Treviri nel tardoantico. La Porta Nigra e l’esempio del riuso medievale

Treviri nel tardoantico. La Porta Nigra e l’esempio del riuso medievale di Riccardo Renzi
Treviri, situata nell’attuale Germania, un tempo provincia belgica, nella valle della Mosella, iniziò gradualmente ad acquisire sempre maggiore importanza a partire dal II secolo d.C[1]. L’acquisizione di tale importanza era dovuta alla sua posizione strategica nella respinta delle incursioni barbariche. Nel III secolo gli imperatori Postumo, Lalieno, Vittorino, Mario e Tetrico, scelsero tale località per stabilirvi la residenza imperiale, questo finché Claudio il Gotico non riportò le province occidentali a riconoscere Roma come capitale[2]. Tornò ad essere residenza imperiale nel 287 sotto Diocleziano e durante le lotte tra Costantino e Massenzio era residenza imperiale[3]. Qui nel 307 avvenne il celebre matrimonio tra Costantino e Fausta, figlia di Massimiano. Fausta Massima Flavia nacque e crebbe a Roma. Ella era la figlia più giovane di Massimiano ed Eutropia. Come già detto nel marzo 307 sposò Costantino I. Il matrimonio fu voluto come legame tra Costantino e il tetrarca, Massimiano, per rafforzarne l’alleanza. Tale matrimonio fu messo alla prova da due eventi tragici, avvenuti a seguito dei contrasti di Costantino con il padre e il fratello di Fausta: nel 310, fu Fausta a svelare il complotto di Massimiano contro Costantino, il quale si salvò e alla fine farà uccidere il suocero; nel 312, invece, all’indomani della vittoriosa Battaglia di Ponte Milvio, Costantino fece mettere la testa del cognato Massenzio, fratello di Fausta, su di una lancia e la fece girare per la città. Dopo quasi dieci anni di matrimonio senza figli, Fausta diede a Costantino tre maschi e due femmine. Come moglie di un imperatore, dopo la vittoria di Costantino su Licinio, Fausta ricevette anche il titolo di augusta (324 o 325). Nel 326 secondo alcune fonti avrebbe accusato il figliastro Crispo, figlio della prima moglie di Costantino Minervina di averla voluta sedurre per prendere il potere. Costantino le credette e fece prima imprigionare e poi mettere a morte segretamente Crispo. Poco dopo Costantino, convintosi dell’innocenza del figlio, l’avrebbe fatta morire affogandola chiudendola in un bagno caldo (terme) portato a una temperatura più alta del normale. Secondo una diversa versione la sua morte venne invece causata direttamente dal sospetto di adulterio con Crispo. Fausta subì la damnatio memoriae. Secondo l’imperatore Giuliano, Costantino era tormentato per queste e altre uccisioni, per cui si convertì al cristianesimo, poiché era l’unica religione che garantiva il perdono dei peccati[4].
Dopo questa breve digressione su Fausta, Costantino e la tetrarchia, torniamo alla nostra Treviri dicendo che il suo splendore si accrebbe ancor più sotto gli imperatori Valentiniano I e Graziano. Decimo Magno Ausonio, uno degli uomini più dotti dell’epoca, nel 365, dopo trent’anni d’insegnamento, l’imperatore Valentiniano I lo chiamò a Roma come precettore del figlio Graziano[5], che poi egli seguì a Treviri. Per riconoscenza verso il maestro, Graziano lo insignì dei più alti titoli e dei maggiori onori. Nel 379 Ausonio fu nominato console con Quinto Clodio Ermogeniano Olibrio. Prese parte alla campagna militare contro gli Alamanni e ottenne come premio una giovane sueba chiamata Bissula, alla quale dedicò successivamente un’opera poetica. Morto Graziano nel 383, Ausonio tornò a Burdigala, conducendo una vita appartata e dedicandosi agli studi. A questo periodo si fa risalire la sua conversione alla religione cristiana, secondo alcuni avvenuta invece durante il soggiorno a Treviri. Tuttavia questa conversione fu probabilmente solo un fatto superficiale e formale: radici troppo profonde avevano lasciato in lui la tradizione pagana della famiglia e l’eredità della tradizione classica che possedeva e cui era profondamente legato[6].
Treviri, nel III secolo, era divenuta una sorta di nuova Roma anche dal punto di vista culturale. Dal poemetto Mosella di Ausonio[7] si evince bene il tenore di vita degli ambienti imperiali della Città e ancor più la vivacità culturale e commerciale della medesima.
Treviri, dopo quasi due secoli di splendore, iniziò a decadere con l’invasione della Città da parte dell’usurpatore Massimo nel 383 e decadde totalmente a partire dal 402 quando Stilicone spostò la corte a Ravenna[8].
Questi due secoli di splendore hanno però lasciato molte tracce, tra le più evidenti la Porta Nigra, l’Aula Palatina, le chiese gemine di Costantino, gli edifici di Graziano e molto altro.
Dagli scavi effettuati nei primi anni del Novecento sul luogo ove si ergeva una delle chiese di Costantino, costruita nel 326, sono emersi i mosaici del soffitto a cassettoni[9]. Treviri, essendo capitale imperiale e sede della corte, non seguì lo stile dell’arte provinciale, ma quello classico della capitale, Roma.
Uno dei simboli dello splendore di treviri in quegli anni è sicuramente la Porta Nigra. Questa fu costruita in arenaria grigia intorno il 170 d.C. La porta originale era composta da due torri di quattro piani, formanti un semicerchio sul lato esterno. Un blocco di pietra separava i due portali, apribili su entrambi i lati. Per tutta l’epoca romana, la Porta faceva parte della composizione a quattro porte della città, ognuna delle quali era posta a ogni lato della città omonima, a forma rettangolare, o a castrum. La Porta Nigra controllava l’entrata a nord della città, mentre la Porta Alba controllava la zona sud e la Porta Inclyta la parte ovest, vicino al ponte romano che attraversava il fiume Mosella. Le porte erano poste alla fine delle due vie principali della città, una delle quali andava da Nord a Sud e l’altra da Est a Ovest. Di queste porte è rimasta solo la Porta Nigra.
Con la decadenza della Città, successiva allo spostamento della corte a Ravenna le porte della Città, soprattutto nel primo Medioevo, non vennero usate con la loro funzione originale, e le loro pietre vennero portate via e riutilizzate per altri edifici. In più, ferro e altri oggetti vennero tolti dai muri della Porta Nigra. Dopo il 1028, il monaco greco Simeone di Siracusa visse come eremita nelle rovine della porta. In seguito alla sua morte (1035) e santificazione, venne costruito nei pressi della porta il monastero Simeonstift per onorarlo[10]. Pochi anni dopo la Porta Nigra venne trasformata in chiesa. I piani a metà della porta vennero trasformati in navate. Il piano terra con le porte stesse venne sigillato e venne inoltre costruita un’ampia scala esterna che dava sulla città e arrivava sino al piano più basso della chiesa. Una piccola scala venne inoltre costruita per accedere ai piani superiori. «Il tetto del piano più alto della torre ovest venne utilizzato come la torre della chiesa, mentre la torre est, più bassa dell’altra, venne ampliata in alto con un’abside. Venne in più costruita una porta, molto più piccola, la porta Simeon – adiacente al lato est della Porta Nigra e utilizzata quindi come ingresso di servizio in tempo medievale. Insieme alla grande maggioranza delle chiese e dei monasteri di Treviri, la chiesa nella Porta Nigra e il monastero al suo interno vennero fatti chiudere da Napoleone Bonaparte nel 1802»[11].
Note
[1] F. Panvini-Rosati, La tipologia monetale della zecca di Treviri nel quadro della tipologia imperiale romana, in Corso di cultura sull’arte ravennate e bizantina: Ravenna, 5-15 marzo 1978, pp. 229-232.
[2] G. Clemente, Guida alla storia romana, Milano, Mondadori, 2011, pp. 369-400.
[3] U. Roberto, Diocleziano, Roma, Salerno, 2023, p. 232.
[4] Fl. Maxima Fausta”, PLRE 1, Cambridge, 1971, pp. 325–326.
[5] E. Di Lorenzo, Ausonio. Saggio su alcune componenti stilistiche, Napoli, Loffredo, 1981.
[6] E. Paratore, La letteratura latina dell’età imperiale, Firenze, Sansoni, 1959, p. 179.
[7] Decimo Magno Ausonio, Mosella. Introduzione, testo, traduzione e commento, a cura di Maria Elvira Consoli, Congedo Editore, 1998.
[8] G. Clemente, Guida, cit., p. 486.
[9] R. Bianchi Bandinelli, Roma. La fine dell’era antica, Milano, Rizzoli, 2014, p. 177.
[10] Porta Nigra, su trier-info.de. URL consultato il 9 gennaio 2024.
[11] G. Lugli, La porta Nigra di Treviri (PDF), pp. 99-100. URL consultato il 9 gennaio 2024.

Riccardo RENZI (1994). Dopo la laurea triennale in Lettere classiche presso l’Università degli studi di Urbino, discutendo una tesi recante titolo “La nobiltà in Francia nei primi due secoli dell’età moderna” (febbraio 2017), ha conseguito la Laurea magistrale in Scienze Storiche presso l’Università di Macerata discutendo una tesi dal titolo “Latin historian’s manuscripts and incunabola preserved at Fermo Public Library Romolo Spezioli” (ottobre 2020). Ha inoltre conseguito una Summer school in metrica e ritmica greca presso la Scuola di metrica dell’Università di Urbino (2016), il percorso psico-pedagogico per l’insegnamento (24 CFU) presso l’Università di Macerata (2019) e i diplomi in LIM e Tablet. Nell’ottobre 2022 consegue il Master di primo livello in “Operatore delle biblioteche”. Ha insegnato materie letterarie presso l’Istituto di Formazione Professionale Artigianelli di Fermo dall’ottobre 2021 al marzo 2023, attualmente, dopo la vittoria del concorso pubblico di categoria D1 presso il IV settore del Comune di Fermo, lavora come Istruttore Direttivo presso la Biblioteca civica Romolo Spezioli di Fermo. È membro dei comitati scientifici e di redazione delle riviste Scholia e Il Polo, è inoltre vicedirettore della rivista Scholia (Didattica) e membro del comitato scientifico del Centro Studi Sallustiani. È inoltre socio dell’Aib, della Società Dantesca Fermana, dell’Unipop di Fermo e dell’Associazione teste di Rapa di Rapagnano. Per contattare l’autore clicca qui !

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