi è sede del Museo Etnografico Municipale di Giannina, è presente anche la moschea Fethiye. Un’altra moschea, Veli Pasha, è priva di minareto. L’Impero Ottomano perse Giannina quando l’esercito greco occupò la città il 6 marzo 1913 durante la prima guerra balcanica, e in seguito il Trattato di Londra ne sancì il definitivo passaggio alla Grecia. Giannina, oggi, è riconosciuta come la città più importante della Grecia nordoccidentale. Nel 1994 si tenne un consiglio straordinario degli Stati membri dell’Unione europea, e venne raggiunto un accordo noto come compromesso di Ioànnina.
[8] Benedetto D’Acquisto, al secolo Raffaele D’Acquisto (Monreale, 1º febbraio 1790 – Palermo, 7 agosto 1867), è stato un arcivescovo cattolico, teologo e filosofo italiano. Fu uno dei principali esponenti della storia del pensiero filosofico in Sicilia nell’800, fautore di quella linea ontologista che vide, allora, moltissimi seguaci in Sicilia e che mise in collegamento la riflessione filosofica siciliana con quella presente nel resto d’Italia, in particolare con la dottrina ed il pensiero di Vincenzo Gioberti. Il suo pensiero risulta una sintesi fra la psicologia cartesiana ed il dinamismo di Leibniz a cui si aggiunge la tradizione teologica e filosofica cristiana che prende come punti di riferimento sant’Agostino e san Bonaventura da Bagnoregio. Pubblicò numerose opere i cui contenuti spaziavano dal pensiero intorno a Dio al creazionismo, dall’onnicentrismo all’analisi dell’uomo come essere vitale che è insieme Potenza, Sapienza ed Amore.
[9] Archivio ecclesiastico di S. Caterina a Formiello di Napoli, Chartularium culisanese, f. 181.

Riccardo RENZI (1994). Dopo la laurea triennale in Lettere classiche presso l’Università degli studi di Urbino, discutendo una tesi recante titolo “La nobiltà in Francia nei primi due secoli dell’età moderna” (febbraio 2017), ha conseguito la Laurea magistrale in Scienze Storiche presso l’Università di Macerata discutendo una tesi dal titolo “Latin historian’s manuscripts and incunabola preserved at Fermo Public Library Romolo Spezioli” (ottobre 2020). Ha inoltre conseguito una Summer school in metrica e ritmica greca presso la Scuola di metrica dell’Università di Urbino (2016), il percorso psico-pedagogico per l’insegnamento (24 CFU) presso l’Università di Macerata (2019) e i diplomi in LIM e Tablet. Nell’ottobre 2022 consegue il Master di primo livello in “Operatore delle biblioteche”. Ha insegnato materie letterarie presso l’Istituto di Formazione Professionale Artigianelli di Fermo dall’ottobre 2021 al marzo 2023, attualmente, dopo la vittoria del concorso pubblico di categoria D1 presso il IV settore del Comune di Fermo, lavora come Istruttore Direttivo presso la Biblioteca civica Romolo Spezioli di Fermo. È membro dei comitati scientifici e di redazione delle riviste Scholia e Il Polo, è inoltre vicedirettore della rivista Scholia (Didattica) e membro del comitato scientifico del Centro Studi Sallustiani. È inoltre socio dell’Aib, della Società Dantesca Fermana, dell’Unipop di Fermo e dell’Associazione teste di Rapa di Rapagnano. Per contattare l’autore clicca qui !

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