San Giacomo della Marca e i suoi viaggi nel territorio fermano

San Giacomo della Marca e i suoi viaggi nel territorio fermano di Riccardo Renzi

La città di Fermo e San Giacomo della Marca sono strettamente legati tra loro da un lungo rapporto di frequentazione. San Giacomo deve la sua vicinanza alla Città del girfalco principalmente per due motivi:
– per un motivo geografico, poiché il Santo era originario di Monteprandone;
– poiché ebbe strettissimi rapporti con i vescovi di Fermo della famiglia Capranica[2].
Di Fermo era l’ostetrica, se così la possiamo chiamare, che assistette la madre di San Giacomo durante il parto, questa notizia è riportata da Fra Venanzio, biografo del Santo, «Et questo l’o saputo io già parecchi anni che io era con sua paternità, a la città di Fermo, da una gentile donna antiqua chiamata madonna Masina e lei lo aveva saputo da la mammana che se trovò quando el beato Jacopo nacque»[3]. A questi elementi si aggiunga che la comunità francescana di Fermo era molto numerosa e la Città risentiva della loro presenza[4]. Inoltre nel XIV secolo molti dei francescani fermani avevano aderito al movimento dei Fraticelli, erano infatti presenti sia Clareni che Apostoli, e ciò aveva comportato che anche il vescovo della Città fosse inquisito[5]. Stando alla documentazione a noi pervenuta, il Santo sicuramente non ha visitato la Città prima del 1442, anche perché egli stette fuori dall’Italia, quasi ininterrottamente, dal 1439 fino al 1440[6]. La prima presenza documentata del Santo in Fermo è quella del primo febbraio 1442, quando venne in Città per la Quaresima[7]. Nell’aprile del medesimo anno San Giacomo fondò in Fermo il convento situato vicino alla chiesetta di San Martino in Varano, concessagli dai canonici della cattedrale e da papa Eugenio IV[8]. Di seguito la Breve papale: «Bulla Eugenii pape directa communi et prioribus civitatis Firmi qua eis facultatem concedit fabricandi domum et ecclesiam pro fratibus et religiosis ordinis minorum sancti Francisci de Observantia. Datum anno Domini 1442, pontificatus anno duodecimo»[9]. Il convento fu restaurato e riadattato in circa un anno grazie al lavoro dei Fermani[10]. Costituito il convento giovani molti Fermani vi entrarono per vevere in povertà, tra questi uno dei più noti fu certamente Bonaventura Paccaroni[11].
San Giacomo tornò a Fermo nel 1446 per pacificare i Fermani e gli Ascolani[12]. Il fatto che San Giacomo intervenisse direttamente ai fini della risoluzione di diatribe tra comunità, non ci è nuovo. A tal proposito ricordiamo le tante pubblicazioni sul tema di Giacinto Pagnani, tra le quali S. Giacomo della Marca paciere tra le comunità di Monteprandone e Acquaviva Picena e S. Giacomo della Marca pacificatore della Marca maceratese[13]. Va immediatamente sottolineato come l’intervento del Santo spesso fu risolutore. Un episodio particolare, oltre a quello Fermano di cui si è parlato sopra, è quello che lega San Giacomo alla pacificazione tra Monteprandone[14] e San Benedetto del Tronto[15].
Tornando a Fermo, la Città del girfalco oltre che aderire all’accordo discusso e approvato in consiglio il 29 maggio del 1446 aveva anche concesso al Santo l’utilizzo dello stemma della Città[16]. Questo è sicuramente un segno di profonda fiducia e rispetto nei confronti del Santo da parte della Città. San Giacomo spinse il Comune a fare interventi a favore di vedove, ammalati e orfani[17]. Il Santo ricorda la sua predicazione nel territorio fermano anche nei suoi codi autografi, a tal proposito emblematico risulta l’ms. 60, dal quale emerge il fatto che in quegli anni ricopriva la carica di guardiano del convento di Massa Fermana: «In custodia firmana: in loco Massese de quo fuit guardianus frater Jacobus»[18]. San Giacomo, in compagnia di San Bernardino da Siena, visitò il territorio fermano in lungo e in largo: «Riccordo quando ti portai nella Marca e noi due andammo in giro per elemosina»[19]. I miracoli compiuti da San Bernardino sono tutti riportati dettagliatamente nei manoscritti autografi 60 e 46 bis conservati entrambi presso la Biblioteca di Monteprandone.
San Giacomo tornò a Fermo, secondo il Wadding[20], nel 1454 per pacificare i Fermani e gli abitanti del castello di Sant’Elpidio a Mare, ove per riconoscenza gli venne concesso un convento[21].
La presenza di San Giacomo nel territorio fermano è ben radicata e ricca di testimonianze, per tale ragione torneremo sull’argomento con ulteriori approfondimenti.

Note

[2] M. Catalani, De vita et scriptis Dominici Capranicae cardinalis antistitis Firmani commentarius accedit Appendix monumentorum, et Corollarium de cardinalibus creatis nec promulgatis, Firmi, Jos. Augustinus Paccaronius excudit in officina Firmana Palladis, 1793, pp. 110-112.
[3] D. G. Caselli, Studi su S. Giacomo della Marca: pubblicati in occasione del 2. centenario della sua canonizzazione, Offida, Tip. De Sanctis, 1926, p. 119.
[4] Basta ricordare quante volte i luoghi fermani sono menzionati nei Fioretti di S. Francesco.
[5] M. Catalani, De Ecclesia Firmana ejusque episcopis et archiepiscopis commentarius,
Firmi, ex typographia Josephi Augustini Paccaroni, 1783, p. 212; Fermo, Biblioteca civica “Romolo Spezioli”, Fondo manoscritti, D. Brancadoro, Notizie istoriche della città di Fermo, c. 242; per la presenza dei Clareni a Fermo si veda Archivio Arcivescovile della diocesi di Fermo, Archivio metropolitano del Capitolo di Fermo, Index, Visita alla chiesa di Santa Maria dei frati Clareni, 27 ottobre 1565.
[6] A. Talamonti, Cronistoria dei frati minori della provincia lauretana delle Marche, Sassoferrato, Scuola tipografica francescana del collegio dei piccoli missionari di S. Antonio, 1941, pp. 192-195; S. Bracci, San Giacomo della Marca : l’avventurosa vita di un predicatore taumaturgo del Quattrocento, Gorle, Bg. : Velar, 2022, pp. 234-256.
[7] G. De Minicis, Cronache della città di Fermo. pubblicate per la prima volta ed illustrate [da] Gaetano De Minicis vice presidente della R. Deputazione di Storia Patria per le Provincie della Toscana, dell’Umbria e delle Marche ; colla giunta di un sommario cronologico di carte fermane anteriori al secolo 14. con molti documenti intercalati a cura di Marco Tabarrini segretario della detta R. Deputazione, Firenze, coi tipi di M. Cellini e C., 1870, p. 75; A. Di Nicolò, Cronaca della città di Fermo, edizione critica e annotazioni di Gaetano De Minicis; introduzione e traduzione Paolo Petruzzi, Fermo, Andrea Livi editore, 2008, pp. 87-90.
[8] G. De Minicis, Cronache, cit., p. 76.
[9] Archivio di Stato di Fermo, Bulla pape Eugenii, 4 aprile 1442.
[10] A. Di Nicolò, Cronaca, cit., p. 89.
[11] Ibidem.
[12] G. Pagnani, Federazione tra Ascoli e Fermo promossa da San Giacomo della Marca, in Picenum Seraphicum, anno VII, 1970, pp. 209-221.
[13] G. Pagnani, S. Giacomo della Marca paciere tra le comunità di Monteprandone e Acquaviva Picena, in Picenum Seraphicum, VIII, 1971, pp. 178-187; G. Pagnani, S. Giacomo della Marca pacificatore della Marca maceratese, in Annali della Accademia dei Catenati, (1967-68), pp. 121-130.
[14] Il documento più antico che parla di Monteprandone e del suo castello risale all’Agosto dell’anno 1039, quando un certo Guido massaro e un Longino “viros germanos”, fecero dono del borgo e della chiesa di San Nicola di Bari al Monastero di Santa Maria di Farfa nella Sabina, che lo tenne fino al 1292 quando, spontaneamente, la popolazione per motivi di sicurezza decise di passare sotto la protezione di Ascoli. Il legame con Ascoli si fece ancora più saldo grazie a papa Giovanni XXII che con la bolla del 13 maggio 1323 concesse in feudo perpetuo ad Ascoli “per la fedeltà e i servizi resi e in ritorsione alla ribelle Fermo” il tratto di territorio tra il Tronto e il Ragnola, garantendo quello sbocco a mare strategico per gli ascolani e annettendo alla giurisdizione di Monteprandone quel Montecretaccio sotto il quale si sarebbe dovuto costruire il porto suddetto (Porto d’Ascoli). Il castello di Monteprandone era inidoneo alla qualifica di “città” e come comunità era rimasta sempre nel limbo del contado Ascolano e quindi non poteva far generare “nobiltà civica”. Pur tuttavia la nomina del “podestà” era lasciata alla comunità di Monteprandone in una terna di tre nobili ascolani.
Tra il XIV e il XV secolo vennero annessi altri tre colli: Montetinello, Monterone e Monticelli, arrivando così ai cinque colli che vediamo oggi rappresentati nello stemma comunale.
[15] Poco si conosce sulle origini di San Benedetto del Tronto. Tradizionalmente vengono fatte risalire al XII secolo, ma dei ritrovamenti archeologici avvenuti nell’estate 2011 hanno messo in discussione l’origine medievale della città. A seguito di alcuni scavi nel Paese Alto sono stati rinvenuti molti reperti risalenti a epoca romana, tra cui una vasca, un mosaico di tessere bianche con cornici nere e un angolo di muro di un edificio con affreschi parietali di colore rosso tipici della fase decorativa romana risalente all’età neroniana o flavia, databili fra la prima metà del I secolo a.C. e la prima metà del I secolo d.C.. L’origine romana della città era già stata ipotizzata in passato, senza però alcun riscontro concreto: si riteneva che fosse sorta sul sito dell’antica città di Truentum (fondata dall’antico popolo dei Liburni), poi ribattezzata Castrum Truentinum, identificata oggi con il sito archeologico scavato alla foce del Tronto nel comune di Martinsicuro. Non si hanno tuttavia ancora certezze sulle reali origini della città. In attesa di ulteriori studi sui ritrovamenti, si continua ad accreditare l’ipotesi di un nucleo sorto attorno a una chiesa che avrebbe ospitato le spoglie di San Benedetto martire, soldato romano martirizzato nell’antica Cupra (poi Cupra Marittima). Del nucleo abitativo di San Benedetto, definito come Plebs Sancti Benedicti in Albula dal nome del santo protettore e titolare della chiesa omonima, nonché del torrente che tuttora l’attraversa, si hanno tracce dall’anno 998 in un atto relativo all’investitura del beneficio dei SS. Vincenzo e Anastasio in territorio di Acquaviva Picena da parte di Uberto, vescovo di Fermo. Nel 1105 Papa Pasquale II conferma il monastero di San Benedetto al Tronto a Oderisio, abate di Montecassino di nuovo nel 1112, con altra bolla inviata al nuovo abate cassinense Gerardo. Il primo significativo mutamento insediativo si ha nel 1145 quando i signori Azzo e Berardo di Gualtiero ottennero l’autorizzazione dal vescovo Liberto di Fermo a realizzare un castrum sul colle ove sorge la pieve, pur nel rispetto delle pertinenze di questa. Oggetto della rivalità tra le città di Ascoli e Fermo, San Benedetto fu per secoli aspramente contesa delle due rivali. Nel 1463 Fermo dette incarico al frate Giacomo della Marca di pronunciarsi quale arbitro nella questione e risolvere le secolari controversie fra le due città. Frate Giacomo della Marca il 3 luglio 1463 emise il suo giudizio assegnando i territori meridionali di S. Benedetto, compresi tra il torrente Ragnola e il Tronto, a Monteprandone, garantendo agli ascolani uno sbocco strategico al mare; inoltre annetté alla giurisdizione di Monteprandone il Montecretaccio, sotto il quale si sarebbe dovuto costruire l’omonimo porto (Porto d’Ascoli), ma la cui realizzazione non avverrà mai.
[16] Archivio di Satato di Fermo, Registro Litterarum, I, cc. 73r-73v, anno 1446.
[17] Archivio di Satato di Fermo, Registro Litterarum, I, c. 27, 4 maggio 1446.
[18] Monteprandone, Biblioteca San Giacomo della Marca, ms. 60, c. 15r.
[19] Monteprandone, Biblioteca San Giacomo della Marca, ms. 60, c. 224r.
[20] Luca Wadding è considerato uno dei massimi storici del francescanesimo.
[21] L. Wadding, Annales, anno 1454, p. 29.

Riccardo RENZI (1994). Dopo la laurea triennale in Lettere classiche presso l’Università degli studi di Urbino, discutendo una tesi recante titolo “La nobiltà in Francia nei primi due secoli dell’età moderna” (febbraio 2017), ha conseguito la Laurea magistrale in Scienze Storiche presso l’Università di Macerata discutendo una tesi dal titolo “Latin historian’s manuscripts and incunabola preserved at Fermo Public Library Romolo Spezioli” (ottobre 2020). Ha inoltre conseguito una Summer school in metrica e ritmica greca presso la Scuola di metrica dell’Università di Urbino (2016), il percorso psico-pedagogico per l’insegnamento (24 CFU) presso l’Università di Macerata (2019) e i diplomi in LIM e Tablet. Nell’ottobre 2022 consegue il Master di primo livello in “Operatore delle biblioteche”. Ha insegnato materie letterarie presso l’Istituto di Formazione Professionale Artigianelli di Fermo dall’ottobre 2021 al marzo 2023, attualmente, dopo la vittoria del concorso pubblico di categoria D1 presso il IV settore del Comune di Fermo, lavora come Istruttore Direttivo presso la Biblioteca civica Romolo Spezioli di Fermo. È membro dei comitati scientifici e di redazione delle riviste Scholia e Il Polo, è inoltre vicedirettore della rivista Scholia (Didattica) e membro del comitato scientifico del Centro Studi Sallustiani. È inoltre socio dell’Aib, della Società Dantesca Fermana, dell’Unipop di Fermo e dell’Associazione teste di Rapa di Rapagnano. Per contattare l’autore clicca qui !

CATEGORIE
CONDIVIDI SU
Facebook
Twitter
LinkedIn
Pinterest
WhatsApp
Email
Stampa
My Agile Privacy
Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione. Cliccando su accetta si autorizzano tutti i cookie di profilazione. Cliccando su rifiuta o la X si rifiutano tutti i cookie di profilazione. Cliccando su personalizza è possibile selezionare quali cookie di profilazione attivare.