San Giacomo della Marca e l’esperienza maceratese

La città di Macerata dal punto di vista storico e religioso-celebrativo possiamo affermare che abbia dimenticato quasi totalmente la presenza e le opere di San Giacomo della Marca nel suo territorio. Il Santo marchigiano mise per la prima volta piede nel suolo maceratese agi inizi del 1426[1]. Nel 1415 era finito lo Scisma d’occidente che aveva visto la cittadinanza dividersi tra coloro che supportavano Gregorio XII e coloro che erano a sostegno di Giovanni XXIII[2]. Nel territorio tra innumerevoli battaglie dominavano ancora personaggi come Braccio da Montone, Fermo era governata dalla famiglia Migliorati, a Sanseverino vi erano gli Smeducci e a Camerino i Varano[3]. San Giacomo, come si accennava in precedenza, venne a Macerata intorno alla metà di marzo del 1426 (15 marzo), in pieno periodo quaresimale. La data del 15 marzo è riportata nella documentazione d’archivio inerente al Consiglio della Credenza[4], ove si diceva: «frater Jacobus, pluries in suis predicationibus […] populum maceratensem ad condendum certos ordines seu capitula qui vadant ad salutem anime et corporum dictorum civium»[5]. Altra documentazione della sua presenza in Macerata in periodo pasquale (domenica delle Palme), ci è pervenuta dalle sue annotazioni autografe in Liber LXX miraculorum ab eo in Nomine Jesu patratorum, una sua predica tenuta nella domenica delle Palme in Macerata[6]. L’anno prima egli aveva tenuto il quaresimale a Jesi[7]. Inoltre sappiamo come San Giacomo fosse solito iniziare le sue predicazioni in una citta proprio in periodo di Quaresima, sarà così, infatti, anche per Fermo. La prima presenza documentata del Santo in Fermo è quella del primo febbraio 1442, quando venne in Città per la Quaresima[8]. Nell’aprile del medesimo anno San Giacomo fondò in Fermo il convento situato vicino alla chiesetta di San Martino in Varano, concessagli dai canonici della cattedrale e da papa Eugenio IV[9]. Di seguito la Breve papale: «Bulla Eugenii pape directa communi et prioribus civitatis Firmi qua eis facultatem concedit fabricandi domum et ecclesiam pro fratibus et religiosis ordinis minorum sancti Francisci de Observantia. Datum anno Domini 1442, pontificatus anno duodecimo»[10]. Il convento fu restaurato e riadattato in circa un anno grazie al lavoro dei Fermani[11]. Costituito il convento giovani molti Fermani vi entrarono per vevere in povertà, tra questi uno dei più noti fu certamente Bonaventura Paccaroni[12].
Si evince come quello di stabilire un contatto con la città proprio nel periodo pasquale fosse un modus operandi di San Giacomo.
Tornando a Macerata, l’azione di San Giacomo in tale Città si svolse, anche se in vari periodi, su cinque punti fondamentali:

  • Istituzione di nuove leggi suntuarie e potenziamento di quelle esistenti;
  • Pacificazione cittadina;
  • Proibizione del gioco d’azzardo;
  • Provvedimenti antiebraici;
  • Potenziamento del culto di Gesù.

Il 15 marzo del 1426 il Consiglio della Credenza accolse con favore le richieste avanzate da San Giacomo, delle quali si fece carico il consigliere Ser Aldobrando di Giovanni, il quale incaricò i Priori di redigere tali provvedimenti[13]. Questi regolamenti vennero inseriti nel Liber Statutorum[14]. Tali provvedimenti vennero annullati nel 1437 durante il governo di Alessandro Sforza. Però non vennero annullati totalmente, ma solo le parti relative allo sfarzo delle donne e al gioco d’azzardo[15].
Nel 1452 gli Sforza lasciarono la Città e in questa venne a predicare un certo Fratris Johannis de Neapoli, forse fra Giovanni da Ischia, così il 30 novembre del medesimo anno il Consiglio della Credenza riportò in vita ciò che dagli Sforza era stato abolito[16]. Però tali riforme non vennero accolte e si ottenne solo l’abolizione del mercato della domenica[17]. Solamente nel 1462 si riuscì a tornare alle leggi volute dal Santo nel 1426[18].  Dunque, le leggi introdotte da San Giacomo si riveleranno fondamentali anche per il futuro, infatti rimarranno in uso per più di duecento anni.
Note

[1] Storia di Macerata, (a cura di Aldo Adversi, Dante Cecchi, Libero Paci), Macerata, Grafica maceratese, 1986, p. 123.
[2] P. Righini, Storia dei Papi, Roma, Domani, 1969, p. 92.
[3] L. Paci, Le vicende politiche, in Storia di Macerata, vol. I, Macerata, Grafica maceratese, 1971, pp. 144-146.
[4] Una sorta di Giunta Comunale.
[5] Archivio di Stato di Macerata, Archivio Priorale, Liber Reformationum, n. 13, cc. 210v.
[6] G. Caselli, Studi su S. Giacomo della Marca, vol. I, Ascoli Piceno, 1926, p. 48.
[7] Ivi., p. 247.
[8] G. De Minicis, Cronache della città di Fermo. pubblicate per la prima volta ed illustrate [da] Gaetano De Minicis vice presidente della R. Deputazione di Storia Patria per le Provincie della Toscana, dell’Umbria e delle Marche ; colla giunta di un sommario cronologico di carte fermane anteriori al secolo 14. con molti documenti intercalati a cura di Marco Tabarrini segretario della detta R. Deputazione, Firenze, coi tipi di M. Cellini e C., 1870, p. 75; A. Di Nicolò, Cronaca della città di Fermo, edizione critica e annotazioni di Gaetano De Minicis; introduzione e traduzione Paolo Petruzzi, Fermo, Andrea Livi editore, 2008, pp. 87-90.
[9] G. De Minicis, Cronache, cit., p. 76.
[10] Archivio di Stato di Fermo, Bulla pape Eugenii, 4 aprile 1442.
[11] A. Di Nicolò, Cronaca, cit., p. 89.
[12] Ibidem.
[13] Archivio di Stato di Macerata, Archivio Priorale, Liber Reformationum, n. 13, cc. 210v
[14] Archivio di Stato di Macerata, Liber Statutorum, n. 156, cc, 68r.
[15] Archivio di Stato di Macerata, Archivio Priorale, Liber Reformationum, n. 17. C. 221.
[16] Archivio di Stato di Macerata, Archivio Priorale, Liber Reformationum, n. 25. C. 257.
[17] Ivi., n. 26, c. 50r.
[18] Ivi., n. 33, c. 170 v.

Riccardo RENZI (1994). Dopo la laurea triennale in Lettere classiche presso l’Università degli studi di Urbino, discutendo una tesi recante titolo “La nobiltà in Francia nei primi due secoli dell’età moderna” (febbraio 2017), ha conseguito la Laurea magistrale in Scienze Storiche presso l’Università di Macerata discutendo una tesi dal titolo “Latin historian’s manuscripts and incunabola preserved at Fermo Public Library Romolo Spezioli” (ottobre 2020). Ha inoltre conseguito una Summer school in metrica e ritmica greca presso la Scuola di metrica dell’Università di Urbino (2016), il percorso psico-pedagogico per l’insegnamento (24 CFU) presso l’Università di Macerata (2019) e i diplomi in LIM e Tablet. Nell’ottobre 2022 consegue il Master di primo livello in “Operatore delle biblioteche”. Ha insegnato materie letterarie presso l’Istituto di Formazione Professionale Artigianelli di Fermo dall’ottobre 2021 al marzo 2023, attualmente, dopo la vittoria del concorso pubblico di categoria D1 presso il IV settore del Comune di Fermo, lavora come Istruttore Direttivo presso la Biblioteca civica Romolo Spezioli di Fermo. È membro dei comitati scientifici e di redazione delle riviste Scholia e Il Polo, è inoltre vicedirettore della rivista Scholia (Didattica) e membro del comitato scientifico del Centro Studi Sallustiani. È inoltre socio dell’Aib, della Società Dantesca Fermana, dell’Unipop di Fermo e dell’Associazione teste di Rapa di Rapagnano. Per contattare l’autore clicca qui !

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